Archivi categoria: giovanni campi

Gadda, Carlo Emilio (X)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

18-12-1986

Il tema del sogno è uno dei temi cui ci si imbatte percorrendo gli itinerarj gaddiani (1), quasi una tappa obbligata, necessaria: si veda, per esempio, il sogno ultimo del Pasticciaccio, e per farlo seguiamo ancora Roscioni nel IV° capitolo de La disarmonia prestabilita, intitolato a Il groviglio conoscitivo:

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Gadda, Carlo Emilio (IX)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

17-12-1986

Certo non è un’Italia ancora autarchica l’Italia di quegli anni, che si chiude per ciò in sé e nei suoi proprj modelli. Eppure le riviste giovanili, dette cosí per la giovane età degli autori e dei collaboratori che poi scriveranno, da protagonisti talvolta, le pagine letterarie del novecento, non hanno una struttura chiusa, ed anzi, assurgono ad una vorace militanza, sono anche aggressive e piú di quanto si possa immaginare; gli autori, altre volte, hanno degli umori tetri, per cui è difficile, se non improbabile, un’associabilità di tali umori – degli uomini quindi – in quanto c’è un forte quanto implacato senso dell’individualismo in ciascheduna delle loro proprie sensibilità. Si crea, tuttavia, un’attesa, tanto piú spasmodica quanto piú essa si prolunga. Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (IX)

Gadda, Carlo Emilio (VIII)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

16-12-1986

Occorre non soltanto percorrere l’interno dell’opera gaddiana, quanto anche porsi all’esterno e scrutarla dal di fuori. Nel momento in cui egli esce dall’ombra, dall’isolamento, egli farà parte, e anche parte notevole, della rivista fiorentina Solaria; è certo ch’egli ancora condurrà un’esistenza pressoché randagia, ma è altrettanto certo che quel luogo, non soltanto quello figurato dalla rivista, ma anche quello geografico di Firenze e della Toscana tutta, che quel luogo diverrà un epicentro: al contempo, egli stesso diverrà una parte estremamente attiva d’un progetto comune e proprio della rivista. Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (VIII)

Gadda, Carlo Emilio (VII)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

11-12-1986

Nel “Racconto” viene a profilarsi la certificazione, l’arrivo della questione della scrittura di quegli anni. Molto si deve al critico Dante Isella per la sistemazione di questi appunti, di questi frammenti di cui è composto, come molto gli si deve per la sistemazione di tutti gli autori della cosiddetta ‘linea lombarda’: egli è difatti il massimo competente di questa cerchia d’autori lombarda. Il “Racconto” aveva come titolo primo ed originario “Cahier d’études”, e consta di tre quadernetti, di cui il primo è di novantotto fogli, preceduti dal foglio ‘A’ e seguiti dai foglj ‘Z’ ed ‘extraZ’, il secondo è di centosettanta foglj ed il terzo di quarantasette: questi quadernetti contengono scritti varj degli anni che vanno dal 1924 al 1927. Solo il primo reca l’intestazione “Cahier d’études”, titolo che forse tende a giustificare e a ordinare la materia trattata; in esso vi si scrive Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (VII)

Gadda, Carlo Emilio (VI)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

10-12-1986

Il linguaggio d’uno scrittore certamente è la fonte da cui discende quel flusso naturale della sua lingua che alcuni manuali poi fanno rientrare in un genere letterario naturalmente considerato. Gli appunti privati, raccolti nel ”Giornale” o nel “Racconto”, sono tipicamente personali, propri dell’uomo Gadda. Mandare alle stampe un libro, e dunque pubblicare, significa arrivare ad una comunicazione con un pubblico di lettori la cui attesa per certi versi può dirsi spasmodica. Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (VI)

Gadda, Carlo Emilio (V)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

09-12-1986

Si è già detto come nel “Giornale di guerra e di prigionia”, in questo laboratorio privato e personale, pur con i limiti cronologici e appunto diaristici che ad esso si connettono, venga posta in esame la questione del fantasma del romanzo, quel romanzo che si concluderà solo molti anni dopo e, peraltro, mai compiutamente. Ebbene, questa questione è non solo di Gadda, ma un po’ di tutti gli autori dei primi del ‘900, in quanto è ormai appurata la crisi del modello narrativo ottocentesco, seppure ancora si vedano stampate prevalentemente pagine d’autori ad esso ancora strettamente legati. Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (V)

Gadda, Carlo Emilio (IV)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda

Giovanni Campi

04-12-1986

La deformazione del linguaggio, il pastiche, la miscellanea di lingue diverse, dai dialetti alle lingue straniere, tutto ciò affonda le radici in un contesto storico ben definito che è quello cui poi fa capo, e in cui prende forma, la cosí detta ‘linea lombarda (1)’, e quindi, se in Gadda pur trova un luogo genetico ad esso congeniale, evolvendosi in originalità e in personalismi entro cui affiorano radici soggettive, tematiche, fors’anche psicoanalitiche, per i suoi motivi d’ira, per le sue ragioni d’un anarchico rigetto, ebbene, certo non si potrà affermare che tale deformazione l’abbia creata lui, né che l’abbia inventata di sana pianta; è certo, però, ch’egli la usi per coprire il vuoto che sente attorno e dentro di sé. Dunque, per questo motivo, si può dire che Gadda occupa uno spazio nel panorama della ‘linea lombarda’, essendone un tipico rappresentante. Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (IV)

Gadda, Carlo Emilio (III)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda

Giovanni Campi

03-12-1986

La deformazione del linguaggio, quasi caricaturale, e che a volte sfocia decisamente nel grottesco, si muove da una dimensione storica e, diremmo, geografica, affondata lontana nel tempo, addirittura nel medioevo: trattasi sempre e comunque di autori lombardi, per cui, per quel che concerne il motivo geografico è specificamente regionale, cosí che ci si muove dal duecento di Bonvesin de la Riva attraverso autori cinquecenteschi e fino ai grandi lombardi dell’ottocento, escluso naturalmente il Manzoni, il quale abbandona tale specificità per essere accolto nella parlata toscana. Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (III)

Gadda, Carlo Emilio (II)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda

Giovanni Campi

“La seconda ragione della mia indolenza e prostrazione è un’antica, intrinseca qualità del mio spirito, per cui il pasticcio e il disordine mi annientano. Io non posso fare qualcosa, sia pure leggere un romanzo, se intorno a me non v’è ordine.”

02-12-1986

Negli scritti gaddiani è implausibile ricercare un inizio e una fine, in quanto non ci sono; c’è invece una mappa, un coacervo d’ipotesi, che rifluisce, miscelato o travasato del tutto, dal diario all’articolo di critica letteraria, dall’abbozzo di romanzo al pezzo di saggistica, dall’articolo giornalistico (che purtuttavia non è mai il semplice articolo, e quotidiano, ma rientra tra l’elzeviro e lo scritto breve di prosa) alle traduzioni; finanche nelle traduzioni c’è posto difatti per il tessuto gaddiano, forse solo un embrione, ma inopinabilmente suo: come se la sua fosse una struttura embricale, nel senso della contiguità, dell’inerenza tra tutti gli scritti, della continuità, quasi della sovrapposizione. Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (II)

Gadda, Carlo Emilio (I)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda

[Inizia con questo articolo la pubblicazione delle lezioni che Giancarlo Mazzacurati dedicò a Carlo Emilio Gadda nell’anno accademico 1986-87 presso l’Università degli studi “Federico II” di Napoli. Il lavoro, curato da Giovanni Campi, non solo ci restituisce, insieme all’indubbio valore scientifico e testimoniale, tutto il fascino intellettuale di un percorso analitico ed ermeneutico che attraversa l’intera opera di uno dei giganti del Novecento letterario italiano, ma rappresenta, contemporaneamente, un atto di omaggio alla memoria di un grande docente e studioso, un vero indimenticabile maestro per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di frequentarlo, di ascoltarlo. (fm)]

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Omaggio a Giorgio Manganelli (II)

Giorgio Manganelli

Un libro non si legge; vi si precipita; esso sta, in ogni momento, attorno a noi. Quando siamo non già nel centro, ma in uno degli infiniti centri del libro, ci accorgiamo che il libro non solo è illimitato, ma è unico. Non esistono altri libri; tutti gli altri libri sono nascosti e rivelati in questo. In ogni libro stanno tutti gli altri libri; in ogni parola tutte le parole; in ogni libro, tutte le parole; in ogni parola, tutti i libri. Dunque questo ‘libro parallelo’ non sta né accanto, né in margine, né in calce; sta ‘dentro’, come tutti i libri, giacché non v’è libro che non sia ‘parallelo’.

[Nel ventennale della scomparsa, un omaggio alla figura e all’opera di Giorgio Manganelli, uno dei più geniali autori della letteratura italiana del Novecento. Di seguito, la seconda parte di un’intervista esclusiva alla figlia Lietta, curata da Alessandra Pigliaru, e una “iperbolica, cronica cronachetta” di Giovanni Campi.]

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Speculo imaginario

Giovanni Campi

“Qualsiasi speculo degno di quest’appellativo e di identificarsi in siffatta marca deve connotarsi non solo nella restituzione dell’uguale, ma anche nell’amplificazione della differenza in cui decodificare e vanificare l’uguale, quella differenza che può permettere l’entrata in campo dell’ennesimo processo aporetico: la coesistenza del riconoscimento e del disconoscimento.”

(Enzo Campi)

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