Archivi categoria: dei sepolcri

La cultura paga

Per arrivare in alto bisogna darsi da fare per davvero, non basta prendere a calci in culo i comunisti ma sapere che alla resa dei conti sono sempre e solo i libri che ti danno la forza necessaria a realizzarti. Pensa te, io ho letto l’ultimo libro tre anni fa, Un posto nel mondo di Fabio Volo per la precisione, e oggi ho finalmente coronato il mio sogno, sono diventata “Sottosegretaria alla Cultura” (tutto evidenziato, mi raccomando). Ma questo per me non è che l’inizio, solo i mediocri si pongono dei limiti. Infatti, mi sono messa subito al lavoro: ho appena posto sul comodino Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire

Tutti pron(t)i alla parata

Per festeggiare la creatura appena partorita (clicca su un sacco
a scelta per vederne l’imago pulchra et nova), il PCF (cfr. tag) ha organizzato in suo onore una prodigiosa sarabanda carnascialesca
al luna park leopolda. Ecco i colori dei carri per la sfilata:
rosa frou-frou, giallo grullo, verde orrido, azzurro cupola, nero fogna.
Buon divertimento!

L’odore dell’agonia

“Ovunque avanzi il potere, agisca il prestigio, si affermi l’autorità, si spande il tanfo di decomposizione dei piaceri angosciati e della felicità colpevole. Voi conoscete questo tanfo delle budella che si torcono e si rilasciano, questi sudori di odio, di disprezzo, di esami, di malattia, di ufficio di direzione, di commissariato, di chiesa e di prigione. E’ l’odore dell’agonia, l’odore della sopravvivenza.” (Raoul Vaneigem)

Alfa e Omega

Come sempre, in tutti i campi, la Lombardia è all’avanguardia: non per niente è il cuore pulsante del paese – e scusate se è poco! Mentre il resto d’Italia si arrabatta con le prime vaccinazioni, i lombardi hanno superato da mesi questa incombenza (l’inizio della campagna è datato marzo 2020) e sono ormai nel vivo della fase due: il richiamo. Noi siamo in grado di mostrarvi in esclusiva due immagini che attestano la bontà dei risultati ottenuti (la prima) e di quelli attesi (la seconda), che non mancheranno, anzi sono già, dopo i primi passi, oltre ogni più rosea aspettativa.

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Il verbo dire

Lo so, lo so, non dovrei essere io a dirlo. Chi mi conosce sa bene, e non avrebbe problemi a dirvi, quanto io sia riservat* e modest*, come persona e come studios*. Detto questo, visto che tra un’intervista e l’altra dell’ultima settimana l’argumentum non è mai venuto fuori (eccheccazzo!), perché quei deficienti che mi dicevano delle domande preferivano chiedermi tutt’altro, è cosa buona e giusta che lo sappiate anche voi, e che sia proprio io a dirvelo, tanto rimane tutto tra di noi (e nel mio curriculo, sia detto senza nessuna presunzione). Ecco, qualche tempo fa mi ha telefonato uno dei più prestigiosi accademichi e mi ha detto: “Carissim*, so quanto sei riservat* e modest*, come persona e come studios*, ma devo proprio dirtelo: oggi in Italia, negli ambienti universitari e nell’editoria che conta, non si può dire niente intorno alla poesia e alla critica, per non dire degli altri campi in cui spaziano i tuoi tanti e svariati interessi culturali, senza citarti, senza dire il tuo nome. E io ci tenevo tanto a fartelo sapere, a dirtelo personalmente”.

Salmo 129 (septies)

Ieri ho ricevuto una mail da Dio. Mi chiede di recensire la sua ultima opera. Mi sono preso un po’ di tempo, la cosa va studiata, preparata nei minimi dettagli. Autorecensirsi non è un’operazione facile…

“Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi”

Salmo 129 (sexies)

Polvere (alla polvere)

Posseggo la prima copia della prima edizione della mia prima opera poetica, Il nonno non abita più qui, è morto. E’ una copia con autografo e dedica, la conservo, insieme alla busta affrancata con la quale me la sono spedita, in una teca che fa bella mostra di sé sulla credenza al centro del salotto. Gli amici che vengono a farmi visita rimangono per ore, estasiati, davanti a quella reliquia. E’ successo pure che alcuni di loro ho dovuto letteralmente buttarli fuori di casa: arrivati alle otto di sera, alle quattro del mattino erano ancora lì rapiti, in contemplazione. Qualcun altro, prima di cadere in trance davanti all’ostensorio, ha provato a chiedermi con insistenza quale fosse il contenuto della mia autodedicatoria. Domanda destinata a non ricevere risposta: io infatti in salotto non ci vado quasi più e, quando proprio sono costretto a farlo, entro a testa e occhi bassi, evitando in tutti i modi di guardare quello scrigno: mi commuovo al solo pensiero che è lì, e piango, figuriamoci osare anche sfiorarlo, toccarlo. L’unica persona che può farlo è la mia adorata moglie. Due volte l’anno, la vigilia di Natale e il Sabato Santo, me lo spolvera

Salmo 129 (quinquies)

C – Incredibile!!! Le nostre ultime o-pere sono state pubblicate quasi contemporaneamente e trattano lo stesso tema…
D – Sì, un segno del destino, un e-vento da festeggiare… Ecco, tu ora mi dici da dove sei partito e poi ti racconto da dove sono partito io.

“Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi”

Salmo 129 (ter)

Questione di civiltà

Coro dei morti – Maestro, alcuni accademichi e accademichesse (quest’ultime poi, dio ce ne scampi!), palesemente in malafede e incivili, hanno osato criticare la sua ultima (magnifica, nevvèro!) opera… Perché non gli risponde e li mette a tacere? Vuole che lo facciamo noi?
B – Grazie per la premura, miei cari, ma non ne vale proprio la pena, rispondere agli ignoranti equivale ad abbassarsi al loro infimo livello. State tranquilli, mi raccomando, e soprattutto continuate a perlustrare e a studiare con anore e scrupolo filologico il vasto corpus dei miei scritti. All’occorrenza, non si sa mai, tenete sempre a portata di mano, con citazioni pronte all’uso, l’unica bibliografia che conta veramente e che fa la differenza: quella che vi ho suggerito quando siete diventati miei discepoli diletti. Aggiornata, sia chiaro: la civiltà, come la natura, segue il suo corso sine requie et mensura.

“Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi”

Salmo 129 (bis)

Questione di lingua/e

A – Ho letto il suo articolo. Lei scrive in un italiano raccapricciante…
B – Guardi, prima di pubblicarlo, mi sono consultat* con uno scrittore, con un intellettuale (che è sempre lo scrittore di prima, ma preferisce tenere distinte le professioni), con tre pisicologhe e, savà sandìr, con i rispettivi mariti, chiaramente tre pisicologhi…

“Nessuno a cui poter dire
che non abbiamo niente da dire
e che il niente che ci diciamo
continuamente
ce lo diciamo
come se non ci dicessimo niente
come se nessuno ci dicesse
nemmeno noi stessi
che non abbiamo niente da dire
nessuno
a cui poterlo dire
nemmeno a noi stessi”

Professionisti

Sono ritornati. Nessuno, tranne i loro famigli, ne sentiva la mancanza ed eccoli raggianti di nuovo tra di noi. Sono ritornati a frotte, a sciami, a moltitudini. Loro. I professionisti delle catastrofi, delle calamità, delle sciagure, delle guerre, dei lutti. I profeti del verso che gronda sentimenti e buonismo un tanto al chilo, delle rime sparse a piene mani dai loro tumuli tweettanti, dai loro sudari ammuffiti di bookinari. Eccoli finalmente scatenati, dopo mesi di dolorosa attesa, di preghiere e sortilegi, di evocazioni diurne e notturne di un cataclisma da cantare, di un torto da raddrizzare, di futuri radiosi da predire. Privati da un destino avverso del pane quotidiano dei naufragi di migranti, ora possono levare in alto i cuori e inneggiare a un’umanità rinnovata e redenta a colpi di virus coronati, versare lacrime di canti a perdita d’occhio annunciando dalle grate umide della loro clausura palingenesi da ipermercato, ecologie da estetisti, fratellanze a costo zero. Il ritratto fedele di vite arrese al nulla di pensiero.

Non siete altro che degli imbecilli?

Raoul Vaneigem

Nel 1898, Zo d’Axa, indignato per la stupidità dominante, scrisse un libello che intitolò: “Siete soltanto degli imbecilli!”. La constatazione, ahimè, non ha perso nulla della sua pertinenza ed è solamente la preoccupazione di non dare adito né al disprezzo né alla generalizzazione che mi esorta a dargli una forma interrogativa. Non conviene esasperare coloro che il rincoglionimento mediatico non è riuscito a scalfire perché hanno conservato il gusto di vivere, e per i quali l’intelligenza sensibile prevale sul calcolo economico. Si può giudicare sconvolgente lo spettacolo di intere popolazioni rassegnate a putrefarsi da vive nella palude finanziaria che prolifera ovunque, sterilizza i suoli, inghiotte le conquiste sociali. Ma la funzione dello spettacolo non è proprio quella di intrattenere, agghindando con divertenti volgarità la disperazione, la paura e la rassegnazione, che sono i migliori sostegni dell’oppressione statale e mafiosa?

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Certo, come no!

… no, sai, è perché noi abbiamo… sì… una linea editoriale… capisci? … cioè, voglio dire… un indirizzo… capisci? opere, come dire?… cioè, mi spiego, come poesia civile, capisci?… sì, poesia onesta… cioè, mi spiego… ecco… che affronta i problemi… civile… democratica, capisci?… cioè, voglio dire… capisci, no?