Archivi categoria: giorgio di costanzo

Le tre vite di Giulia Niccolai

Giorgio Di Costanzo intervista Giulia Niccolai
in occasione dell’ottantesimo compleanno della poetessa.

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L’albero di neve

Anna Maria Ortese

L’albero di neve

Sabato scorso, mentre cominciava a venir giù la prima neve, e cioè verso le cinque del pomeriggio, mi trovavo alla Stazione centrale per accompagnare una persona al treno. Sul momento non mi accorsi neppure che nevicava, ma, tornata indietro, mi parve che qualche cosa, nell’aspetto e il colore del Piazzale prospiciente la Stazione, fosse lievemente mutata. Il piazzale era il medesimo che tutti possiamo vedere in qualsiasi ora del giorno e della notte, col grande albergo sulla destra, sormontato da una cupola schiacciata, e, sulla sinistra, le rotaie dei tram che portano al centro, e i varii caffè dalle vetrine illuminate, dietro cui s’intravedono, in un vapore bianco, i rossi e i gialli delle bottiglie di liquore. Ma – e me ne resi conto solo dopo qualche momento – i caffè, benché aperti, erano del tutto bui e deserti, e tram non ne passavano, neppure il più leggero scampanellìo. Pensai che doveva essere mancata la corrente, in quella zona della città e forse anche altrove, e mi disposi a rincasare a piedi, profittando del fatto che l’albergo non era lontano, e non faceva freddo.

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Il ritorno di Carson McCullers

Giorgio Di Costanzo dedica due splendidi post alla figura e all’opera di Carson McCullers, riproponendo la recensione di Caterina Riccardi (il manifesto, 6 marzo 2009, ora qui) e quella di Marisa Bulgheroni (Lo Straniero, n. 104 – febbraio 2009, ora qui) alle recenti riedizioni, rispettivamente, di Riflessi in un occhio d’oro (Reflections in a Golden Eye, 1941) e Il cuore è un cacciatore solitario (The Heart Is a Lonely Hunter, 1940). Continua a leggere Il ritorno di Carson McCullers

In memoria di Paolo Volponi

PAOLO VOLPONI
(Urbino, 6 febbraio 1924 / Ancona, 23 agosto 1994)

f9a6ed39a9c5578e627396beb9e273c4_mediumPaolo Volponi era davvero un uomo non comune. Urbinate, grande intenditore di arte (soprattutto del Seicento, il secolo in cui, diceva, il romanzo dell’Italia è stato la pittura, e mai pittura è stata più narrativa di quella), la sua “strada per Roma” fu subito una strada più complessa di quella di tante altre biografie del suo tempo, e fu una strada “italiana”. Essa lo portò dapprima a dedicarsi al “lavoro sociale” nel Sud (e mi capitò a non molti anni di distanza di ripercorrere, dedito a imprese simili, molte delle sue tracce, sentendo storie del suo passaggio da persone che l’avevano conosciuto) e poi, tramite la conoscenza e l’amicizia di Adriano Olivetti – eccezionale individuatore di talenti e suscitatore di energie -, al Nord dell’industria. In entrambi i casi lo muoveva una tensione utopica che sembrava però saldamente radicata in ideali di misura e di armonia, che nascevano dalla sua Urbino, e dal suo Rinascimento. (Goffredo Fofi)

Continua a leggere qui il saggio di Goffredo Fofi (Paolo Volponi e la fine del mondo, “Linea d’ombra”, anno XII, settembre 1994, numero 96), inserito nell’omaggio che Giorgio Di Costanzo dedica alla memoria del grande scrittore urbinate nel quindicesimo anniversario della sua scomparsa.

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Non sempre ricordano – Patrizia Vicinelli

“Roberto a Casablanca è stato il primo a morire,
è santo morire se si stava cercando qualcosa
“la vita vale giusto questo”,
ridono divertiti i rivenditori
e sanno di poter chiedere di più”

801nonsempre Dopo Vittorio Reta e Corrado Costa, fuoriformato prosegue la sua “restituzione” dei poeti di una generazione perduta, quella che non attraversò indenne il versante tra anni Settanta e Ottanta. Patrizia Vicinelli ne fu l’anima più combattiva e autodistruttiva: un vero kamikaze dell’esperienza – tossicodipendenza, carcere, lunghi anni di latitanza, «miraggi pieni di luce», tragica morte per aids – prima che della scrittura. Continua a leggere Non sempre ricordano – Patrizia Vicinelli

Il dolore in una stanza

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“La mansarda in cui vive è nel cuore della vecchia Roma, a due passi da Piazza Navona. È molto piccola, solo un lungo corridoio e una stanza, con il letto e il tavolo da lavoro. Dalla finestra c’è la visione molto suggestiva che ci si aspetta: una fuga di tetti e tegole. Il silenzio è compatto, assoluto. L’ultima luce del pieno pomeriggio invernale scorpora lentamente la sagoma ai pochi oggetti che stanno intorno: le pareti foderate di libri sono una massa incerta, sfumata, irreale. Resta solo la sua voce; e qualche volta, la sua risata. La voce è gutturale e affrettata, come di chi ha dovuto ricavare l’italiano da un’esperienza plurilingue e cosmopolita.”

E’ l’inizio di uno splendido articolo/intervista di Renato Minore che ha per protagonista Amelia Rosselli. Pubblicato su “Il Messaggero” del 2 febbraio 1984, viene riproposto integralmente da Giorgio Di Costanzo sul suo blog. Da leggere assolutamente.

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Le ultime poesie di Michele RANCHETTI

Come può il segno
di un corpo sopravvivere
entro il corpo di un altro
senza lederne il corso
e della mente, anzi proteggerlo
dai frammenti di morte in vita?
Mai più forte
la promessa amorosa
ti sillaba il vivere.

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Uscita postuma con il titolo «Poesie ultime» la terza raccolta dell’intellettuale fiorentino, scomparso lo scorso febbraio, esalta le discontinuità della vita, rivelando quanto fosse proficua l’inattualità dei suoi interessi verso la religione, la psicoanalisi, l’editoria…
(Marco Pacioni, da Il Manifesto del 21 maggio 2008)

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Anna Maria ORTESE – Orrore e poesia del reale

Si terrà domenica 9 marzo 2008 a Ischia il convegno

ANNA MARIA ORTESE
dieci anni dopo

Orrore e poesia del reale nell’ultima visionaria

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(clicca per ingrandire)

Curata da Giorgio Di Costanzo, la giornata di studio prevede, tra le altre iniziative, interventi di:

Luca Clerici
(Il lungo viaggio di Anna Maria Ortese)
Giorgio Di Costanzo
(“Mio fratello bambino” – Lettere a un giovane ischitano)
Goffredo Fofi
(Le voci inascoltate)
Franz Haas
(“Un solo libro ho scritto”: Anna Maria Ortese e il suo romanzo Il porto di Toledo)

[Ogni ulteriore informazione (sul convegno, sulla figura e l’opera di Anna Maria Ortese, e su parecchio d’altro) è disponibile sul blog In sonno e in veglia.
Cfr. in particolare qui, qui, e qui.]

Sinesteatronica in fieri – Ricordo di Gianni TOTI

planetopolis

… Il continuo spostamento da un’area semantica all’altra è ormai la condizione creativa minima per poter continuare a “descrivere l’universo” e contemporaneamente a “continuarne la creazione”, e la critica estrema del pensiero può essere perseguita proprio dai linguaggi artistici in lotta permanente contro se stessi e le proprie soglie critiche.

(Da una lettera di Gianni Toti a Giorgio Di Costanzo datata maggio 1987)
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