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Intus

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Fiorangela Oneroso

Quando ci si pone dinanzi a un’opera che abbraccia, in senso propriamente circolare, un intero mondo di ordini, insiemi e sistemi, non si può pretendere di limitarsi ad una sola modalità d’approccio e di veicolare quindi una chiave di lettura univoca. Ben consci di questo, i più cauteli non avranno nessuna difficoltà a dichiararsi mancanti e non avranno altra scelta se non quella di viaggiare sui sentieri dell’inesaustività. Ma se si vuole parlarne (o se ci si vuole far parlare da essa) bisogna comunque articolare un pensiero e dargli voce. Per questo mi sono trovato a ragionare, anche e soprattutto, per suggestioni che rinviano ognuna ad altro, a un qualcosa che rischia il fissaggio di una doppia consistenza di ciò che, per semplicità (e in termini essenzialmente riduttivi), definiremo ignoto o inconoscibile. L’inconoscibile ci pre-esiste e ci sopravvive: è questa la sua doppia essenza o consistenza, per quanto entrambe le peculiarità si rivelino a noi nella loro inconsistenza di fondo.

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Abbandono e abbondanza. Les revenants e la ruggine

Enzo Campi
Marilena Renda

Per sviluppare un pensiero cognitivo su quest’opera bisognerebbe mettersi in linea con l’autrice: giustapporre crepe a crepe, insinuarsi nelle fenditure, ri-configurare «nomi propri» e attitudini, veicolare un’apparente pacatezza espositiva che, a ben guardare, preserva in nuce un urlo rabbioso, quasi selvaggio, quello che l’autrice definisce, a più riprese, un “ruggito”, insomma e in poche parole compiere un gesto aggiuntivo che possa affiancarsi al gesto originario. Tutto ciò, naturalmente, non è quasi mai possibile. Accade raramente che una lettura critica possa donare a un’opera un vero valore aggiunto.

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Ed erra di carne un grumo

Enzo Campi
Ivan Schiavone

Ed erra di carne un grumo
(Uno sguardo, per appunti inconclusi, su
Strutture di Ivan Schiavone)

Istruzioni per l’uso.

L’opera è divisa in due macro-sezioni: “Serie di mutilazioni sul corpo dell’uomo quantità” e “La Mariée”. La prima è divisa in 10 blocchi composti ognuno da tre testi (trittici) e la seconda è divisa in tre sezioni, Mise à nu, Par ses célibataires, Même, ognuna delle quali è composta di undici parti.
Per comodità d’esposizione ogni singola parte dei trittici verrà definita “pannello”.

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Letteratura necessaria – Voci del Novecento (IV)

Giuliano Mesa

[…] Siamo nel cuore di una lirica che ha come unica ragione quella di non pretendere ragioni, che ha il coraggio di gettare sulla pagina un’esperienza vitale in forme improvvise, non garantite a priori. È una poesia pura, una lirica astratta che si trascina dietro scorie e detriti e che compie il miracolo di avvincere il lettore a una storia, a un dolore, a un’angoscia mai nominati ma che, per le vie segrete dello stile e della grammatica, premono contro le parole. […]

(Guido Caserza, dalla Postfazione a Quattro quaderni)

(Leggi l’intero articolo su Letteratura Necessaria)

[“Letteratura necessaria – Voci del novecento” è una rubrica curata e realizzata da Enzo Campi. Il primo numero è dedicato a Piero Bigongiari, il secondo a Roberto Sanesi, il terzo a Brandolino Brandolini D’Adda.]

Letteratura Necessaria – Voci del Novecento (III)

“non ricordo come nasca e si accenda il fuoco nella parabola che ne curva a ferro caldo il moto. Certamente tuffarsi dallo stato in luogo nella fatalità della curva (calcolata in) andante e perdente, è necessità che sottende al vincolo fra grida di desiderio e di tortura: ne sono piene le piazze, i ciarlatani, le maestrine tiritera e i pianti la sera. Al poeta, invece, il divertimento nodoverbo impone di uscirne a cavalcaneve per via di piccola candid, analisi d’interno.”

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Quaderni delle Officine (XXIII)

Quaderni delle Officine
XXIII. Dicembre 2011

quaderno part_ b_n

Enzo CampiNatàlia CastaldiMarco Ercolani

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Esilio di voce. Tre letture critiche
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Letteratura Necessaria – Voci del Novecento (II)

Roberto Sanesi

“E così gli occhi
presero forma di parole, insistendo
a saltellare fra una domanda e l’altra
come capita a volte anche agli angeli quando
sono costretti a procedere con un piede solo sul davanzale
del visibile, e speri sempre che qualcuno cada
per ritrovare la sublime vertigine della differenza.”

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Poesia necessaria – Voci del Novecento (I)

Prende il via oggi su Poetarum Silva, con un post dedicato alla figura e all’opera di Piero Bigongiari, una nuova rubrica, curata da Enzo Campi, dal titolo “Poesia Necessaria – Voci del Novecento“. L’intento è chiaramente divulgativo. Gli articoli, costruiti intorno a una selezione ragionata di testi esemplari e corredati da significativi interventi critici capaci di illustrare le linee essenziali di sviluppo della poetica degli autori presentati, compariranno alternativamente su “Poetarum Silva” e sulla “Dimora del tempo sospeso“.

Vi invito alla lettura e vi do appuntamento alla settimana prossima, su queste pagine, con un numero dedicato ad un altro “grande” ingiustamente dimenticato: Roberto Sanesi.

L’ipertesto della scrittura al nero

Enzo Campi

“Il nero è il cuore della luce, è il suo nucleo originario, la cosa primultima da cui la luce è destinata e a cui si destina.
Tutto nasce dal nero e muore nel nero; e la luce è anche il transito dal nulla originario al nulla del divenire, la luce è anche l’utopia che guida i nudi piedi sui sentieri dell’indecidibilità.”

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Ciò che sopravvive all’apocalisse

Enzo Campi

Ciò che sopravvive all’apocalisse
è il relitto che anticipa l’avvento morendosi

Se pure scandita per lessemi
impronunciabili rinviene chiara
al lobo la sentenza che il coro
dissemina, da giorni, nell’intero
intorno: ciò che sopravvive
all’apocalisse è il relitto
che anticipa l’avvento morendosi

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