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Dei malnati fiori

Enzo Campi

I malnati fiori elogiano il terzo, il testimone che non tace più e accede alla coscienza del molteplice. Un terzo che tuttavia è capo, a-capo del verso: l’interlocutore principale e insieme il detentore della parola. Cosa succede in quella cruna è svelato e ri-velato nella scrittura di Campi che, con magistrale capacità endoscopica, dipana tutti i fili, uno ad uno – quelli difficili da dividere e quelli che sono sull’orlo di spezzarsi, quelli mischiati alla tattilità del corpo e quelli legati agli indugi dell’Altro. Una parola che scheggia il guscio dell’ordito e ne fa intravedere il senso che poggia sulla polvere, l’intenzione. Non c’è linearità ma esattezza circolare del procedere per domande e definizioni. Continua a leggere Dei malnati fiori

Cuore comune


Enzo Campi
Renata Morresi

Leggendo “Cuore comune” ho subito pensato a un molo, un bordo (se preferite: un margine), una linea orizzontale dove, compiendo un solo passo (nel vuoto), si potesse tra(n)slocare dalla rigida e solo apparente stabilità della terraferma alla docile instabilità dell’acqua.
Perché l’acqua?
Perché “Cuore comune” è una sorta di fiume ove le parole si allettano e scorrono.
Forse condizionato dal fatto che la prima lirica che ho letto terminava così: “come se fosse nato ora / dall’interno, un fiume”, forse perché questa parola ritornava più volte in altri componimenti, forse perché l’acqua, via via che leggevo, proponendo un’altra parola-chiave: “galleggiare”, si rendeva depositaria di un messaggio sempre più chiaro: ciò che conta è anche quello che viene in superficie e che non rinuncia al movimento.

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Dei malnati fiori

Enzo Campi

mi ripiego
nell’onda sonora
che si propaga
come pneuma
e mi faccio strada
nel taglio
a mani nude
rivendicando il calvario
che migra dal capo alla coda
e mi sformo in fine
tra pietra e pietra
interrandomi nell’inerzia
in cui celebrare
la raggiunta armonia

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Poetarum Silva

Poetarum Silva

 

 

“Nella scrittura ci si pratica (o ci si dovrebbe praticare) sempre al limite, si è (in)naturalmente portati a frequentare i margini, al solo scopo di osservare le cose dall’esterno e per meglio scegliere il punto più adatto per la penetrazione verso l’interno. Questa penetrazione, spesso praticata con dolo (ma questa sorta di effrazione viaggia in simbiosi col dono), è ciò che permette l’avvicinamento al cuore delle cose.”

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Omaggio a Giorgio Manganelli (I)

Giorgio Manganelli

Un libro non si legge; vi si precipita; esso sta, in ogni momento, attorno a noi. Quando siamo non già nel centro, ma in uno degli infiniti centri del libro, ci accorgiamo che il libro non solo è illimitato, ma è unico. Non esistono altri libri; tutti gli altri libri sono nascosti e rivelati in questo. In ogni libro stanno tutti gli altri libri; in ogni parola tutte le parole; in ogni libro, tutte le parole; in ogni parola, tutti i libri. Dunque questo ‘libro parallelo’ non sta né accanto, né in margine, né in calce; sta ‘dentro’, come tutti i libri, giacché non v’è libro che non sia ‘parallelo’.

[Nel ventennale della scomparsa, un omaggio alla figura e all’opera di Giorgio Manganelli, uno dei più geniali autori della letteratura italiana del Novecento. Di seguito, la prima parte di un’intervista esclusiva alla figlia Lietta, curata da Alessandra Pigliaru, e una riflessione di Enzo Campi.]

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Speculo imaginario

Giovanni Campi

“Qualsiasi speculo degno di quest’appellativo e di identificarsi in siffatta marca deve connotarsi non solo nella restituzione dell’uguale, ma anche nell’amplificazione della differenza in cui decodificare e vanificare l’uguale, quella differenza che può permettere l’entrata in campo dell’ennesimo processo aporetico: la coesistenza del riconoscimento e del disconoscimento.”

(Enzo Campi)

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Qual è il vero dono?

Poetarum Silva
Blanc de ta nuque

Qual è il vero dono?

Il corpo di parole a cui il poeta disegna labbra e occhi, modulando
i suoi segni sul ritmo di tracce familiari o inavvertite, sul profilo incerto che
gli specchi rimandano a fatica,

 

oppure
la devozione di chi leggendo
in quella carne si immerge,
recupera dai fondali i suoni
che danno voce a quelle labbra,
le radici che danno immagini
a quegli occhi – la sostanza
che immette sangue,
respiro e movimento
in quella creatura d’aria
?

 

La risposta è qui, qui e qui

Ringrazio di cuore Natàlia, Enzo e Stefano.

 

Ou est l’île?

Enzo Campi

Non si conteranno mai
   i passi dell’assenza,
eppure si avvertono
   distintamente.
[…]
Lui, l’illuminato,
e il suo femminile Ile.
Lui, senza meta.
Lei, la meta.
[…]
Lacerazione della coppia.
Fuga e catene:
il doppio richiamo.

(Edmond Jabès)

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