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Se la guardi controluce

Fabia Ghenzovich

La Catanegài

’na zatarìna, ’na candela
impissàda per ogni morto
negà, per ogni putèlo
desmentegà drento el pantàn
del fondo, tra le rive

del sile, la restìa, la catanegài
i la ciama, i vivi e i morti smarìi
soto aqua, dove la zàtara
la se ferma, de novo catài
dal scuro fin a la luse

de un nome pronunzià – la luse
la tanta luse dei oci
de le mame.

[La Catanegài
una zatterina, una candela / accesa per ogni morto / annegato, per ogni bambino / dimenticato nel pantano / del fondo, tra le rive // del sile, la schiva, la catanegài / la chiamano, i vivi e i morti smarriti / sotto acqua, dove la zattera / sosta, di nuovo portati / dal buio fino alla luce // di un nome pronunciato – la luce / la tanta luce degli occhi / delle madri.]

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Fabia Ghenzovich
Se ti la vardi contro luse
Venezia, Supernova edizioni, 2018

Totem

Ghenzovich, Totem

Fabia Ghenzovich

“La brevità dei testi sembra il centro di un canto che si snoda come il corpo del serpente, di fatto emblema di vita e di legame tra questa e l’altra, vita anch’essa oltre la morte, sostanza profonda della Loba, come se in fondo al movimento imposto da questo farneticante mondo, ci fossero impronte fresche che si conoscono e ci additano, quelle che sono certamente le pericolose calate, le rocce aguzze e i crepacci da cui diventa difficile uscire soli.” […]

(Fernanda Ferraresso, da qui)

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Il cielo aperto del corpo

Fabia Ghenzovich

Ciò che colpisce al primo sguardo posato su questa raccolta è l’essenzialità della lingua poetica di Fabia Ghenzovich, la pregna asciuttezza temperata di un dire che incarna il proprio oggetto, rivestendolo di una pelle sottile di parole, ridonandolo intero nella sua materialità, per poi rarefarsi e assottigliarsi sul filo del verso teso allo stremo quando l’anima spicca il volo verso l’aperto, oltre i confini del corpo, al riparo da “ogni chiglia aguzza / di pensiero”, da ogni ristrettezza razionalizzante di visione.

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Il cielo aperto del corpo

Fabia Ghenzovich

Ogni perdita è un buco nella carne
col bisogno di catturare
per colmare ciò che è perduto:
un’assenza come morte
differita in vita.
Anche gesti e parole scavano
la crosta del mattino
spessa come la paura
sulla falla del corpo acquattato
svaria la luce
il flusso il moto
il sussulto d’ogni cellula
fino all’ultimo vivido strato.

(Fernanda Ferraresso introduce, con una splendida nota, una selezione di testi di Fabia Ghenzovich tratti dalla raccolta Il cielo aperto del corpo, di prossima pubblicazione presso Kolibris Edizioni.
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