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Canzonacce

…………Giorgio Galli

Le strade del mondo

Chiunque Tu sia, Adonai
E ovunque il Tuo letto di morte
Guardaci sporchi di sabbia
Il sole ci cuoce addosso la pioggia

Qualunque strada, o Lord
Qualunque polveriera
Ci conduce allo stesso posto

A tappe forzate, in catene
Ci conduce allo stesso posto
Ho messo calce sui muri d’Europa
Ho riparato i tubi
Degli acquedotti dei secoli
Ho marciato sotto Atatürk, Berija, Assurbanipal

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Due note di lettura

Giorgio Galli

Nel fermo centro di polvere”:
il canto di Marco Ercolani

Una silloge traversata da un’atmosfera di catastrofe e da colori freddi o autunnali. Presenza costante, il mare. Paesaggi marini che ricordano la pittura di Savinio, agitati da presenze ex-umane.

E’ Ercolani stesso a fornirci le chiavi d’accesso alla sua opera, rispondendo, in appendice, alle Tre domande indiscrete di Gabriela Fantato:

Non saprei dire chi parla, in questo libro. Posso dire qualcosa della musica che cerco di evocare: una musica atonale, ossessiva ma evocativa, dove alcuni superstiti emettono le loro voci come all’interno di un coro, che allude a qualcosa di tragico ma indefinito. Ogni arte si scopre porosa, lacunosa, traversata da sussulti. La mia poesia, nelle immagini che trova e in quelle che cancella, ha qualcosa di elementare, di atroce, di irriducibile alla logica del discorso comune. Dopo aver traversato il sogno e la notte ed essere stata a un passo dall’afasia, riprende a essere canto. Ma canto nudo, breve frammento, sempre all’inizio -che è anche l’approdo- di sé.

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