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La Repubblica dei Dotti secondo Arno Schmidt

Quando si affronta la lettura di una qualsiasi opera di Arno Schmidt (Amburgo, 18 gennaio 1914 – Celle, 3 giugno 1979) credo sia opportuno essere consapevoli del fatto che uno degli obiettivi programmatici dello scrittore è non compiacere in alcun modo il lettore, non dargli quello che quest’ultimo, probabilmente, si aspetta, condurlo lungo itinerari narrativi che lo provochino e che ne scuotano la coscienza, che la disturbino e la inquietino, la scandalizzino – ma fondamentale è anche comprendere che tutto questo, nella concezione che Schmidt ha della scrittura, non accade in maniera gratuita, non ha niente dell’ostentazione fine a sé stessa o di un eventuale narcisismo o di un giuoco pseudoavanguardistico, bensì possiede motivazioni precise e stringenti di carattere sia etico che politico che storico, oltre che letterario.

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Blakenhof ovvero I sopravvissuti – di Arno SCHMIDT

Il vento, il vento : veniva a lunghi solchi, la testa bassa da bufalo trasvolava, sopra Brands-Haide, sopra la strada transitata, ad altezza di collina sopra nessuna foglia : poi si gettò nello spiazzo, sprizzando ghiaia fino a noi; tuttavia rimanemmo saldi, le braccia scarne avviticciate, Lore, io, Grete.

 

“… è formidabile la sua capacità di mescolare dati e personaggi assolutamente quotidiani e “volgari” con una vertiginosa riflessione sulla Storia e sul nazismo, sulla grandezza e inefficienza della cultura e dell’arte per contrastare i mali del mondo.”
(Goffredo Fofi)

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