Archivi categoria: arte e letteratura

Frontaliere

“si spazza via la frontiera
come si fa con le briciole secche,
passando sulla tavola il palmo della mano”


Le piume dei quattro uccelli afgani
dispensano il loro blu alle montagne in lontananza,
il verde ai boschi dei dintorni.
Otto zampe incrociate, otto tratti bruni,
otto colpi di tamburo sul fondo del rustico vaso.
Gli uccelli dipinti sulla misteriosa ceramica di Kabul
hanno varcato cento confini
e sono venuti a sorreggere il moto
delle tre montagne che migrano lente
verso la frontiera a nord, a sostenere il lavoro di aratura
dei venti d’alta quota che rovesciano nell’altro senso
l’altissimo velo di brume.

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Aube / Alba

Montagna e aria si avvinghiano come giovani amanti
per fondersi nelle corde vocali del poeta,
per diventare insieme il suono che trascorre,
che entra e si allontana, passa e prosegue
modellando le valli nel cammino.

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L’etranger à Auxerre

Yves Bergeret

Les mots avancent sur les lignes des rides,
à pas alternés, sur les crêtes de la montagne
où l’on se salue, vifs, calmes, clairs.

Le parole avanzano sul filo delle rughe,
a passi alterni, sulle creste della montagna
dove ci si saluta, vivi, sereni, chiari.

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L’immagine sul muro

Ici se lève l’aube de l’écriture
qui est mouvement de la pensée vers le silence.

Qui spunta l’alba della scrittura,
che è movimento del pensiero verso il silenzio.

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La Biblioteca di RebStein (LXVII)

La Biblioteca di RebStein
LXVII. Marzo 2017

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Marco Ercolani

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Galassie parallele. Libri II-III (2017)
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La Biblioteca di RebStein (LXVI)

La Biblioteca di RebStein
LXVI. Marzo 2017

etretatlibraryyq7

Marco Ercolani

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Galassie parallele. Libro I (2017)
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Quaderni di Traduzioni (XXXII)

Quaderni di Traduzioni
XXXII. Marzo 2017

Yves Bergeret
Francesco Marotta

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L’Eau / L’Acqua (2016-2017)
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Quaderni delle Officine (LXXIV)

Quaderni delle Officine
LXXIV. Marzo 2017

quaderno part_ b_n

Giuseppe Zuccarino

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Scritti su Henri Michaux (2002, 2017)
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Nancy e Hantaï

simon-hantai Giuseppe Zuccarino

Scrivere tra le pieghe. Nancy e Hantaï

Tutto inizia con un duplice paradosso. Da una foto scattatagli da Antonio Semeraro nel 1994, il pittore Simon Hantaï ritaglia un particolare (che mostra le ginocchia, sformate e impolverate, dei propri pantaloni) e lo glossa sul retro con la scritta: «Ho passato la vita a quattro zampe. Scultura fatta dal corpo (Duchamp). Autoritratto, dunque» (Nancy, 2000, figura 13 e p. 9; tr. it. p. 108). Se già questa, come immagine o sineddoche di sé, appare sorprendente, non lo è meno l’inclusione del particolare fotografico in un libro del filosofo Jean-Luc Nancy dal titolo Le Regard du portrait, accanto ad altre riproduzioni, quasi tutte di ritratti o autoritratti tradizionalmente intesi. Certo, considerando che il pittore ungherese ha dipinto gran parte delle proprie tele non su un cavalletto ma appoggiandole sul pavimento dell’atelier, si capisce in quale senso egli possa vedere nel dettaglio della foto un’immagine eloquente di se stesso. Da parte sua, Nancy prende sul serio tale definizione di ‘autoritratto’ perché si rende conto che, nell’arte contemporanea, la centralità dello sguardo della persona raffigurata si perde spesso a favore di più indirette rappresentazioni del soggetto, o di nuovi e imprevisti trattamenti «del sub e del getto (del supporto e della pittura)» (p. 83; tr. it. p. 64).

(Leggi l’intero saggio su Philosophy Kitchen)