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Volti

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I grani neri


“les trois montagnes se relèvent de la poussière
et l’eau bondit à nouveau des trois sources
et chante de cascade en cascade
le dur drame et la force des hommes libres”

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Omaggio a Lorand Gaspar

Nei giorni scorsi è venuto a mancare, a Parigi, il grande poeta francofono Lorand Gaspar. Silenzio assoluto sulla stampaglia e la bloggaglia italiote, tutte intente a celebrare i loro eroi da avanspettacolo delle lettere, da sagra paesana del nulla in versi.
Ho chiesto a Yves Bergeret, che tra l’altro lo ha conosciuto e frequentato personalmente, di tracciarne il profilo per i lettori della Dimora. Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo e di un poeta resistente, trasparente, umanissimo cantore della vita degli ultimi e dei senza storia. (fm)

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La rosa di nessuno

SALMO

Nessuno ci impasta di nuovo da terra e fango,
nessuno evoca la nostra polvere.
Nessuno.

Sia lode a te, Nessuno.
E’ per amore tuo che noi vogliamo
fiorire.
Incontro
a te.

Un Nulla
eravamo, siamo,
resteremo, fiorendo:
la rosa di Nulla,
di Nessuno.

Con
lo stilo chiaro d’anima,
il filamento da cielo deserto,
rossa la corolla
per la parola purpurea, quella che cantammo
sopra la spina,
oltre.

(da qui)

Samori Touré (2)

Romain Poncet

[Continua da qui]

Quanti anni ha vissuto Samori? Cosa dicono le foto del guerriero. Senza dubbio, sul grigio e bianco del Journal des Voyages, le rughe sottolineano il suo sguardo smarrito. E’ seduto per terra, dritto, con un volto enigmatico, sostenuto da un sorriso imbarazzato o penetrante – chi può dirlo?
Il pubblico applaude: che nemico! Che prestanza! La Francia trova il tempo di inorgoglirsi dopo diciotto anni di massacri: la vittoria permette di passare dall’esecrazione a uno stato d’animo più magnanimo.

Quest’uomo unico, quest’imperatore irrigidito nel suo abbattimento, poteva essere alla fine la persona alla quale la Repubblica una e indivisibile stava dando la caccia dappertutto in Africa occidentale: il frammento mancante nello specchio della sua potenza.

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Samori Touré (1)

[…] In questo periodo di imponenti migrazioni, contro le quali si levano i razzismi e i populismi europei più brutali, è necessario ripetere con Carena, dopo Carena, che i migranti del Sahel portano in sé e nella loro stessa parola, oltre a un’antropologia particolarmente ricca, un corpus popolare di personaggi reali che hanno spinto a ripensare profondamente il mondo e le relazioni tra le sue terre del sud e quelle del nord. Thomas Sankara, Kwamé N’Krumah, Franz Fanon, Patrice Lumumba, per esempio. Samori Touré è tra costoro, intorno al 1900. La loro forza simbolica, politica e popolare è ancora oggi, per una gran parte della gioventù africana, un elemento fondamentale della lingua-spazio di quei luoghi.

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Fuga

Sopra il ferro dimenticato sfioriscono le viole.
E sopra il ferro crescono sospiri e addii,
le orme musicali del cuore del vento
che cerca lontananze per scordare i suoi boschi.

Un cervo trasparente sogna squarci di fuga.
Ma il sogno s’infrange contro sentori di morte.
Non basta il profumo del nardo a placare
la fronte dove gemono smeraldi e addii.

Dove ha sepolto il sole il suo cerchio splendente,
la sua corolla ardente, in quale sabbia, in quale notte,
se tutto rimane in silenzio: vento, fiore e battito,
se tutto è ormai immobile tra le alte torri?

Il cervo trasparente giace sotto la nebbia.
Gli occhi morenti nell’umidità salmastra
guardano tra le ombre del fumo e della lama
il suo sangue che si rapprende nella notte.

(Versione libera da “Huida
di Augusto Roa Bastos, 1947)