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Il silenzio dei morti

(Impronte sull’acqua)

……………………..(da qui)

è la mente che
numera il silenzio
dei morti, e la conta
è un dolore che vive e
ramifica in chiazze di
nuvole sulla pelle, a volte
è sabbia, un tramonto
un fiore di neve
a distendersi fino al
le pupille, a
riempire la bocca
con la sua lingua colma
di ricordi, con i resti
vaganti di un
incendio, con la sua
veste di orme, di voci
di capelli, con la
rappresa, impura
verità del gelo

La Porta

Yves Bergeret

La porta malandata dà sulla notte
ma tu la superi dalla parte opposta ed entri
sulla scena tutta illuminata
dove noi, i tuoi figli, ti aspettiamo.
Ti basta una sillaba per dare inizio
al grande ballo, duro e spigoloso,
in cui la voce delle madri è forse più forte
delle grida dei maschi stamattina.
Poi ti sposti sul proscenio, di lato,
e lasci che la danza prosegua da sola, nell’aria
sibilano dei pugnali, un metronomo oscilla
al di sopra delle teste. Una pioggia
di luce e di gioia rimbalza sulle tavole
del palco dove il fondale della tua voce,
come una porta aperta, risuona.

………………………………………………………(La Porte, da qui)
……………………………………Traduzione di Francesco Marotta

Io abito un dolore

………………….René Char

……Non lasciare che a guidare il tuo cuore siano quelle tenerezze parenti dell’autunno che ne ripetono la placida andatura e l’affabile agonia. L’occhio fa in fretta ad invecchiare. La sofferenza conosce poche parole. Prova a coricarti deponendo ogni affanno: sognerai del giorno che viene e il tuo sonno sarà tranquillo. Sognerai che la tua casa non ha più finestre. Sarai impaziente di unirti al vento, al vento che percorre un anno in una notte. Altri canteranno di unioni armoniose, di corpi che personificano soltanto la maledizione della clessidra. Tu condannerai la gratitudine che diventa un rituale. E domani ti identificheranno con qualche gigante dissociato, signore dell’impossibile.

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