Archivi categoria: communitas

Il sogno di Alaye e le voci notturne

In memoria di EMMANUEL CHIDI NAMDI

Bambini migranti annegati

– Tu sei un fuscello per quale nido, Ankindé?
– Tu sei un fuscello contro quale morte, Alaye?

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Canti della tradizione anarchica italiana

Montelupo
Il canzoniere anarchico
(Canti della tradizione anarchica italiana)

Goodfellas, 2014

Recensione di Camilla Galbiati
tratta da Rivista Anarchica, 235 (febbraio 2015)

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Calibano

W. Hogart, Caliban, from The Tempest of William Shakespeare Antonio Scavone

Calibano

      L’attuale web-editor della Dimora, alter ego di Francesco Marotta, ha scelto un nick-name di effetto, uno di quei nomi che restano nella memoria e ritornano in mente quando non sai perché e a cosa o a chi vogliono alludere. Questo nome è quello famoso di un personaggio de “La Tempesta”, che Shakespeare scrisse nel 1611: è il nome di uno schiavo selvaggio e deforme, è il nome di Calibano. Figlio della strega Sicorace, Calibano è rozzo, incolto, lentigginoso, credulone. Il ruolo che svolge nella commedia è quasi ininfluente: non risolve conflitti ma semmai li tenta, non pregiudica la storia anche se si illude di modificarla e infine accetta brontolando la sua condizione di schiavo perché, per il suo singolare modo d’essere, non può fare altro. E allora a che serve nell’economia della commedia?
     Serve a se stesso, alla completezza inafferrabile del suo personaggio, di un personaggio che fa da contrappunto – con la sua sincera rozzezza o con la sua sciocca presunzione – alle trame del mago Prospero che si è insediato nella sua isola esautorandolo, riducendolo in schiavitù, sbeffeggiandolo come un disabile, un inetto, un mostro ripugnante. Ma è davvero ripugnante il cencioso Calibano? Continua a leggere Calibano

I barbari

Vauro-Vincino

Antonio Scavone

I barbari

     Rileggendo la celebre poesia di Costantino Kavafis sull’attesa di una sinistra invasione dobbiamo riconoscere che i barbari a più riprese, vichianamente, arrivano e che, anzi, da noi erano già arrivati da almeno vent’anni ma che avevamo fatto in modo, con sciagurata supponenza, di tenerli lontani dai centri di potere semplicemente ignorandoli, considerandoli lestofanti tollerabili perché esigui di numero e di prospettive. Non è stato così: in realtà li avevamo sottovalutati e li abbiamo in seguito obliquamente cooptati al nostro sistema sociale e politico, lasciando che ne diventassero protagonisti.  Negli ultimi vent’anni, con bandiere diverse ma con un’unica determinazione, ce li siamo ritrovati nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, nei bar, nelle case, nelle tivvù. Come chiamarli questi barbari? Affaristi, galoppini, portaborse, persuasori, mediatori, amministratori? Continua a leggere I barbari

Legge di iniziativa popolare per la scuola

provaci ancora lip

Il prossimo 2 ottobre la LIP (Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica) verrà ripresentata pubblicamente, a Roma, alla presenza di parlamentari di diversi schieramenti politici, sindacati, associazioni, movimenti e giornalisti. La LIP nasce dal mondo della scuola, è stata discussa e sottoscritta da oltre 100.000 persone, presentata in Parlamento da un gruppo di senatori di diversi Gruppi come disegno di legge rispettivamente 1583 al Senato e 2630 alla Camera. Quale differenza con la “Buona Scuola” di Matteo Renzi (vedi qui), calata dall’alto, annunciata con un filmato, oggetto di un questionario a risposta chiusa in cui non è possibile esprimere dissenso. Facciamo nostro l’invito di Marina Boscaino “Che i Presidenti della Camera e del Senato intervengano per garantire che la proposta di legge di iniziativa popolare (LIP), formalmente presentata da parlamentari di diversi gruppi politici (PD compreso) sia portata al confronto con la proposta governativa in modo da consentire all’opinione pubblica un corretto e democratico confronto”. […]

(Continua a leggere su “Vivalascuola“, il settimanale curato da Nives Camisa, Giorgio Morale e Roberto Plevano su “La Poesia e lo spirito“. Qui l’archivio di tutti gli articoli pubblicati.)

La riconoscenza?

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Da circa un anno ho avuto la possibilità e l’onore di collaborare con la Dimora, grazie alla gentilezza e all’altruismo di Francesco Marotta, e lo ho fatto in modo sporadico, secondo quelle che sono le mie possibilità; non mi sono mai permesso, però, di inserire un articolo senza il benestare di Francesco, perché penso che questa Dimora, che è casa di tutti, sia prima di tutto la sua. Lo faccio oggi per queste riflessioni che probabilmente sono banali e che mi sono suggerite dall’incertezza, che Francesco stesso ha già molte volte lasciato intravvedere, sul futuro del sito.

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