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I Resistenti

Luca Ariano
Carmine De Falco

I Resistenti è un’opera poetica a due voci, che si pone, già dal titolo, sul versante della poesia civile. Gli autori Carmine De Falco, napoletano, e Luca Ariano, lombardo, condividono la medesima tensione morale, il medesimo sguardo sulla realtà. Ciò che emerge dai versi è un panorama italico inquietante: periferie che hanno divorato la campagna e diventate a loro volta fatiscenti, da demolire e ricostruire insieme ai personaggi che le popolano, persi questi in vite ossessive, in ritualizzazioni dello squallore del sopravvivere, in chiacchiere che diventano vieppiù volgari, sintomo di un imbarbarimento che pervade il paese ricacciandolo in una condizione pre-illuministica e svuotata di ogni spessore etico e morale. La Resistenza che Ariano e De Falco sembrano indicare passa attraverso la ragione, attraverso il senso dell’agire umano, attraverso le vite che non possono ridursi a contenitori di cose e ricettacolo di nuovi luoghi comuni da innestare su rinate miserie. Continua a leggere I Resistenti

Il fiore del deserto

“ti cammina sul braccio
la tenebrosa
sapienza di
chi regge lumi
al mattino, ti
acceca
il risucchio dell’olio
che sciama in vapore e
incendia il tuo
occhio
che spunta in un prato, dal
le gronde di un foglio
dove transitano stelle e
voragini, il profilo distante
di una voce
intravista per caso
si perde tra l’inchiostro e
la pelle…”

Sono ospite di Enrico Cerquiglini, nella terra fraterna e accogliente della Ginestra, il fiore del deserto. Il mio grazie si accompagna a un invito rivolto ai lettori della Dimora a visitare lo spazio che Enrico ha creato e gestisce insieme a Nazzareno Stazi, con il contributo di validissimi collaboratori per le varie sezioni in cui si articola. Cliccando sull’immagine in alto, infatti, si accede direttamente alla home page, dalla quale è poi possibile navigare tra i vari blog che compongono e danno fisionomia al sito, un vero e proprio ritratto a tutto tondo del padrone di casa: le ragioni della poesia e dell’arte mai disgiunte da uno sguardo vigile, attento, critico e militante sulle tante derive del presente.
Buona crescita, odorata ginestra che tuoi cespi solitari intorno spargi.

In memoria di Angelo Ferrante

Angelo Ferrante

Ho incontrato Angelo Ferrante per la prima volta una trentina d’anni fa. E’ bastata una chiacchierata per riconoscere subito in lui, naturalmente, l’amico fraterno che sarebbe sempre stato; così, a pelle, con la stessa naturalezza e spontaneità con le quali sarebbe possibile a chiunque, leggendo uno solo dei suoi libri, apprezzare e testimoniare il suo valore di poeta. L’ultima volta che l’ho sentito, abbiamo parlato, tra le altre cose, del progetto di mettere in rete una sorta di antologia che desse conto, almeno in parte, del suo percorso poetico. Continua a leggere In memoria di Angelo Ferrante

Vicino alle nubi sulla montagna crollata

(Dalla prefazione di Luca Ariano e Enrico Cerquiglini)

Il mondo è non è più lo stesso che i nostri antenati hanno conosciuto. Un secolo di tecnologia ha cambiato il volto di ogni cosa: lavoro, cultura, economia, città, campagne. Questo cambiamento, così repentino e spietato, sta rimuovendo il Passato. Ne cancella con cura certosina ogni traccia che non può essere tradotta in denaro. Si salva solo ciò che può essere utilizzato per creare business e quindi nientificato nel suo essere. […]

(Continua a leggere qui, insieme a notizie sugli autori e le ragioni dell’opera.)

*

Coltivare macerie sul volto (Parte seconda) – Enrico CERQUIGLINI

[La prima parte si può leggere qui.]

Da Tra nebbia e fango, Campanotto, Udine, 2007

Elegia di fine anno/secolo/millennio
(Arbeit macht frei)

reloj, detén tu camino…
se cade in piedi
vedi l’elasticità del corpo
…haz que esta noche sea perpetua… Continua a leggere Coltivare macerie sul volto (Parte seconda) – Enrico CERQUIGLINI

Coltivare macerie sul volto (Parte prima) – Enrico CERQUIGLINI

Parlare della propria scrittura non è mai facile e lo diventa ancora di meno se si deve provare a tracciare una linea, un’autoantologia che riesca in qualche modo ad essere rappresentativa della propria produzione. Ho cominciato a scrivere, come molti, nell’adolescenza, affascinato dai versi di Rimbaud e di Gozzano ma anche dai versi meno letterari di Bob Dylan, di Neil Young e Leonard Cohen. Era, come quasi tutte le scritture giovanili, una scrittura ingenua, in cui il dire immediato trovava una costruzione metrica balbettante e precaria. Una scrittura che, solo oggi, leggerei come eserciziario, come adolescente tentativo di interagire col mondo in modo naif e disperato. Continua a leggere Coltivare macerie sul volto (Parte prima) – Enrico CERQUIGLINI