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Asparizioni, 2

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Ci sarà sempre un fiore, una mano, uno sciame, uno stelo, un’ala, un gesto da leggere negli specchi senza verbo di una storia che non ha orizzonti da escludere, tracce da cancellare – ma si riverbera nei giorni e si incide a segnali di luce obliqua nella carne. Un oracolo senza tempo e senza altari che si rivela nel suo essere ricettacolo di ogni senso, profezia di ciò che spunta e cresce, di ciò che vola e striscia ed è muta misericordia di un’esistenza che si fa presenza, pietra scritta, parola senza suono che non teme il deserto a cui il respiro della vita la conduce. E’ allora che davvero si appartiene: per necessità di un ordine che è pura nominazione, inaccessibile confine dove la lingua frange e si abbandona.

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Asparizioni, 1

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Lasciare tracce di parole è allevare ricordi che cresceranno senza i nostri occhi. E’ strappare alla notte il canto di stelle inesistenti, e dietro il velo d’ombre smarrirsi nell’altro che ci riconoscerà in un segno, nell’assenza che prende corpo e voce tra due accenti. E’ vivere l’astuzia della fiamma – che si offre in schegge di chiarore al respiro della cenere che attende. E’ cadere come cade un lume in trasparenze d’acqua, nell’acqua spegnersi, e dentro l’acqua iscrivere il senso della nascita e l’oblio. E’ fare di ogni sguardo, strappato all’abbandono, al vetro incrinato della resa, un’isola levigata da respiri d’onda. Di ogni gesto, il rogo materno dove la neve viene ad abitare, a riconoscersi in ogni rivolo di vita in cui si scioglie.

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