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La presenza del vedere

Adriano Padua

Adriano Padua

A calzare la maschera metrica parrebbe non ci siano fori per gli occhi, e cala il buio nel mentre che un suono ritorna costante a segnare col proprio rimbalzo l’ambiente. Se poi vi si sovrappone la pellicola lirica, introversa per sua stessa elezione, e al dunque spalmabile solo a patto di perdere il volto, se mai per barattarlo con il calco di un morto, o con la spugna del convolto cerebrale, allora la cecità da marchio di fabbrica diviene un viaggio organizzato nelle tenebre, «con gli occhi sgranati e rivolti nel verso di questo possibile abisso». Eppure a scomparire in quella risacca non sono le cose, se mai le parole. È un paradosso, ma se ogni verso non ci mettesse in riga a filare in senso inverso, non ci sarebbe altro che un depositarsi di larve d’insetto (Francesco Redi, quando metteva a marcire la carne, li chiamava «cacchioni») e uno squittio. Con il congegno della poesia non si fa niente se non immettere ritardi, o guasti, nel sistema percettivo, provando innanzi tutto a scollare dalle pareti mute e lisce del sensorio la carta da parato che ci chiacchiera nel mondo. Continua a leggere La presenza del vedere

“Le parole cadute” di Adriano Padua nella lettura di Lorenzo Carlucci

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Note su “le parole cadute” di Adriano Padua

priusquam te formarem in utero novi te (Hieremias 1,5)

Le parole cadute è stato composto usando le parole contenute in una raccolta di circa 50 email private, scritte nel corso di due mesi da una donna e da un uomo”. Così ci avverte il poeta in una nota finale a questo libro breve e ci lascia ipotizzare un procedimento di questo tipo: le email vengono unite in un unico testo, il testo viene dato in pasto al software di cut-up citato nei ringraziamenti, il software restituisce una lista di sintagmi di struttura sillabica regolare, con i quali, infine, il poeta compone il libro. Una operazione dunque, a cui ci hanno abituato: cut-up poetry, poesia automatica, poesia combinatoria.

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Risonanze IV – Adriano PADUA


(Elio Copetti, Real)

Alfabeti di luci a venire

Leggendo i testi di Adriano Padua, ci troviamo immediatamente immersi nel gorgo di una scrittura poetica che fa della necessità – che si esprime in una urgenza quasi fisica, archetipica della parola, nonostante le tematiche la precipitino in una contemporaneità dolente e notturna – e della consapevolezza critica, tanto delle ragioni teoriche quanto delle opzioni stilistiche da cui muove e alle quali approda, la cifra più riconoscibile dell’orizzonte di ricerca in cui concretamente opera. Continua a leggere Risonanze IV – Adriano PADUA