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la pula il vento

Giarmando Dimarti

Giarmando Dimarti

L’estasi e la polvere

Nella ormai cospicua produzione poetica di Giarmando Dimarti è possibile rintracciare una sorta di invariante che, pur nella diversità di scrittura delle singole opere, costituisce un fondamento unitario della sua poetica e della sua stilistica: la condizione di estraneità ai miti e ai riti del mondo contemporaneo, espressa soprattutto attraverso una torsione della lingua per liberarla dal conformismo omologante che la priva del potere perlocutorio a cui si affida il soggetto e la trasforma in un uno strumento recitativo che assembla parole prive di significato.
E’ questa la ragione per cui negli ultimi lavori Dimarti ha adottato uno straniamento del discorso, sia lessicale che verbale, proponendo una sorta di ritorno alla autentica lingua volgare, un recupero pauperistico e francescano delle prime forme della lauda italiana, fiorita in quella comunanza territoriale tra Umbria e Marche in cui il poeta ritrova la propria libertà espressiva e la forza soggettiva della parola. Continua a leggere la pula il vento

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E’ tutto sotto controllo

Giarmando Dimarti

“io so dove nasce il verso e la domanda
io so dove cresce il poema e il lamento
io so dove la parola significa e il segno tace
io so dove la maschera nasconde o rivela”

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De(ll’)amore

Giarmando Dimarti

Il titolo De(ll’)amore innesca gioco linguistico tra latino italiano, incorporando quest’ultimo in una trasformazione (parentetica) della medesima sostanza che, pure, dichiara se stessa all’esprimersi tra due lingue, anzi della medesima, producentesi quale trasmutazione e, dunque, incrocio di tutte le vie.
Le vie che incrociano condividono sorte di labirinto. Essere, trovarsi, all’incrocio implica o essere avversi o incontrarsi.
La lingua del De Amore (così voglio chiamarlo in questa selva selvaggia in cui si appresta ad essere aspro e forte, con essa lingua contro di essa) insiste sulla liminarità di soglia. In questa consiste, perché da questa ricava il proprio statuto. Selva d’amore da percorrere iniziaticamente, ove la parola si colloca in un tempo senza temporalità, ma ne acquista: dalla sintassi del pensiero, dalla sua logica penetrante, ossessivamente parlante le forme del tempo, dalla metamorfosi, dalle origini nelle dissonanze della modernità. Continua a leggere De(ll’)amore

Repertorio delle voci (XVII)

Manuel Cohen
Giarmando Dimarti

Giarmando Dimarti.
L’infinitudine dei cieli
immensi e sonori.

Giarmando Dimarti, nativo di Porto San Giorgio, da molti anni presenza discreta e significativa a Grottammare, stampa la prima raccolta di versi nel 1978, Elegie dopo (La rapida editrice, Fermo) che gli valse l’anno seguente i premi ‘Città di Levanto’ e il ‘Città di Arsita’ nella cui giuria figuravano, tra gli altri, Giorgio Barberi Squarotti, Ugo Fasolo, Gaetano Salveti, Dante Marianacci, Roberto Sanesi e Ruggero Jacobbi. Continua a leggere Repertorio delle voci (XVII)