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Tra il grido e il limine

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Before the flood, 6

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Ghérasim Luca

      Grida vane

      Nessuno a cui poter dire
      che non abbiamo niente da dire
      e che il niente che ci diciamo
      continuamente
      ce lo diciamo
      come se non ci dicessimo niente
      come se nessuno ci dicesse
      nemmeno noi stessi
      che non abbiamo niente da dire
      nessuno
      a cui poterlo dire
      nemmeno a noi stessi

      Nessuno a cui poter dire
      che non abbiamo niente da fare
      e che non facciamo nient’altro
      continuamente
      che è un modo per dire
      che non facciamo niente
      un modo di non far niente
      e di dire quel che facciamo

      Nessuno a cui poter dire
      che non facciamo niente
      che non facciamo
      che quel che diciamo
      cioè niente

(Traduzione di Alfredo Riponi)

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Pas de pas pas

Ghérasim Luca in Victor Brauner’s studio, Paris 1938 Ghérasim Luca

C’est avec une flûte
c’est avec le flux fluet de la flûte
que le fou oui c’est avec un fouet mou
que le fou foule et affole la mort de

La mort de la mort de
c’est l’eau c’est l’or c’est l’orge
c’est l’orgie des os
c’est l’orgie des os dans la fosse molle
où les morts flous flottent dessus
comme des flots […]

(La morphologie de la métamorphose
trad. di Giacomo Cerrai)

Ghérasim Luca non è solo una sfida traduttiva e interpretativa, da cui non di rado si esce sconfitti o insoddisfatti, ma rappresenta soprattutto una straordinaria esperienza di lettura. Chi vi si accosta deve per prima cosa accantonare l’idea, del tutto presuntuosa, di colmare una distanza con l’autore attraverso la comunicazione. Luca aveva molto da dire, ma sospetto che farsi capire fosse l’ultima delle sue preoccupazioni. Doveva piuttosto agire per scostamenti e condensazioni, il suo scopo era andare a vedere cosa ci fosse dietro la maschera – intesa anche in senso tragico – della lingua, se vi fosse una sorgente non filtrata della realtà. Doveva scoprire (denudare) il corpo della lingua, rappresentarne la materia erotica, restaurarne la sonorità pre-verbale e pre-nominale, doveva quindi (anche) sfuggire a “l’incurabile ritardo delle parole” (C. Pelieu, ma ne aveva già parlato Breton nel Manifeste du surréalisme del 1924), ovvero superare il gap tra formulazione del pensiero ed espressione. […]

[Leggi il lavoro completo su Floema…]

La fine del mondo

Ghérasim Luca

Quest’antologia offre, per la prima volta al lettore italiano, la possibilità di entrare nell’universo creativo di Ghérasim Luca attraverso un percorso poetico di grande suggestione, che raccoglie i testi di più forte impatto emotivo (Il sogno in azione, Al limitare d’un bosco), senza tralasciare i classici dei suoi recitals (Quarto d’ora di cultura metafisica), e le prime prose poetiche surrealiste (Un lupo attraverso una lente). Infine, quello che può essere considerato il suo manifesto poetico, inedito in volume (Il beccheggio della mia lingua). Prendendo atto della difficoltà di restituire la complessità dell’opera di un autore rimasto troppo a lungo ignorato nel nostro paese (considerato da Gilles Deleuze: il più grande poeta del secolo scorso)… Continua a leggere La fine del mondo