Archivi categoria: franco loi

Un ricordo di Franco Loi

“Erano tutti abitanti del rione, tra Teodosio e Loreto. Uno con le mani protese davanti alla faccia, come a proteggersi e a gridare – una faccia paonazza, gli occhi come buchi viola, i capelli impiastricciati, incollati alla fronte bassa; un altro con gli occhi stravolti, bianchi, le labbra tumide, dure; e altri ancora con le dita lunghe come rami, e certi colli gialli tra camicie gualcite, magliette spiegazzate […]
I parenti non potevano onorare i loro morti. Nessun grido, nessun pianto. I fascisti erano lì, giovani e spavaldi. In quel fotogramma della loro vita e della loro storia, sprezzanti, quasi a non dover o non poter tradire la parte che una terribile legge gli aveva assegnato.”

(Leggi l’intero articolo di Giuseppe Natale su Poliscritture)

Passa el tò cör tra j òmm

Franco Loi

(Genova, 21 gennaio 1930 –
Milano, 4 gennaio 2021)

vedi el nient, el vardi, e me vègn denter
la malagogna del diu che m’à creâ..
deserta giuèntü, spersa la vita,
tanta vergogna, amur pien de viltâ..
..me ciapa quèl silensi che m’inferna,
preghi la nott, me raspi, me remèni,
ghe giunti anca l’assogn.. Respund el verna,
e de luntan rümur d’una quaj machina
che porta per Milan l’aria suverna.
Uh tì, cacca del dìss, lengua de l’ànema,
pàrlum de lü, ‘na volta dì ‘n quajcoss,
che mì me sun malâ de l’aria eterna,
paüra de la nott nera de foss.

[Io vedo il niente, lo guardo, e mi viene dentro/ la maledizione del dio che mi ha creato../ deserta gioventù, spersa la vita,/ tanta vergogna, amori pieni di viltà../ ..mi prende quel silenzio che m’inferna,/ prego la notte, mi raspo, mi dimeno,/ ci perdo anche il sonno.. Risponde l’inverno,/ e da lontano i rumori di qualche macchina/ che porta per Milano l’aria sotterranea./ Oh te, cacca del dirsi, lingua dell’anima,/ parlami di lui, una volta dì qualcosa,/ che io mi sono ammalato dell’aria eterna,/ paura della notte nera di fosso.]

Repertorio delle voci (XVI)

Manuel Cohen
Franco Loi

Franco Loi. Categorie della dispersione in Stròlegh
e nel passato-presente degli anni Sessanta-Settanta.

“I dis: al scriveva mei na volta,
ca sum dvntà volgare.”
(“Dicono che scrivevo meglio una volta,
dicono che sono diventato volgare.”
)
(Cesare Zavattini, A l’arcnosi, Lo riconosco, 1973)

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Il Parlar Franco

Franco Loi

“Franco Loi è poeta della socialità e congiuntamente delle intervenute difficoltà a saldare in un qualche modo le attese dell’epoca in un comune e condiviso orizzonte. Autore della speranza e insieme del disincanto – potremmo quasi affermare guardando all’insieme della sua produzione, al suo primo come ugualmente al suo secondo tempo. O con più stringente sintesi: agente e riflesso della Modernità (nelle sue tensioni positive e umanistiche), ma poi anche della post-modernità. In concreto, tutta l’opera poetica di Loi, pur nelle sue articolazioni, vive in una essenziale e duratura unità. (…) La forza di Loi è la percezione ansiosa che nasce da quell’immensità d’attesa che appartiene e che anche compete in quanto dovere agli uomini.”

[Il Parlar Franco n. 10 – Indice del volume]

Il Parlar Franco
Rivista di Cultura Dialettale e Critica Letteraria

Direttore: Gualtiero De Santi
Pazzini Stampatore Editore (RN)

 

Il Parlar Franco – Una rivista militante

EDITORIALE (Numero 8/9)

Due grandi linee hanno essenzialmente orientato l’impostazione de “Il Parlar franco” nei suoi precedenti fascicoli: l’approfondimento della produzione neo-volgare in area romagnola; una evidenziata attenzione verso i processi di pensiero che l’hanno caratterizzata in congiunzione con le altre realtà dialettali e, più in generale, con la poesia italiana a cavallo tra il secondo Novecento e il nuovo secolo. Implicitamente è stato proprio il dinamismo insito in quest’ordine a convincerci di dover trasferire le analisi e insomma il campo di rilevazione da un dichiarato e circoscritto riferimento locale alla volta di un ambito culturale più vasto. Continua a leggere Il Parlar Franco – Una rivista militante

În angul, geumetrii, citâ di matt.. – di Franco LOI

loi15n06

Se scriv. Per chi? perchè? Se scriv per l’aria,/ che là nel vent se sperden i paroll,/ paroll di òmm in nott sensa speransa,/ vus mort che sensa dìss pàren scultàss,/ gràm gent che van nel mund sensa creansa,/ marüm che se desperd cun la pietâ.

Si scrive. per chi? perché? si scrive per l’aria,/ che là nel vento si sperdono le parole,/ parole d’uomini in notti senza speranza,/ voci morte che senza dirsi sembrano ascoltarsi,/ genti che vanno nel mondo senza creanza,/ marame che si disperde con la pietà.
Continua a leggere În angul, geumetrii, citâ di matt.. – di Franco LOI