Archivi categoria: arte e paesaggio

Il mio primo corpo

“Il cielo è la mia pelle più estesa; il soffio del vento è l’annuncio della parola che mi accingo a dire, che sto per ascoltare. La terra s’inarca e si rigira su se stessa come in un sonno agitato; il suo spessore genera la mia corporatura e il mio scheletro, le mie ossa sono le dure rocce e le creste. Attraverso le mie vene l’acqua corre dal cielo alla terra e dalla cavità della roccia alle nuvole del cielo. Il cielo e la terra sono il mio primo corpo.”

NEL DESERTO DEL MALI

Il tempio-bussola

bassae

di Crescenzio Sangiglio

   

    1. Certamente gli antichi templi greci non erano comuni opere architettoniche e altrettanto certamente non furono costruiti all’unico scopo di ospitare divinità dell’antico culto.

Nel loro intimo i templi antichi contengono ed esprimono la profonda relazione che unisce la terra al cielo, l’essere umano visibile, finito e transeunte all’infinito ed eterno invisibile ma intuito supraumano.

Il tempio di Apollo Epicurio, di cui qui sarà parola, è senz’altro una costruzione che riserva importanti sorprese sin nelle sue fondamenta, che molti scienziati ebbero a giudicare “molli” senza capire il “segreto” che vi si cela e dimostra invece l’estrema acutezza e genialità del progetto ivi messo in atto.  Continua a leggere Il tempio-bussola

Teoria delle rotonde

Antonio Devicienti

    Teoria delle rotonde. Paesaggi e prose (Valigie Rosse, Livorno 2020) di Italo Testa rappresenta un versante della ricerca letteraria in lingua italiana degli ultimi anni capace di raggiungere e di proporre una visione lucida e coerente del reale e della scrittura che quel reale indaga.

     Si parta infatti dal seguente assunto: Teoria delle rotonde è linguaggio quale sonda acuminatissima e impietosa che s’immerge nel corpo di un mondo da un lato quasi totalmente dominato (e quindi determinato) dall’ultraliberismo economico e finanziario, dall’altro soggetto a impreviste, imprevedibili e non sempre visibili contaminazioni e trasmigrazioni che ne cambiano i sistemi, gli ambienti, le interrelazioni aprendo anche orizzonti inediti, linguaggio che, inoltre, deve fare i conti con quei momenti in cui il reale resiste alla comprensione e/o alla possibilità di dirlo.

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Tiwa tiégu ling

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Quaderni di Traduzioni (LVIII)

Quaderni di Traduzioni
LVIII. Agosto 2020

Yves Bergeret

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La Maison des Peintres de Koyo
(2006, 2020)

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Ritmi dello svanire

Antonio Devicienti

La coppia dei paraventi che costituiscono l’opera Shōrin-zu byōbu di Hasegawa Tōhaku non è una rappresentazione o, peggio, una raffigurazione di un bosco di pini avvolto dalla nebbia e dalla pioggia, ma una scrittura ritmata di pieni e di vuoti, di visibile e di non visibile, di presenze e di assenze consegnata a un uso apparentemente prosaico (decorare un paravento): il bosco di pini ritma, invece, gli spazi della casa e chiama l’occhio (presenza della mente aperta sul mondo) a soffermarsi sull’apparire e sullo scomparire, sull’illusorio e sul transeunte. Chiama la mente a pensarsi illusoria e transeunte. […]

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