Archivi categoria: cinema

A schermo nero (II)

Marco Ercolani

[…] “Turbare” il passato, ridando voce ad autori che sono realmente esistiti, potrebbe essere giudicato un atto di presuntuoso voyeurismo, aggressivo e onnipotente. Io credo il contrario. Restituendo la parola a chi non può più parlare, ma che in quel momento, attraverso un artificio dell’immaginazione, può farlo, ho l’illusione di riparare a un antico sopruso e simultaneamente di esprimermi proprio attraverso questa «parola segreta» e indiretta, quel cortocircuito anomalo, collaterale. Scrive Italo Calvino: «L’autore è autore in quanto entra in una parte, come un attore, e s’identifica con quella proiezione di se stesso nel momento in cui scrive». Lo scrittore “apocrifo” vuole esistere attraverso altri destini. Ma, in una visione fantastica dell’arte, sono forse i destini degli altri a trovare in lui l’interprete esemplare, la maschera più trasparente. (Cfr. qui)

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A schermo nero (I)

Marco Ercolani

     Nel mio amore personale per il cinema ho sentito il bisogno prepotente che esistessero delle storie che non sono mai esistite. Storie ipotetiche, che prolungavano le ombre degli attori e dei registi come un controcanto, un contrappunto segreto. Ho costruito le prove, le tracce delle mie fantasie, come l’ispettore Quinlan, nel celebre film di Orson Welles L’infernale Quinlan, fabbricava prove false per incastrare criminali veri, e ho scritto un libro di apocrifi A schermo nero. Goloso di scritture e di sogni, come mia madre, ho sentito la necessità che certe fantasie fossero vere. E, poiché la storia non mi forniva dati reali, li ho fabbricati io, nel desiderio di stimolare non l’erudita curiosità del cinéphile ma l’attenzione affettuosa del lettore per dettagli anomali e perturbanti di vite, pensieri, destini. Continua a leggere A schermo nero (I)

La notte del cacciatore

Antonio Scavone

     Oggi sarebbe un “mago” televisivo, rozzo, cialtrone, di quelli che imboniscono sprovveduti e sognatori con vaticinii ridicoli e prevedibili su questioni di salute, di lavoro, d’amore.
     Ma allora, nel ’55, Harry Powell, il protagonista de La morte corre sul fiume, è un truffatore infìdo e carismatico, a tratti scanzonato e istrionico, vile come un avanzo di galera, ladro e assassino, subdolo come solo può esserlo un venditore di fumo. Si presenta vestito di nero, con un cappellaccio nero, col cravattino a strisce tipico dei pastori americani ma è solo apparenza: non è un pastore ma cita una sua effimera bibbia di supporto, non dichiara il suo ordine clericale ma una generica “religione di Dio”, che ha fatto propria grazie ad un dialogo sornione e amichevole con Colui Che Tutto Sa. Continua a leggere La notte del cacciatore

Omaggio a Eric Rohmer (I)

Stefania Conte

“Gli eroi delle storie hanno sempre gli occhi bendati. Altrimenti non farebbero più niente. La storia finirebbe. Non è grave perché tutti abbiamo bende sugli occhi.” (Aurora in Le genou de Claire)

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Le balene – di Antonio Scavone

Le balene

     Non trovano calamari ma buste di plastica, le ingoiano per fame, hanno perso l’orientamento per sfuggire ai cacciatori giapponesi e norvegesi, si spiaggiano anche sulle nostre coste ormai lontane dalle loro acque abituali, muoiono per asfissia, restano sulla battima come giganti abbattuti da forze invincibili, mastodonti del mare ma fragili come malati terminali, orrendi e titanici come il mostro marino che Marcello Mastroianni scopre alla fine de “La dolce vita” di Fellini: sono i cetacei scampati agli arpioni ma non al degrado, sono le balene che Sarah e Libby, sin da bambine, aspettavano di vedere in un altro angolo di mondo, sulle coste rocciose dell’isola Maine sull’Atlantico. Continua a leggere Le balene – di Antonio Scavone

Il cinema di Alina MARAZZI – di Alessandra PIGLIARU

[Tratto dalla rivista Via Delle Belle donne, n. 1, luglio 2008]

Alessandra Pigliaru – LA FEMMINILITA’ RITROVATA.
Saggio-intervista sul cinema di Alina Marazzi

     Il corpo della madre. Una costellazione di segni e rugose asperità. Un mondo differenziato dal confine fisico e, al contempo, mappa per la conoscenza di noi stessi. Così quella speculare conoscenza si riverbera nella cognizione del circostante. Il primo Altro è forse il corpo materno, quel femminile archetipico e misterioso Altro che diventa così una traccia. L’unica traccia attraverso cui guardare il mondo. Continua a leggere Il cinema di Alina MARAZZI – di Alessandra PIGLIARU