Archivi categoria: anterem

Geologia di silenzi

Gian Giacomo Menon

orlo della terra e dell’acqua
dove ritorna e viene il bisbiglio
fondo obliquo di squali
la gola semplificata dalla fame
emerge il guscio abitato dalle onde
nelle notti di pesca
preghiera di amare icone
non fanno presa gli uncini sono strappate le reti
aprire le maschere marine profezia di sepolture
per gli uomini gonfiati dal vento
e io nudo sulla sabbia
sgretolato palco di ossa polvere di granchi
farmi crosta di sale
tu altra di sentenze anatema di furore
con bastoni e conchiglie
nell’ultimo insulto a carpirmi la cifra

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Gian Giacomo Menon
Geologia di silenzi
Introduzione e cura di Cesare Sartori
Saggi critici di Flavio Ermini e Giacomo Trinci
Verona, Anterem Edizioni/Cierre Grafica
Collana “Itinera”, 2018

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Tu sei soltanto in allarme

Ida Travi

 

Guarda, c’è una finestra, un pianoforte aperto con un bicchiere d’acqua sul cofano. E c’è una poltrona. Vicino c’è un tavolino… una sedia di legno. Qualcuno ci ha gettato sopra un cencio, forse un golfino rosa. C’è qualcos’altro dietro la poltrona. C’è qualcosa, ma non vedo bene… C’è una ragazza in piedi, girata di schiena. E’ girata di schiena e guarda un piccolo quadro al muro.

Così inizia Tu sei soltanto in allarme, radiodramma di Ida Travi. Il testo fa parte di una raccolta di undici radiodrammi di prossima pubblicazione. E’ stato musicato in collaborazione con Nicola Meneghini, compositore e autore della tesi di laurea sull’autrice.

Su Anterem tutte le informazioni sull’opera.

Il poema della mente

Lucia Sollazzo

“E così tocca sorprendere se stessi in preda allo stupore davanti all’evidenza del segno naturale: la figura impressa nelle ali di una farfalla, nella foglia di una pianta, nel guscio di un insetto e persino nella pelle di quel qualcosa che si trascina fra tutti gli esseri viventi, giacché qui tutto il vivente in qualche modo si trascina o viene trascinato nella vita… Guidati soltanto nell’ottica di tale sentire, questi segni ci consegnano, o piuttosto ci riconsegnano, a una pace singolare, a una calma che proviene dall’aver fatto pace in quell’istante con l’universo, e che ci restituisce alla nostra primaria condizione di abitanti di un universo in atto di offrirci la sua presenza timidamente, adesso, come un ricordo di qualcosa ormai trascorso; il luogo nel quale si visse senza pretese di possesso”.

(Maria Zambrano, Chiari del bosco)

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Corona

Cesare Greppi

“Concentratissima, misteriosa, segreta e splendente a un tempo, [questa poesia] si fonda sul rifiuto dell’ordine dei significati: vale a dire delle strutture canoniche del discorso e delle procedure acquisite di designazione delle cose. Rifiuto di cui attestano, nella «lucida caverna» dello spazio mentale – che è lo spazio stesso della poesia – le gocce-bacche dei «no»: sillabe essenziali poste a designarne la volontà di separazione, per urgenza e vocazione di unicità, ma anche di fedeltà a quel reale cui il Soggetto riserva la sua sorvegliatissima, solitaria, gelosa auscultazione.” (Stefano Agosti)

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In memoria di Michele RANCHETTI

Esiti della XXII Edizione (2008) del Premio
“Lorenzo Montano”.

Il Premio Speciale della Giuria per le “Opere Scelte” è stato attribuito quest’anno a Michele Ranchetti, il cui nome, come dà conto Giovanni Giudici, «s’inscrive nel ristretto novero dei protagonisti della nostra poesia: in ciò confortato, come sappiamo, da un’autorità di pensatore e di studioso di raro peso, che fa tutt’uno con la sua opera creativa e ne suggella la forte, inconfondibile impronta».

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La lingua del primo stupore – Ida TRAVI

Ida Travi

Le ombre

C’è una realtà che si manifesta ai sensi nudi. E’ una realtà a misura di quello che gli esseri umani sono, in natura e senza mezzi. E’ modellata sulle loro qualità. Dura, indomabile. E’ una catastrofe permanente.
Un essere povero e nudo nell’impatto con il reale viene gettato in alto, nel movimento contrario alla spinta che, nel nascere, lo gettò in basso, e fuori. Dal punto alto in cui viene lanciato con spinta contraria a quella di nascita, in controluce, l’essere povero e nudo proietta sul mondo la sua stessa ombra. E attraverso l’ombra riattrae il mondo a sé. Lo solleva, lo sospende, lo raddoppia.
Nel mondo doppio, sospeso, l’essere povero e nudo vive impermanente, ombra tra le ombre, in quell’ombra di realtà – impermanente – che confina in ogni punto con l’immaginario.

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Fare i conti con la poesia – di Jean-Luc NANCY

Fare i conti con la poesia – di Jean-Luc Nancy

Da: Anterem, a. XXV, n. 60, giugno 2000 (pag. 23-27)

Se la poesia insiste e resiste – in qualche modo, essa resiste a tutto, ed è forse per questo che i poeti appaiono talora come “pittori della domenica”: l’insistenza della poesia giunge fino alle forme più umili, più povere, più indifese, fino a vere miserie letterarie, fino al gusto più sdolcinato o insulso per poltiglie a metà tra l’esoterico e il sentimentale (qualcosa come una sottoproletarizzazione), ma essa giunge a un punto così basso, proprio perché insiste, domanda qualcosa, e qualcosa che, lo credo davvero, non si può ridurre alle ricadute piccolo borghesi del peggiore romanticismo (del genere “poesia adolescenziale”, o anche, procedendo a ritroso, «smania di costruire rime» di cui si ride in Molière), qualcosa che non appartiene alla “sottocultura”, e neppure alla “cultura” tout court -, se la poesia insiste e resiste, dunque, ciò avviene al di là di queste manifestazioni ridicole, avviene per altre ragioni. Continua a leggere Fare i conti con la poesia – di Jean-Luc NANCY

In memoria di Giacomo BERGAMINI

memoria

Giacomo Bergamini (1945 – 2004)

Giacomo Bergamini è uno dei poeti più significativi della seconda metà del Novecento. Lo testimoniano le raccolte di poesia Hiatus (1980), Il martello di Faust (1983), 8 poesie sulla paura (con Giorgio Guglielmino, 1996), La malattia delle parole (1997), oltre ai numerosi testi pubblicati, soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, in riviste, antologie e quaderni collettivi.

Formatosi alla scuola di Adriano Spatola – in quella straordinaria officina poetica che è stata “Tam-Tam” -, Bergamini ha poi fatto parte per oltre vent’anni della redazione della nostra rivista, collaborandovi fino agli ultimi giorni di vita con una ricerca verbale dolorosa e personalissima, che lasciava affiorare il lato oscuro – maudit, se vogliamo – della poetica di “Anterem”. Continua a leggere In memoria di Giacomo BERGAMINI

Nomothetes – di Flavio ERMINI

Nomothetes

Nel linguaggio non cerchiamo nulla, piuttosto
costruiamo qualcosa.

Wittgenstein

La scrittura è inseparabile dal divenire: scrivendo
si diventa nutrice, si diventa animale o vegetale,
si diventa molecola.

Deleuze

Ognuno dei passi che il poeta arrischia porta al vivo e originario soggiornare presso le cose, a cogliere la tonalità fondamentale della loro voce, a nominarla. Continua a leggere Nomothetes – di Flavio ERMINI