Archivi categoria: dissenso

Stato di emergenza bellico

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Insorgenze

Contro le guerre del capitale globale e dei suoi servi

In un universo dominato dalle logiche aberranti e spietate del capitale e dalla mercificazione avvilente di ogni aspetto dell’esistenza, piagata e umiliata dalla proliferazione dei conflitti, dalle derive genocidiarie, dai fanatismi religiosi, dall’odio razziale, dal rifiuto dello “straniero” e del “diverso”; in un mondo che guarda con crescente e sempre più violenta ostilità l’esodo di masse immense di esseri umani costretti a migrare dalla fame, dalla guerra, dalla povertà e dalle carestie, l’arte e la poesia impongono, oggi come non mai, scelte drastiche e irreversibili in direzione del “dialogo” e della condivisione, l’assunzione di un compito di natura etico-politica inderogabile: vestire i panni dell’insorgenza, minare con l’esercizio inesausto della “parola” le basi di ogni società e di ogni cultura votata all’odio, al rifiuto e all’esclusione: una parola “piena e integra”, “vigile e resistente”, matrice indomabile di libertà, testimone di ogni slancio generoso e di ogni volontà concreta e operante di attraversamento delle “tempeste” del presente verso un nuovo e diverso inizio, fondatrice dell’unico “legame umano” per il quale è giusto e necessario impegnare tutta quanta la propria esistenza, quello per mezzo del quale “si identifica l’altro” come orizzonte e destino comune. (fm – da qui)

Carena:
per una civiltà del dialogo, della parola
e dell’accoglienza.

(cfr. qui e qui)

L’Europa nel gorgo dei nazionalismi

Mario Pezzella

Non c’è dubbio che Putin stia conducendo una guerra di aggressione e che le sanzioni nei suoi confronti siano giustificate. Tuttavia l’autorevolezza morale e politica di chi le sta imponendo è prossima allo zero. Sono gli stessi Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia (e l’Italia come ruota di scorta) che hanno invaso e distrutto, o contribuito a distruggere, quattro Stati sovrani – Iraq, Afghanistan, Libia, Mali – senza subire sanzioni, che nessuno del resto ha osato chiedere. I droni e i bombardamenti hanno prodotto in quei Paesi le stesse devastazioni a cui oggi assistiamo in Ucraina. Anche lì sono morti bambini e sono stati distrutti ospedali. Ma le vittime non erano europee. E i profughi di quei Paesi sono destinati ai campi di concentramento. […]

(Continua a leggere su Terzo Giornale)

Contro la guerra, contro gli stati

Massimo Varengo

[…] E allora, che fare?

Dovremmo schierarci o con l’imperialismo russo o con quello occidentale, quando entrambi perseguono politiche di potenza e di sopraffazione, all’interno e all’esterno dei propri confini? I confini polacchi, ad esempio: strumenti di morte per tutto quel popolo migrante che, in fuga da altre guerre, si è visto respingere nel gelo dei boschi e che ora si aprono per accogliere i profughi ucraini, manodopera qualificata a basso costo per lo sviluppo economico del paese.

Dovremmo schierarci in quella che è una tragica, sanguinaria, guerra di spartizione imperialista dove il patriottismo e il nazionalismo vengono sbandierati per confondere le acque, per nascondere i reali obiettivi della lotta, ossia l’accumulazione capitalista e l’affermazione di potenza degli stati vittoriosi?

Dovremmo piegarci alla prospettiva di un’evoluzione dell’Unione europea in un blocco coerente dotato di un esercito unico e di una politica unica, per diventare parte sempre più attiva nella spartizione del mondo?

Siamo e rimaniamo internazionalisti, contro gli stati, contro il capitalismo, per la rivoluzione sociale.

(Leggi l’intero articolo su Umanità Nova)

Per Maria Luisa Galli (in memoriam)

Maria Luisa Galli (suor Maria Simona Petra) si è spenta il 19 dicembre nel monastero di Orta San Giulio. I pochi giornali che hanno dato la notizia tracciando poi un profilo biografico lo hanno fatto, a mio avviso, indulgendo al sensazionalismo e fermandosi alla superficie. Me n’è rimasta una sgradevole sensazione di articoli rabberciati e privi di rispetto per la persona e per la sua storia.
“La suora di Pannella” è l’espressione ricorrente e, francamente, stupida, ottusamente rilanciata. Nell’osceno chiacchiericcio contemporaneo la storia di Maria Luisa Galli può apparire singolare e per il popolo di facebook, twitter e simili si confezionano (ovviamente!) articoletti di squallida approssimazione. Ecco: lo squallore sembra impadronirsi della storia delle persone che, invece, andrebbero raccontate e ascoltate e molto preoccupante è l’ovvia semplificazione in base alla quale occorrerebbe confezionare la notizia – “altrimenti nessuno legge”.

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No Tap

Divieto di circolazione a San Foca
Territorio blindato
Puglia sotto assedio
Editoriale di Bill McKibben
Disobbedienza NO TAP in Europa
Il gasdotto dei tre regimi
Chi c’è dietro la TAP
Il Comitato NO TAP su fb

“Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà.” (Primo Levi)

Benjamin Péret – Io non mangio di quel pane

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Carmine Mangone

(… ) I testi di Je ne mange pas… sono di chiara ascendenza surrealista. Le invenzioni automatiche che li costellano sono infatti numerosissime e anche fin troppo evidenti per star qui a discuterne. La loro elaborazione parte però invariabilmente da eventi, istituzioni, personaggi famosi, ecc., scelti deliberatamente dall’autore. Péret seleziona con cura i suoi obiettivi e li riunisce non certo a caso; si pensi, ad es., allo sviluppo di composizioni come Il cardinale Mercier è morto, Epitaffio su un monumento ai caduti o Il 6 dicembre. Siamo in presenza di circostanze reali e che determinano gran parte degli elementi creativi, il che ci conduce ad una conclusione quasi ovvia: la raccolta Je ne mange pas… è formata da “scritti di circostanza” lampanti, indiscutibili, quantunque assai diversi rispetto alla poesia sociale o variamente impegnata del Novecento. Continua a leggere Benjamin Péret – Io non mangio di quel pane

Libertà per Ashraf Fayadh

Ashraf Fayadh

Libertà per Ashraf Fayadh

Ashraf Fayadh, poeta, curatore e artista, è stato condannato a morte da un tribunale dell’Arabia Saudita, paese dove è nato da genitori palestinesi. È accusato di aver promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica Instructions within (2008), di aver avuto relazioni illecite, di aver mancato di rispetto al profeta Maometto e di aver minacciato la moralità saudita. La sentenza è stata emessa il 17 novembre ed è previsto che Fayadh possa presentare una richiesta d’appello entro trenta giorni.

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Legge di iniziativa popolare per la scuola

Il prossimo 2 ottobre la LIP (Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica) verrà ripresentata pubblicamente, a Roma, alla presenza di parlamentari di diversi schieramenti politici, sindacati, associazioni, movimenti e giornalisti. La LIP nasce dal mondo della scuola, è stata discussa e sottoscritta da oltre 100.000 persone, presentata in Parlamento da un gruppo di senatori di diversi Gruppi come disegno di legge rispettivamente 1583 al Senato e 2630 alla Camera. Quale differenza con la “Buona Scuola” di Matteo Renzi (vedi qui), calata dall’alto, annunciata con un filmato, oggetto di un questionario a risposta chiusa in cui non è possibile esprimere dissenso. Facciamo nostro l’invito di Marina Boscaino “Che i Presidenti della Camera e del Senato intervengano per garantire che la proposta di legge di iniziativa popolare (LIP), formalmente presentata da parlamentari di diversi gruppi politici (PD compreso) sia portata al confronto con la proposta governativa in modo da consentire all’opinione pubblica un corretto e democratico confronto”. […]

(Continua a leggere su “Vivalascuola“, il settimanale curato da Nives Camisa, Giorgio Morale e Roberto Plevano su “La Poesia e lo spirito“. Qui l’archivio di tutti gli articoli pubblicati.)

La fabbrica della cattiveria

Sergio Baratto

La fabbrica della cattiveria, come ogni impresa che si rispetti, ha dirigenti, quadri intermedi, lavoratori dipendenti. A diversi livelli della gerarchia, tutti lavorano al funzionamento della fabbrica. È ridicolo prendersela con il consiglio d’amministrazione e dimenticare la rete capillare di amministratori locali, militanti, semplici elettori, cittadini senz’altra specifica che come tanti ingranaggi hanno partecipato al movimento generale della macchina. Ogni atto, piccolo o grande, può contribuire a perpetuare o a fermare quel movimento. E, come in tutti gli stabilimenti, esiste pur sempre la – dolorosa – possibilità di tirarsi fuori. Di licenziarsi o, quanto meno, di sabotare il lavoro della fabbrica della cattiveria. In altre parole, non sto affatto parlando della tragedia di una nazione oppressa da un’oligarchia politica nemmeno tanto abilmente celata dietro la foglia di fico della democrazia. Sto parlando della catastrofe di una collettività che a quell’oligarchia empia (uso la parola che più mi sembra conforme alla sua natura) dà il proprio consenso. Di più: sto parlando di un «popolo» che è consustanziale alla propria «casta».

(Continua a leggere qui…)

Parole
Atti
Lo sgombero del campo nomadi di Opera
Fuori gli stranieri
Lo sgombero della baraccopoli di Via Rubattino

L’autoconservazione

Cloaca maxima

Antonio Scavone

L’autoconservazione

     L’omeostasi è la proprietà che un sistema (fisico, chimico) ha di riprodursi e di mantenersi in equilibrio per evitare – e realisticamente annullare – processi di disgregazione della sua unità e delle sue risorse originali. Continua a leggere L’autoconservazione

Una nazione geneticamente modificata

Morandini

Luciano Morandini

Luciano Morandini (1928-2009) è stato uno dei più importanti poeti e scrittori friulani del secondo dopoguerra. Formatosi nella cultura politica della Liberazione, dai primi anni Cinquanta si pose alla ricerca di una lingua originale, innestando criticamente la sua esperienza umana e poetica nel solco del neorealismo. La sua produzione si dispiegò nei decenni seguenti in molteplici e originali forme, raggiungendo nel 1984 il vertice narrativo di San Giorgio e il drago. Gli ultimi anni della sua vita furono scanditi da opere poetiche sempre più scabre ed essenziali, talvolta visionarie, e ispirate a una disincantata e amara indignazione civile.
Il volume L’onestà del poeta (a cura di Giuseppe Marini) contiene una selezione degli oltre trecento articoli che Luciano Morandini pubblicò tra il 2001 e il 2009 sulla rivista Il Nuovo Friuli, trattando di attualità politica, iniziative culturali, mostre d’arte, ma soprattutto di letteratura e poesia. In quegli scritti Morandini profuse un impegno instancabile – sollecitato dall’assillo quotidiano di un mondo involgarito, mercificato e dimentico dei valori fondativi della repubblica democratica – nella difesa del lavoro poetico come espressione della “persona” e scavo di verità, in uno con la rivendicazione della sabiana “onestà del poeta”.

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Chiamatele pure morti bianche

Bianco ipocrita che copre sangue rosso
e il nero sporco di una democrazia per pochi.

Morti sul lavoro, morti bianche, infortuni mortali nel 2013

1° maggio festa dei lavoratori

Dall’inizio dell’anno sono documentati 147 lavoratori morti per infortuni sui luoghi di lavoro. Il 33,3% sono morti in edilizia, il 31% in agricoltura dei quali la maggioranza schiacciati dal trattore che guidano, il 17,5% nei servizi, il 6,5% nell’autotrasporto, il 5,5% nell’industria (compresa la piccola industria e l’artigianato). Se si aggiungono i morti sulle strade e in itinere si superano le 300 vittime (stima minima).

Dall’ 1/1/2008 giorno di apertura dell’Osservatorio a oggi 2013 sono morti per infortunio sul lavoro oltre 5000 lavoratori di cui 2553 sui luoghi di lavoro e gli altri sulle strade e in itinere. Un’autentica carneficina che purtroppo viene sottostimata dalle statistiche ufficiali e ignorata dalla politica che potrebbe fare moltissimo, e con poche risorse, per far diminuire drasticamente questo fenomeno che ci vede primi in questa triste classifica in Europa, dove i morti sono mediamente un terzo di quelli italiani.

(Continua a leggere su Osservatorio Indipendente
e contribuisci a far conoscere il sito.)

Gli impresentabili

vaticalia

Gennaro Carotenuto

La classe dirigente, la generazione, il sesso maschile che ha portato l’Italia al disastro dovrebbe salvarla? Questa accozzaglia di partitocrazia e grand commis, tutti maschi, anziani, ricchissimi, sarebbe il meglio che questo paese può schierare per indicare cosa è urgente fare per il paese? La classe dirigente che negli ultimi 40 anni ha distrutto il paese dovrebbe salvarlo?

Possono essere saggi i tagliagole leghisti che hanno voluto la morte di 5.000 migranti che riposano sui fondali del Mediterraneo? Sarebbero saggi quelli che hanno votato che Ruby era la nipote di Mubarak? Sarebbe saggio colui che provò a legittimare i torturatori repubblichini chiamandoli “ragazzi di Salò”? Chi rappresentano i dieci saggi di Napolitano? Le privatizzate, le banche, la confindustria, la grande finanza che lucra sullo sfascio, i precarizzatori del lavoro, la nomenklatura partitocratica?

Niente donne, niente giovani, niente società civile, niente cultura, niente ricerca, niente diritti, niente disagio! È così evidente che questi dieci non rappresentano il paese reale ma sono chiamati a garantire, in un momento nel quale il crollo di un regime appare dietro l’angolo, quei poteri che rappresentano al di sopra e al di fuori del gioco democratico.

(Continua a leggere su Giornalismo partecipativo)