Archivi categoria: arte e letteratura

La mano che canta

«Voyez, allez, apprenez, c’est le chemin de la vie que vous devez mener, bâtir, terrasser, inventer. Moi, je broute ma vie autour de mon rocher. Mais c’est ma vie-empreinte que je veux vous donner, recevez ces pierres aussi vides que les étoiles, recevez».

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Sul Ghiacciaio Nero

Yves Bergeret

Au Glacier Noir
Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

*

Il y a des barques dans le ciel.
Les montagnes de quatre mille mètres
sont leurs ancres.
Qui a dormi dans les barques ?
Qui a traversé la mer ?
Qui a survécu ?

Ci sono delle barche nel cielo.
Le montagne di quattromila metri
sono le loro ancore.
Chi ha dormito in quelle barche?
Chi ha attraversato il mare?
Chi è sopravvissuto?

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Rimbalzi/Rebonds (2)

Yves Bergeret

R I M B A L Z I
Vita e metamorfosi di otto poemi di montagna

REBONDS,
Vie et métamorphose de huit
poèmes de montagne.

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

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Rimbalzi/Rebonds (1)

Yves Bergeret

R I M B A L Z I
Vita e metamorfosi di otto poemi di montagna

REBONDS,
Vie et métamorphose de huit
poèmes de montagne.

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

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Il mare parla

Yves Bergeret

Onda                                                            Sabbia

Chi danza sulla mia lingua?	         la notte caduta dal cielo
Chi arriva col mio sangue? 	         generazioni e giochi, leggende 
                                                                         e infanzie
Chi disseta e rianima?	                 lo straniero, lo straniero
Chi va e viene nella mia vita?           il sale e l’amore
Chi rotola col mio flusso?	         la parola e il sorriso della lontananza

                                                                                                      (da: La mer parle, 2006,
                                                                  "Quaderni di Traduzioni", LXXIII, 2022)

Scimmia sapiens superstar

“In questo libro ogni azione sembra un esametro dattilico all’interno del Sistema che vuole essere nazionale e invece parla o il dialetto o l’idioletto di merda. Per essere internazionale devi comunicare con una specie nuova di ideogrammi: molte foto di nudo, e molte foto con abiti da donna, e molte grida decisive, da animale. e tu ti disponi nudo, e bene: devi pubblicare. ti disponi nudo come il proverbiale verme della terra, che se la mangia. Pubblicherai questo libro della scimmia sapiente. E ti disponi nudo a pubblicare musiche e sei il verme alchimista, ma anche la scimmia, e qui si vede che giochi, e il tuo gioco è il tuo lavoro. In tutto questo non c’è nessuna stanchezza. Davvero non ce n’è. Così l’avanguardia è diventata sexy.”

SCIMMIA SAPIENS SUPERSTAR

“Andanze” – Il libro

Antonio Devicienti,
Andanze,
Venezia, Prova d’Artista, 2021.

Che cos’è un’andanza?

Lo spazio dello sguardo condiviso, l’esigenza politica che si faccia comunità di pensieri e d’intenti e che bisogna accendere un fuoco, cuocervi il pane, vegliare l’operosità dei giorni.

L’andanza è l’acqua da condividere, la soglia d’alberi benigni, ancora andare perché l’andanza è nello sguardo comune.

L’andanza vorrebbe talvolta meditante solitudine, ma anche il chiamarsi delle voci dalla veranda della casa e dalle rotte erratiche della biblioteca.

E andando, sempre andando si fa casa, così come si fa giorno per rotazione naturale della terra attorno al suo perno di luce e l’esigenza culturale di stare insieme, scrivere, disegnare, aprire lo sguardo, gli sguardi.

Al vaglio della speranza

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Il mio primo corpo

“Il cielo è la mia pelle più estesa; il soffio del vento è l’annuncio della parola che mi accingo a dire, che sto per ascoltare. La terra s’inarca e si rigira su se stessa come in un sonno agitato; il suo spessore genera la mia corporatura e il mio scheletro, le mie ossa sono le dure rocce e le creste. Attraverso le mie vene l’acqua corre dal cielo alla terra e dalla cavità della roccia alle nuvole del cielo. Il cielo e la terra sono il mio primo corpo.”

NEL DESERTO DEL MALI

Organic Pyx, Madame

Massimo Sannelli

Inizio neurodiverso

La neurodiversità nella cultura di massa.
Cos’è? Una condanna, uno strumento sociale, una moda… No! La neurodiversità nella cultura di massa è: c’è un bambino che disegna e riceve il merito di Picasso dell’asilo. Ci sono io che disegno, e vedo le famose cose che gli altri non vedono (?) e mi portano dal neuropsichiatra. E non è solo un fumetto di peluches parlanti (che è qui, nell’utero inventivo dell’Organic Pyx).
Era tutto nella mia realtà, quindi nella realtà. Ma da piccol* mi mancavano le parole per separare realtà e fantasia. Adesso che (per fortuna!) non sono piú piccol*, non credo nell’utilità di farlo. Il vaso delle meraviglie «o è composito o non è, semplicemente. O è duplice, triplice, molteplice o non è niente». La musica, il fumetto, le fotografie: tutto sta nel testo e fuori dal testo. Tutto quello che è detto è accaduto, e non è accaduto per provocare astio inutile. «I DON’T KNOW HOW TO PLAY AND I DON’T GIVE A HOOT!» esclamano Cobain e la mente Asperger, o meglio: non sappiamo giocare secondo le solite regole. Eravamo cambiati prima che cambiasse il mondo, ora non saremo piú «carne bullizzata». «Che tu sia Saffo o un vampiro, Baudelaire o un fenicottero, non dovrai sentirti sol* ». (Silvia Marcantoni Taddei)

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