Archivi categoria: Carla Accardi

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Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Carla Accardi : tende : il testo che si fa, addirittura, casa : casa nomade e luminosa : segni sulle sue pareti leggere eppure protettive (dormire tra i segni, svegliarsi e guardarli, compiere le abluzioni mattutine, fare colazione, vedersi riflesse sulle mani e sugli abiti le forme di quei segni che il sole, provenendo dall’esterno, proietta).
Tende di Carla Accardi : il testo generoso di segni che invita a entrare, che circonda e accoglie, che invita a dimorare (etimologicamente: tardare, indugiare, attendere).

Luciano Fabro: habitat : linee pulitissime : rendere visibili le direzioni del guardare e del pensare : stare nel rigore della linea di sottilissimo acciaio che per geometrie d’intersezioni e di appena percettibili vibrazioni scrive (o de-scrive) poemi d’uno spazio ritmato da velature che lasciano filtrare la luce.

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Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Carla Accardi : coni : non importa se in ceramica o in sicofoil : mi si materializza innanzi il sogno (e il desiderio) di un testo non vergato su di una superficie orizzontale e rettangolare (al limite quadrata) e unidimensionale (tendenzialmente bianca), ma di un testo (asemico, in sovrappiù, liberato dalla tirannia spesso patriarcale e maschilista – fascista, insomma – del significato, ritmato in segni e colori e spazi-tra-i-segni) emancipato anche dal suo stesso apparire, in questo preciso momento, su di uno schermo in scorrimento dall’alto verso il basso : i coni di Carla Accardi : il cono nobilissima figura geometrica, generatrice, per intersezione di piani, dell’ellisse, dell’iperbole e della parabola, memoria della grande geometria ellenistica : testi da leggersi girando intorno al cono, passando tra i coni disposti sul pavimento : leggere? – Continua a leggere Scritto 20