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Gianluca D’Andrea: Forme del Tempo


Gianluca D’Andrea continua a dispiegare, accanto a una molto significativa attività poetica, una ricerca teorica, un’attività di studio, una riflessione di carattere critico, sociologico, politico e storico davvero degne di nota e meritevoli di essere seguite; a Postille (tempi, modi e luoghi del contatto), volume edito presso L’Arcolaio nel 2017, segue ora Forme del Tempo (Letture 2016-2018) pubblicato da Arcipelago Itaca; è un libro complesso, abitato da molteplici voci delle arti, della filosofia, della storia, un volume che fa piazza pulita (se ce ne fosse ancora bisogno) del puerile pregiudizio di una poesia “ispirata” ed “espressione dei sentimenti più autentici e sinceri  dell’autore”…  Continua a leggere Gianluca D’Andrea: Forme del Tempo

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#1 – La Nuova Scuola Messinese: Gianluca D’Andrea – ECOSISTEMI

ecosistemi

Gianluca D’Andrea

Entrare in Ecosistemi è farsi partecipe, parte in causa, di una ricostruzione linguistico-territoriale complessa, frammentata apparentemente, eppur sempre circolare nel suo ruotare intorno alla materia originaria dell’umano, che in sé fonde necessità di memoria e preservazione dello spazio vitale, in uno slancio d’amore conservativo e di contro rivoluzionario proprio in virtù della sua volontà di preservazione del mondo, che in questo libro gioca esso stesso il primario ruolo di attore e metafora del suo connettivo inner sense: il linguaggio. Continua a leggere #1 – La Nuova Scuola Messinese: Gianluca D’Andrea – ECOSISTEMI

La divisione della gioia

Gianluca D’Andrea
Italo Testa

LE IMPLICAZIONI
DELLA NUDITA’:
La divisione della gioia
di Italo Testa

«Eppure, secondo la legge che vuole che nella storia non si danno ritorni a condizioni perdute, dobbiamo prepararci senza rimpianti né speranze a cercare, al di là tanto dell’identità personale che dell’identità senza persona, quella nuova figura dell’umano – o, forse, semplicemente del vivente -, quel volto al di là tanto della maschera che della facies biometrica che non riusciamo ancora a vedere, ma il cui presentimento a volte ci fa trasalire improvviso nei nostri smarrimenti come nei nostri sogni, nelle nostre incoscienze come nella nostra lucidità». (Giorgio Agamben)

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La verità del negativo

Gianluca D’Andrea
Gabriel Del Sarto

La verità del negativo.
Sul vuoto” di Gabriel Del Sarto

La presa sul reale parte da una riflessione sul “niente”. Nell’epoca del nichilismo raggiunto e del disorientamento etico la poesia tenta una reazione spostando il proprio linguaggio allo stadio minimo della descrizione di esperienze che si accendono in un’atmosfera di raccoglimento, nei piccoli gesti quotidiani, nel comune formicolio delle esistenze e delle relazioni tra le stesse.

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Lettere nomadi

Gianluca D’Andrea
Luciano Neri

IL DONO ALTO DELL’APERTURA
Lettere nomadi” di Luciano Neri

“Ma prossima è la morte a una immortale
Vita, chiusa la falsa, apre le porte,
Vita di vita e morte della morte.
Chi gli agi fugge per amar naufragi?
A chi, più del riposo, il viaggio piace
E il lungo errare è più dolce del porto?”

Franco Fortini

 

“ma l’impegno è doppio la fatica è dura il rischio
è alto e nel vissuto vive (e nel vivere vivendo
continua a vivere e a morire) e morendo vive
fa un giro pieno ma senza tempo si fa presente
e con il dono alto di chi ha capito…”

(p. 84)

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Evosistemi

Gianluca D’Andrea

Nessun centro, nessun disegno,
libertà di spingersi dentro
nel mio luogo per voi.
Prima di urlare prendo altre strade.

Depredare, arricchire, ammorbare,
non compro lo specchio
ho un foglio di terra.
Non è questa la fuga agognata,
più attenzione e rigore,
più amore per voi,
voi presenti come un calcio in faccia.

Gianluca D’Andrea, Evosistemi
Con dipinti di Orodè Deoro
Salerno, Edizioni L’Arca Felice, 2010.

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Qui una scelta di testi tratti dall’opera e una nota critica
di Stefano Guglielmin.

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Lebensweisheitspielerei

Wallace Stevens

Lebensweisheitspielerei

(Traduzione e nota di
Gianluca D’Andrea)

Segue la traduzione di “The Snow Man”: in qualche modo conclude la temperie della percezione del vuoto di realtà e dell’identificazione inglobante tra io e mondo presente in quel testo (e nella raccolta Harmonium in generale) e ri-apre alla distinzione che crea relazione in una fase esistenziale (The Rock è la raccolta senile) che pare aggrapparsi agli estremi bagliori del contatto.
Per le motivazioni del traduttore non c’è molto da aggiungere a quanto espresso nel cappello introduttivo di “The Snow Man” al quale rimando (Quaderno di traduzioniPoesia, in Testo a fronte, N° 41 – II semestre 2009, pp. 172, 173); semmai, in accordo ulteriore con le scelte stilistiche di Stevens, mi preme precisare che la pregnanza retorica degli esordi è sostituita da un dettato più asciutto e discorsivo seguendo il quale mi sono orientato.

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