Archivi categoria: communitas

Se resta ancora tempo

Tutto ciò che in noi produceva luce e parola, giace ora ai nostri piedi. Una pozza di cenere e silenzio. La conoscenza che abbiamo ricevuto dal mondo, l’alfabeto degli esseri e delle molteplici forme con cui la natura ci colmava di benefici, volta le spalle alle nostre grida. Incapace di voce, di risposte. Lo specchio ha cancellato ogni sua immagine, ogni parvenza di volto a misura della vita, ogni legame, ogni presenza. Non si può pensare di dominare il vento, di governare il corso delle tempeste senza sprofondare negli abissi della propria cecità. Ricominciamo allora, se resta ancora tempo, ricostruiamo l’arca del dialogo in ascolto, mettiamo in cantiere un nuovo progetto che contempli la possibilità del ritorno, la necessità di infinite partenze verso un comune approdo. Ecco: stringiamo con la mano il polso della mano che ci tende il più enigmatico dei doni: una fiamma rinata, innamorata del ceppo ma sempre sul punto di separarsene.

Liberamente ispirato a Récit écourté di René Char.

Quaderni di Traduzioni (LX)

Quaderni di Traduzioni
LX. Ottobre 2020

Yves Bergeret

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Losun Wu Pou, Vol. II (Poèmes 2019-2020)
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Quaderni di Traduzioni (LIX)

Quaderni di Traduzioni
LIX. Ottobre 2020

Yves Bergeret

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Losun Wu Pou, Vol. I (Poèmes 2018-2019)
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Quaderni di Traduzioni (LVIII)

Quaderni di Traduzioni
LVIII. Agosto 2020

Yves Bergeret

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La Maison des Peintres de Koyo
(2006, 2020)

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Fratelli migranti

Patrick Chamoiseau

«I poeti dichiarano che il razzismo, la xenofobia, l’omofobia, l’indifferenza nei confronti dell’Altro che viene che passa che soffre e che chiama, sono indecenze che nella storia degli uomini non hanno fatto che aprire la strada agli stermini, e che dunque non accogliere, anche se per valide ragioni, colui che viene che passa che soffre e che chiama è un atto criminale.»

Patrick Chamoiseau
Fratelli migranti – Contro la barbarie
Traduzione di Maurizia Balmelli e Silvia Mercurio
Torino, add Editore, 2018

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Materiali resistenti (1)

Mario Pezzella

Sarà un 8 settembre?

Il nostro primo ministro, citando Churchill, dice che stiamo attraversando l’“ora più buia”; speriamo invece che non sia un nuovo 8 settembre. Voglio alludere al fatto che da una sensazione di invulnerabilità dei corpi, di odio contro lo “straniero” e di identificazione col potere, si sta passando – in brevissimo tempo e non si sa per quanto – a una condizione di radicale insicurezza ontologica e politica, in cui tutti i parametri precedenti di comprensione e di riferimento sono sospesi e oscillanti.

Vedo che i filosofi discutono a proposito del contagio: è vero, è falso, è virtuale, è biopolitico, serve a introdurre uno stato d’emergenza, no l’emergenza c’è già, bisogna confidare nella scienza, no la scienza è una macchinazione, etc. È probabile che il paradigma biopolitico non spieghi interamente il presente stato di cose. Il “governo dei corpi” sta lasciando il posto a un disordine reattivo della natura, che pone in primo piano l’emergenza ecologica: la situazione attuale deriva dall’incapacità crescente a governare in modo non autodistruttivo la vita biologica.

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Poema a due voci

Antonio Devicienti
Yves Bergeret

Del caffè di Châtillon-en-Diois
e di altri luoghi

Il barista ex-clown ex-trapezista
saprebbe raccontare centinaia di storie
se l’avventore, entrato per un caffè,
glielo chiedesse.

Chi guarda i muri foderati di sbiadito legno,
i tavoli degli Anni Cinquanta,
le fotografie in cornice da un circo
ormai dismesso
potrebbe intuire che quell’uomo sta, in realtà,
sulla soglia del poema.

S’intravede alle sue spalle,
tra la teca delle brioches e l’orologio a muro,
il tempo pendolare della scrittura.

C’è un torrente che irrompe
impetuoso da una gola rocciosa
come fa talvolta la scrittura
dopo lunghi tempi di secca e d’attesa
e il tempo si riapre in tempi
e i tempi fitti s’intrecciano,
vannerie della parola.

[…]

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Vi lascio questo sguardo

Christian Tito

Io vorrei

Costretto a cercare la bellezza
nei più oscuri anfratti
ringraziare di essere vivo
uomo in vita a caccia di tutti i segreti nascosti
il più bello dei giochi è scovarli tutti
e perderli un passo dopo

io vorrei farvi ascoltare la voce del gatto
farvi vedere le cose di questo mondo
mettervi in casa un ospite inatteso
vorrei dirvi della mia amica Angela
angelo volato via
del mio fratello gay
che quando mi ha detto di esserlo
era più rosso del fuoco
“tranquillo amico mio:
tu sei gay
e io sono poeta
certe cose in certi ambienti è meglio tacerle
e di certo
tra le due
la più scandalosa è la poesia.”

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“poesia come massimo grado della sconfitta
poesia come massima distanza dalla resa”

(Christian Tito, 1975-2018)