Archivi categoria: francesca diano

Il viaggio del poeta

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Quaderni delle Officine (LXXX)

Quaderni delle Officine
LXXX. Gennaio 2018

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James Harpur

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Bere alla fonte.
Un’esplorazione dell’immaginario poetico (2017)

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Bere alla fonte

James Harpur

Quando avvenne che l’uomo prese a narrare, per la prima volta, le proprie esperienze di vita in forma poetica? Consideriamo, ad esempio, i pittori della grotta di Lascaux, diciassettemila anni fa; operavano una distinzione fra il loro parlare quotidiano e una forma di comunicazione che potremmo considerare poetica?
Non abbiamo che congetture, basate su vaghi indizi. Quel che sappiamo con certezza è che i nostri antenati della preistoria praticavano altre forme d’arte; la pittura, ad esempio, e la musica, come dimostra un flauto, antico di quarantamila anni, trovato in una grotta nel sud della Germania, costruito usando l’osso di un’ala di un grifone; l’idea di un grifone morente circondato da esseri umani appare un surreale capovolgimento delle sorti. Suonare uno strumento significa anche stimolare in modo naturale dei movimenti del corpo, non foss’altro che battere un piede, dunque è altamente probabile che, in quel periodo, esistesse già la danza. Possiamo esser certi che pittura, musica, danza fossero delle componenti importanti nelle società della preistoria. […]

[Questo è l’inizio della lectio magistralis che James Harpur ha tenuto a Torreglia il 28 maggio 2017. Il testo sarà pubblicato integralmente in “Quaderni delle Officine” nella traduzione di Francesca Diano, che ringraziamo per la gentile concessione.]

Ripubblicare le opere del filosofo Carlo Diano

Francesca Diano

Carlo Diano (1902 – 1974), uno dei maggiori e più originali pensatori, filosofi e filologi italiani, noto in Europa e nelle due Americhe per i suoi studi epicurei, per il suo magistrale lavoro di filologo classico e per il suo pensiero filosofico originale, è stato uno dei grandi protagonisti della cultura italiana del ‘900. Allievo di Giovanni Gentile e di Giorgio Pasquali, ha esteso i suoi studi e le sue ricerche alla Storia delle Religioni, alle teorie artistiche, alle letterature scandinave, al pensiero scientifico e matematico, alla papirologia, alla filosofia antica e moderna, all’archeologia. Vera mente rinascimentale, è stato anche poeta, scultore, pittore e compositore di musica, avendo studiato composizione a Santa Cecilia. Ha ricoperto per decenni la cattedra di Letteratura Greca dell’Università di Padova come successore di Manara Valgimigli, ha istituito il primo insegnamento di Storia delle Religioni all’Università di Padova, che per anni ha tenuto egli stesso come incarico, oltre ad ever insegnato nelle università svedesi di Lund e Uppsala e ha tradotto poeti e scrittori svedesi, inoltre ha reso mirabilmente in versi italianii tragici greci, traduzioni che hanno visto allestimenti in numerose stagioni di teatro classico con grandi compagnie teatrali. Ha curato l’edizio princeps dei Papiri Ercolanensi delle opere di Epicuro, studi che gli hanno valso la fama internazionale come uno dei maggiori studiosi di Epicuro.

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Quaderni di Traduzioni (XXXI)

Quaderni di Traduzioni
XXXI. Marzo 2017

paestum-il-tuffatore

Francesca Diano

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Piccola antologia di poesia anglofona (2017)
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L’uomo della soglia

nanni-cagnone-1979 Francesca Diano

Nanni Cagnone è uno di quei rari che si sottraggono a qualunque categorizzazione, ma che incarnano l’idea, platonica vorrei dire, del Poeta, non solo perché scrivono versi – sempre, anche quando in versi non scrivono, anche quando pensano, parlano, tacciono, vivono, respirano – ma perché consacrano la vita a dare forma, e rendere quale dono, a una visione nuova del mondo, frutto di una ricerca che mai si interrompe, che è esplorazione e sperimentazione di ogni possibilità, di ogni strumento, mezzo e tecnica che parola e speculazione offrono. E lo fanno da innamorati dell’ignoto. Seguendo, come unica guida, il proprio dàimon. Perché questa è la loro natura.

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Before the flood, 10

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

James Harpur

      Il tuffatore di Paestum

      Dipingi questo sarcofago di pietra
      Con scene del mio convito funebre.
      Raduna i miei compagni d’un tempo
      E ponili sopra letti morbidi.

      Fa’ che il vino sciolga loro la lingua
      Carezza le carni dei loro efebi
      Succhia a baci dai flauti melodie
      Trai armonie pizzicando le lire.

      Tutto mi son lasciato dietro.
      Scorie di vino mi impastano la lingua
      La musica fa stridere il silenzio
      E pelle sulla pelle mi disgusta.

      Dipingi tinte ricche e veritiere
      Fa’ che la sensualità colori
      Questo sepolcro gelido ed ascetico –
      Ad eccezione dell’interno del coperchio:

      Qui fai vedere l’oceano sconfinato
      Uno o due alberi con rami come felci
      La sagoma di un trampolino;
      Che tutto sia essenziale e delicato.

      E raffigurami senza veste alcuna
      Un’anima nuda in volo e rilucente
      Che attraverso la mia vita sensibile
      Si tuffa nelle acque dell’oblio.

Traduzione di Francesca Diano

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