Archivi categoria: giuliano mesa

Quaderni delle Officine (LXXVI)

Quaderni delle Officine
LXXVI. Maggio 2017

quaderno part_ b_n

Elisabetta Perissinotto

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L’enciclopedia greca del “Tiresia” di Giuliano Mesa (2016)
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Un talismano di parole

Giuliano Mesa Giuliano Mesa

Noi lo ricordiamo sempre. Lo leggiamo. Ritorniamo ai suoi versi ogni volta che desideriamo sentirci a casa. Stringiamo la carta del suo unico libro come fosse la sua persona, un talismano di parole per fermare negli occhi e nel cuore il suo passaggio. In un paese ormai sepolto sotto tonnellate di libri-di-poesia, ma quasi totalmente privo di poeti, la sua presenza ci rassicura, ci conforta. (fm)

(Da recitare nei giorni di festa)

Il sogno è quello del cerbiatto,
quello che bruca, gli occhi sorridenti.
Però ha il ventre troppo gonfio
e da uno zoccolo esce un liquido scuro,
a fiotti. Dietro di lui
un uomo grande, incappucciato,
e un altro, mingherlino,
che si gratta le ascelle.
Il sole, alto nel cielo –
il cielo è azzurro –
all’improvviso non c’è più.
Dai rami cadono fiocchi di neve,
dolci, zuccherati.
Il cerbiatto si sdraia su un fianco,
apre la bocca
e mangia la neve che cade.
I due uomini hanno scavato una tana.
Il mingherlino raccoglie rami
secchi.

Quello grande rattoppa una camicia.
Poi è buio nero. Squittiscono dei
topi
.

Ο Τειρεσίας (και άλλα κείμενα)

Giuliano Mesa

σε αφήνω εδώ
με αυτά τα σύννεφα φορτωμένα βροχή
αυλακωμένα από μια αχτίδα
που θα σε ξυπνήσει, αύριο κιόλας,
όταν θα ’χεις πια αναμνήσεις
να σκεφτείς.

πηγαίνω
στην παρασκιά που απομένει,
εκεί που επιστρέφω, τώρα,
τώρα που μπορεί να ξαναρχίσω,
που θα μπορούσα,
τώρα υπάρχει μόνο μια αποθυμιά:
ν’ αφήσω, ν’ αφήσω ανέγγιχτη
αυτή τη στιγμή πριν απ’ τη θλίψη
όταν η θλίψη
έγινε μοιρολόι παρηγοριάς
και μετά σιωπή
αυτή η σιωπή που ακούμε μαζί,
τώρα – είναι τώρα που ξέρουμε,
σε αυτή τη στιγμή που διαιρεί

σε αφήνω εδώ

 

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Evanghelìa Polìmou traduce in greco alcuni testi di Giuliano Mesa per la rivista “Poiein“. Continua a leggere qui
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questo silenzio che sentiamo insieme

??????????????????????????????? Giuliano Mesa

 

ti lascio qui
con queste nubi cariche di pioggia
striate da un bagliore
che ti risveglierà, anche domani,
quando avrai più ricordi
da pensare.

vado
nella penombra che rimane,
dove ritorno, adesso,
adesso che potrà ricominciare,
che potrei,
adesso c’è soltanto il desiderio:
lasciare, lasciare intatto
questo momento prima del dolore,
quando il dolore
è diventato nenia di conforto
e poi silenzio,
questo silenzio che sentiamo insieme,
adesso – è adesso che sappiamo,
in questo momento che divide

ti lascio qui

 

(Giuliano Mesa, Tiresia, 2000-2001)

Per Giuliano Mesa

Giuliano Mesa visto da D. Racca

Con Giuliano Mesa se ne è andato forse l’ultimo dei modernisti. E – intendiamoci – non si vuol dire “l’ultimo” secondo la vulgata di un’elegia della fine che vede dappertutto epigoni esausti o svagati postmodernisti: “l’ultimo” intende designare colui che, con radicalità, ha compiuto un estremo tentativo di rappresentare l’istanza modernista in modo adeguato ai tempi.

Al centro di ogni modernismo sta un progetto di ricerca della verità, verità ontologica in primo luogo. Secondo una movenza non certo maggioritaria in questi anni, Mesa non ha dissolto il concetto di verità in una semplice accoglienza nei confronti della venuta dell’altro, ma ha preteso che la poesia dicesse quel che il linguaggio ordinario non sembra più in grado di dire: non la verità dell’oggetto, ma la verità dell’evento: una verità etica. Nell’indistinzione ontologica dei fatti, la scrittura punta a risemantizzare con cura le tessere del linguaggio per restituirle a una nuova vita relazionale, etica.

(Paolo Zublena)

(Continua a leggere qui)

Letteratura necessaria – Voci del Novecento (IV)

Giuliano Mesa

[…] Siamo nel cuore di una lirica che ha come unica ragione quella di non pretendere ragioni, che ha il coraggio di gettare sulla pagina un’esperienza vitale in forme improvvise, non garantite a priori. È una poesia pura, una lirica astratta che si trascina dietro scorie e detriti e che compie il miracolo di avvincere il lettore a una storia, a un dolore, a un’angoscia mai nominati ma che, per le vie segrete dello stile e della grammatica, premono contro le parole. […]

(Guido Caserza, dalla Postfazione a Quattro quaderni)

(Leggi l’intero articolo su Letteratura Necessaria)

[“Letteratura necessaria – Voci del novecento” è una rubrica curata e realizzata da Enzo Campi. Il primo numero è dedicato a Piero Bigongiari, il secondo a Roberto Sanesi, il terzo a Brandolino Brandolini D’Adda.]

Mesa è il poeta

Giuliano Mesa visto da D. Racca

Giuliano Mesa

“l’abbiamo pianto, ora sarà il caso che ci mettiamo a leggerlo

lo avevamo letto anche prima; i suoi versi accampavano il diritto di essere letti, non era una concessione che gli si rendesse ma una occasione di ribellarci alla mediocrità delle parole confuse”

(Marzio Pieri)

 

“Muovendosi fra lutto e utopia, con un linguaggio scheggiato ed essenziale, Mesa ricercava esperienze di verità a partire dalla “non dimenticanza”, con un verso sospeso fra monito e memoria. Contrastava il vuoto producendo resistenza, facendo ostruzione, con una alchimia di segni, silenzi, suoni e respiri che costituivano la grammatica e la materia dei suoi testi.”

(Alessandro Baldacci)

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Non predire il futuro ma il passato

Giuliano Mesa

Il primo giugno 2002, un sabato mattina, Giuliano Mesa fu invitato a parlare ai ragazzi della Scuola Centurione di Genova, delegazione di Sestri Ponente. Classi I e III. Quartiere operaio, scuola quasi periferica. Massimo Sannelli diede una mano con fotocopie e pianoforte, Mario Fancello – insegnante e redattore – registrò tutto, poi sbobinò e pubblicò la lezione, parola per parola, suono per suono, nella rivista scolastica, «Cantarena», numero 22, giugno 2003. Non è stato modificato nulla: il testo sbobinato – riletto e approvato da Mesa – contiene anche i suoni, non solo le note. Le fotografie sono di Mario Fancello: in b/n su «Cantarena», a colori qui. Continua a leggere Non predire il futuro ma il passato

Parlando con lingua di pupille

Parlando con lingua di pupille
(Materiali per una lettura di Tiresia di Giuliano Mesa)

Solo la lingua che nel fango impasta la sua voce, è seme che matura nel tempo volti fraterni liberi dalla morsa dei sogni. Uno spazio dove ancora si parte la vita in tante mani, e nel passaggio si fa dimora. Per la lacrima venuta ad abitare l’occhio ammutolito del presente.

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Le lingue della profezia

Giuliano Mesa

Le lingue della profezia
Tiresia” di Giuliano MESA

Tratto da:

Giuliano Mesa
Tiresia (e altre poesie)
Traduzioni di
J. F. Haboud, É. Houser, A. F. Müller, A. Raos,
S. Zanotti
Illustrazioni di
Matias Guerra
Con supporto fonografico contenente la versione dei testi letti dall’autore
Roma, La Camera Verde, Collana “Argento” diretta da Giovanni Andrea Semerano, 2008.

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La restituzione della realtà

Giuliano Mesa

Nell’opera di Mesa il segno è un metaforico bisturi, strumento di incisione con il quale procedere al sezionamento della “salma” del presente, e, contemporaneamente, una corda vocale, tramite la quale portare a vibrare il lamento luttuoso del proprio tempo. Un movimento a spirale lacera e allaccia, aggancia e smarrisce, all’interno di un ideale nastro di Möbius, il “dopo” che lega ogni parola alla successiva. In Mesa lo spasmo della “creatura”, così come nelle opere di Büchner, Artaud, Vallejo, Beckett e Celan, rappresenta il nucleo di una poetica in cui il movimento della voce del testo e la scrittura dell’umano vengono sviluppati all’interno di stridenti fughe e serie musicali.

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De requie et natura – Biagio CEPOLLARO

biagio cepollaro - insieme

Dalla Trilogia De requie et natura (1985-1997)

Con un saggio di Giuliano Mesa

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Da Scribeide (1985-1989), Piero Manni Ed., 1993

www.cepollaro.it/Scribeide.pdf

Da Sintagma sperso

*

donna in te se duplica la vurticanza

e più te mòvi e più chiara la viulenza Continua a leggere De requie et natura – Biagio CEPOLLARO