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Il bosco di Robert Graves

Antonio Sabino

 

 

 

 

IL BOSCO DI ROBERT GRAVES

Alessandro Magno e la prima guerra mondiale

Nel secondo volume del Dizionario della Letteratura Mondiale del ‘900, Edizioni Paoline, Roma 1980, nella scheda dedicata a Robert Graves si legge che il poeta morì nel 1975, mentre altrove, ad esempio nelle alette posteriori di alcune delle edizioni italiane dei testi del medesimo autore o in repertori biografici viene indicato il 1985, così anche sulla semplice lapide a Deya, o ancora viene riportato il 1986. Secondo il cieco molosso amministrativo Robert von Ranke Graves morì il 7 dicembre 1985, all’età di 90 anni, 6 mesi e 7 giorni; si potrebbe ipotizzare che l’errore riscontrato nel Dizionario delle Edizioni Paoline sia stato indotto dal fatto che l’ultimo importante libro di Graves, i Collected Poems, risale al 1975. Continua a leggere Il bosco di Robert Graves

Cieco Tre Occhi – di Antonio Sabino

GustaveCaillebotte_Jeune_homme_a la fenetre- commons.wikimedia.org

 

“… io penso alla vita racchiusa nel punto più interno dell’opera, quella vita che puoi vedere attraverso i colori, la cera, la pietra, quella vita che una mano, una bomba, un pugnale, un fucile, non tocca quando squarcia a morte la tela, brucia la carta, frantuma la ceramica, bombarda il palazzo, rompe il vetro…”

 

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Quaestiones – di Antonio Sabino

     QUAESTIONES

… che non è questione di farsi chiamare Poliorcete
prendi questo
prendi quello
prendi una villa, un paese, una regione, una contea,
prendi un castello

e tutti ti guardano come se avessi dato tutto in quel momento
neppure considerano che non afferri te stesso,
d’altro canto come potresti afferrare chi afferra
non hai abbastanza mani,
non hai braccia adeguate,
no, non è questione di saper fare e di saper vivere,
anche se già sentire sufficiente il proprio nome è buona cosa.

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Nello specchio impassibile dei giorni – Antonio SABINO

               Antonio Sabino – Tre poemetti

AMLETO (UN DEFICIENTE)

Sono bello, sono biondo, ho un regno,
sono alla moda,
ma quanto immensamente soffro e mi annoio
lo so solo io,
e che conta essere i primi qui in Danimarca?!
M’annoio, non trovo occupazione che m’aggrada
Non so come gli altri passare il mio tempo,
il re si diverte con mia madre e trama inganni
sale e scende dalle torri del suo reame
Ofelia fa le vasche ma non col vestito nuovo
Altrimenti Millais ne ha a male
Polonio gioca ai cruciverba e alle sciarade
E tutti ci asfissia e avvelena con la sua voce
Ed io son qui al sommo del mio strazio,
ah, avessi almeno la tua filosofia ciarliera, mio buon Orazio

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1888 – di Viola AMARELLI e Antonio SABINO

1888 – di Viola Amarelli e Antonio Sabino

Bordo scheggiato di scalino, sporco bagnato
scivoloso
fanghiglia d’umido sciolta la neve
il fiume onnipresente nel
respiro, rantolo di novembre nelle ossa
la strada buia tutta, cipria venuzze rossa
gin alcol di caldo, pochi clienti, Continua a leggere 1888 – di Viola AMARELLI e Antonio SABINO