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Un disegno di John Berger contenuto in Bento’s Sketchbook (p. 133 dell’edizione tascabile, editrice Verso, 2015).

Trovo molto significativo il fatto che, di anno in anno, la data del 25 luglio susciti nella memoria collettiva un’eco sempre più debole –  è l’ennesima conferma del fatto che l’Italia è un Paese che non ha mai fatto con serietà e determinazione i conti con il ventennio fascista, con quello che ha preceduto e seguito quel ventennio.

Si diffondono e si rafforzano, invece, come incontrovertibili verità menzogne e luoghi comuni (“il fascismo ha fatto anche cose buone”, “in Africa abbiamo portato il benessere”, “sotto Mussolini non esisteva la mafia”, “anche i partigiani, però…”, “ e le foibe, allora?”, eccetera).

Sono nipote di chi (il mio nonno materno), convinto antifascista, catturato sul fronte albanese dopo l’8 settembre, scelse di rimanere nei campi di prigionia tedeschi  e sono nipote di chi (un mio zio paterno), carabiniere diventato partigiano, fu ucciso in combattimento dai fascisti di Salò.

Se furono necessari due anni di guerra pagati con lutti da quasi tutte le famiglie italiane affinché gran parte della nazione capisse finalmente che cos’era il fascismo, il 25 luglio rimanga monito e memoria. Oggi SAPPIAMO che quei vent’anni furono privazione della libertà, ch’essi furono violenze e assassini, razzismo e irrazionale fede nell’uomo forte: lo SAPPIAMO e non possiamo ignorarlo.

E a vent’anni dai fatti di Genova dalla Dimora del Tempo sospeso si rinnova il NO convinto a qualunque forma di fascismo e di neofascismo.

luglio ’60 / Carlo Bordini

Carlo BordiniNel 1960 ci fu un tentativo di instaurare in Italia un governo di destra, il governo Tambroni. Era un monocolore democristiano appoggiato dai neo fascisti dell’MSI. Questo governo voleva essere una risposta a una ripresa operaia che era cominciata in Italia nell’anno precedente, e che si esprimeva in una forte ripresa degli scioperi dopo gli anni bui del dopoguerra.

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La linea del colore

La morte di Moussa Balde e altre storie tra frontiere e CPR

Ancora un morto di stato, figlio dell’indifferenza, del cinismo e del razzismo delle nostre istituzioni. Questa volta a morire è un ragazzo di 22 anni, Mamodou Moussa Balde, africano della Guinea, morto suicida, dopo essere stato massacrato da tre razzisti e poi (poiché era un clandestino colpito da un provvedimento di espulsione) carcerato nel CPR di Torino, dove è stato lasciato morire in una gabbia da pollaio. «Gli sono stati negati i diritti più elementari e hanno calpestato la sua dignità. –ha detto Monica Gallo, garante dei detenuti della città- Nonostante i dieci giorni di prognosi, è stato trasferito nel Cpr, dove non gli è stato concesso il diritto di essere registrato con le proprie corrette generalità, dove nessuno si è interessato ad ascoltare la sua storia, arrivando alla violazione del più fondamentale dei diritti, quello alla vita». Condannato a morte solo perché nero, povero e nato dall’altra parte del Mediterraneo. Ma, come ha detto l’avvocato Gianluca Vitale, sono tante le mani che hanno stretto attorno al collo di Moussa Balde il lenzuolo con cui si è impiccato: da quelle dei poliziotti della questura d’Imperia al giudice di pace del CPR di Torino, dai medici e dai sorveglianti che hanno fatto finta di niente ai tre ministri degli interni (Minniti, Salvini e Lamorgese) che hanno ideato, costruito e protetto l’orrore disumano dei CPR. Cioè il simbolo stesso del sistema repressivo che è alla base delle politiche italiane ed europee in materia di immigrazione. Politiche volte chiaramente alla criminalizzazione del cosiddetto migrante “clandestino” e al progressivo svuotamento del diritto di asilo. (Arcoiris.tv)

Un ricordo di Franco Loi

“Erano tutti abitanti del rione, tra Teodosio e Loreto. Uno con le mani protese davanti alla faccia, come a proteggersi e a gridare – una faccia paonazza, gli occhi come buchi viola, i capelli impiastricciati, incollati alla fronte bassa; un altro con gli occhi stravolti, bianchi, le labbra tumide, dure; e altri ancora con le dita lunghe come rami, e certi colli gialli tra camicie gualcite, magliette spiegazzate […]
I parenti non potevano onorare i loro morti. Nessun grido, nessun pianto. I fascisti erano lì, giovani e spavaldi. In quel fotogramma della loro vita e della loro storia, sprezzanti, quasi a non dover o non poter tradire la parte che una terribile legge gli aveva assegnato.”

(Leggi l’intero articolo di Giuseppe Natale su Poliscritture)

La strage delle fonderie

Giovanni Giovannetti
Malastoria
L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini
Milano, Effigie Edizioni, 2020

Modena, 9 gennaio 1950

[…] a Modena calano 1.500 tra poliziotti e carabinieri armati rispettivamente di mitra Mab e di moschetto, a presidiare quella piazza e quella fabbrica fianco a fianco a tredici autoblindo da combattimento T17 Staghound della compagnia autocarrata dei Carabinieri di Bologna. Dal terrazzo della fabbrica i Carabinieri cominciano a sparare sui lavoratori e chi li sostiene. Mirano ad altezza d’uomo anche dai blindati e il bilancio si fa pesante: sei morti, centinaia di feriti e trentaquattro arrestati. Muore l’ex partigiano Angelo Appiani, 30 anni, colpito al petto da un colpo di pistola sparato a bruciapelo da un carabiniere. Muoiono colpiti da raffiche di mitra lo spazzino disoccupato Arturo Chiappelli, 43 anni, e Arturo Malagoli, 21 anni; sono entrambi ex partigiani. Muore l’ex partigiano Roberto Rovatti, 36 anni, che ha il torto di portare al collo una sciarpa rossa e per questo motivo viene brutalizzato con il calcio dei fucili e poi gettato cadavere in un fossato. Muore il carrettiere Ennio Garagnani, 21 anni, colpito dal fuoco delle autoblindo. E muore l’operaio metallurgico Renzo Bersani, 21 anni, preso a fucilate nei pressi della fabbrica.

(Leggi l’intero articolo qui)

Racconto napoletano

Jean-Noël Schifano
Il gallo di Renato Caccioppoli
Racconto napoletano

Traduzione di Gabriele Anaclerio
Versione in napoletano di Roberto D’Ajello
Opera pittorica di Alfredo Troise
Postfazione di Antonio Devicienti
Napoli, Colonnese Editore, 2020

Solidarietà per il Cinema America di Roma


Facciamo nostro e diffondiamo l’appello del Sindaco di Sant’Anna di Stazzema (Comune sede dell’Anagrafe nazionale antifascista) a proposito delle ripetute aggressioni fasciste nei confronti dei ragazzi del Cinema America di Roma.

Cara cittadina, caro cittadino,

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Necessitata scrittura

“Necessitata scrittura” significa che il testo nasce e si compone perché il pensiero avverte verso di lei e traverso di lei una precisa necessità espressiva; è il caso di Mariella Mehr e della sua scrittura in versi.
Premetto che legittimi sono i riferimenti, già formulati da lettori e da critici, a Nelly Sachs, a Paul Celan e ad Antonin Artaud, ma che è necessario riconoscere la saldezza espressiva, tematica e concettuale della scrittura di Mariella Mehr, capace di dar vita a un universo poetico ben riconoscibile anche perché generato da una necessità reale e ineludibile. Non siamo di fronte, voglio dire, a una poesia artificiosa e atteggiata, ma perfettamente controllata sul discrimine tra stile e ragioni personali, culturali, storiche.

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Jean-Noël Schifano: Le coq de Renato Caccioppoli

Jean-Noël Schifano pubblica con Gallimard nel 2018 un “récit” (racconto) di fulminante e struggente bellezza, di fine e complessa scrittura, di convinto impegno etico e politico: si tratta di un volume di 102 pagine al cui centro (anche in senso quasi letterale, fisico, da pagina 56 a pagina 71) c’è il famoso episodio dalla vita del matematico napoletano in cui Renato Caccioppoli si fece vedere nel centro di Napoli con un gallo al guinzaglio quale forma di protesta e di dileggio nei confronti della legge fascista che vietava agli uomini di mostrarsi con un animale di piccola taglia al guinzaglio, cosa che, secondo i dettami del partito, ne comprometteva la virilità.

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Tragiche marionette

Mentre l’orrido e il bibitaro, tragiche marionette ducesche da avanspettacolo, dichiarano guerra alla Francia per una manciata di voti alle prossime elezioni europee, noi dichiariamo guerra a loro: le nostre parole di uomini liberi contro la putrida marea fascista nella quale sguazzano e della quale si nutrono.

“Francia è una lingua cosmopolita, una speranza, una strada lungo la quale incamminarsi
quando questa barbarie fascista e razzista monta.
Francia è rimanere in Italia e avere un’idea dell’Italia
da realizzare, per la quale scrivere – e combattere.”

(da qui)

Buon anno (come no!)

Buon anno a tutti, come no!
Sì, perché sarà un buon anno, questo è più che sicuro. Basterà continuare a tenere gli occhi ben chiusi e a far finta di niente di fronte alle colate di merda razzista e fascista che l’orrido e il bibitaro stanno riversando sul paese, sommergendolo e abolendo nei fatti la Costituzione. In fondo, è quello che gli chiede la gggente, sono stati votati proprio per questo.
Se ne deve essere convinto anche il massimo garante della Carta, visto che non batte ciglio e firma leggi che vìolano palesemente i valori basilari della democrazia, del diritto, dell’uguaglianza, della dignità e della pacifica convivenza su cui si fonda(va) questo paese ormai alla deriva.

E adesso via, mi raccomando: tutti al lavoro, a scrivere nuove poesie e nuove pagine memorabili. Senza dimenticare mai, va da sé, di mettere sempre la frasetta onesta, politicamente corretta, al posto giusto e nel momento giusto. Sì, avete capito: proprio quella che attesta, e come dubitarne!, la vostra indefettibile passione civile, democratica e progressista.