Archivi categoria: anna elisa de gregorio

La lumaca che striscia sulle corde del tempo

Corde de tempo

Manuel Cohen
Anna Elisa De Gregorio

REPERTORIO DELLE VOCI
SECONDA SERIE,
N. 6 (XXXIII)

La lumaca che striscia sulle corde del tempo.
L’esordio in dialetto
di Anna Elisa De Gregorio

Un distico, sapienziale e sillogistico, tratto da La Rosa di Franco Scataglini, omaggia il poeta, uno tra i massimi lirici e neo-dialettali del Novecento, di cui ricorre quest’anno il ventennale dalla morte, ed è posto in exergo al terzo libro di versi, ed il primo in dialetto, di Anna Elisa De Gregorio: «Niente al tempo resiste: / invero, niente esiste.» Dopo due ottime raccolte in lingua, Le rondini di Manet (Polistampa 2010) e Dopo tanto esilio (Raffaelli 2012), Corde de tempo, decimo volume di una interessante collana di poesia, Donne Arte Ricerca e Sperimentazione, curata da Marina Giovannelli, e dedicata alle vincitrici del Premio Biennale Elsa Buiese (assegnato, tra le altre, a Maria Grazia Lenisa nel 2001, a Loredana Magazzeni nel 2005, a Rossana Roberti nel 2007, ad Antonella Pizzo nel 2009, e a Nelvia Di Monte nel 2011) registra il particolare approdo al dialetto. Nata a Siena da genitori campani, nel 1959 l’autrice si trasferisce nella couche di Scataglini, Ancona, città in cui vive e opera. Continua a leggere La lumaca che striscia sulle corde del tempo

Dopo tanto esilio

Danilo Mandolini

La ricerca del proprio destino negli altri.
(Sulla poesia di
Anna Elisa De Gregorio)

Circa un anno fa ebbi modo di scrivere a proposito del primo libro di versi di Anna Elisa De Gregorio. Il libro in questione si intitola Le rondini di Manet ed è stato pubblicato, nel 2010, dalle Edizioni Polistampa di Firenze. In quell’occasione parlai di «un “dispositivo” che mette in parallelo due effetti di contrasto non dichiarandone apertamente uno. L’effetto di contrasto, l’estremo che viene dichiarato (…) è quello che mette al centro del fare poesia di Anna Elisa De Gregorio, quasi come fosse il punto di avvio per ogni riflessione, le piccole cose. Le piccole cose che interessano il poeta sono gli oggetti riposti, abbandonati o che si usano, le piante e la vita silenziosa di queste, le minime visioni degli uomini che nell’immediato tendono a svanire (l’eco delle frasi, i luoghi che si frequentano o anche solo si scorgono o che tornano per un attimo alla memoria). Continua a leggere Dopo tanto esilio