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Quaderni delle Officine (XV)

Quaderni delle Officine
XV. Maggio 2011

quaderno part_ b_n

Andrea Cirolla

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Percorsi dell’estetica paciana (2011)
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Enzo Paci: nel segno di Rilke

Andrea Cirolla

“La parola non deve essere la parola che impongo ma la parola che nasce dalle situazioni che in essa si aprono, maturano, emergono verso nuove possibilità. Le torri che si innalzano pure verso l’azzurro paziente del cielo sembrano in attesa, cariche di passato, dei secoli che verranno. Sentire il loro senso, la loro storia nel mondo nel quale hanno vissuto e vivono, nelle relazioni che le costituiscono e che mi costituiscono, è lasciare che parlino; è lasciare che il loro silenzio maturi in un nome, o in un discorso che non sia predisposto; è lasciare che la parola nasca, come nasce in silenzio, e matura, il frutto nel tempo.”

(Enzo Paci, Dall’esistenzialismo al relazionismo, 1957)

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L’esperienza dell’inizio

Andrea Cirolla

“Quante poche cose sappiamo dire, quanto poco sappiamo scrivere che valga la pena di essere scritto. Per coloro che veramente contano, umili ma autentici, angosciati ma incapaci di esprimersi con la parola angoscia, vinti ma tali da essere essi soli il sale della terra anche se non conosciamo il loro nome. Forse c’è qualcosa nell’universo per cui una sofferenza reale o un atto di autentica verità non vanno mai perduti.”

L’esperienza dell’inizio
La riscoperta di Husserl nel Diario di Paci

     Per quale motivo il “ritorno a Husserl” coincide in Paci con quella spregiudicata libertà dello stile di cui ci è testimone il Diario fenomenologico? La scrittura del Diario fenomenologico non nasce in vista della pubblicazione, piuttosto il libro è il risultato della selezione di alcune pagine dal diario personale del filosofo, in un arco di tempo che va dal marzo 1956 al giugno 1961. Continua a leggere L’esperienza dell’inizio

“Le Parole di Antonia Pozzi” – di Enzo Paci

(Antonia Pozzi)
Antonia_PozziIo penso che il tuo modo di sorridere
è più dolce del sole
su questo vaso di fiori
già un poco
appassiti –

penso che forse è buono
che cadano da me
tutti gli alberi –

ch’io sia un piazzale bianco deserto
alla tua voce – che forse
disegna viali
per il nuovo
giardino.

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