Archivi categoria: giuseppe zuccarino

Il mondo nella scrittura

g-zuccarino-prospezioniMarco Ercolani

IL MONDO NELLA SCRITTURA
I libri di Giuseppe Zuccarino

Un’impresa chimerica

     Da L’immagine e l’enigma (Genova, Graphos, 1998) a Critica e commento. Benjamin, Foucault, Derrida (ivi, 2000), da Percorsi anomali (Udine, Campanotto, 2002) a Il desiderio, la follia, la morte (ivi, 2005), da Il dialogo e il silenzio (ivi, 2008) a Da un’arte all’altra (Novi Ligure, Joker, 2009), da Note al palinsesto (ivi, 2012) a Il farsi della scrittura (Milano-Udine, Mimesis, 2012) fino al più recente Prospezioni (ivi, 2016), la ricerca di Zuccarino si frastaglia, si affina, si cesella nella forma del saggio e nell’esercizio della traduzione (da Mallarmé a Bataille, da Klossowski a Blanchot, da Caillois a Barthes). Continua a leggere Il mondo nella scrittura

Sconfinamenti

PHILOSOPHY KITCHEN

Samuel Beckett Georges Bataille Pierre Klossowski, 1 Maurice Blanchot, 1

Giuseppe Zuccarino
Quattro Sconfinamenti

Blanchot e i filosofi di Thomas
Sulla teoria dell’opera pittorica in Klossowski
Fisiologia fantastica. Bataille e Descartes
Fare l’immagine. Deleuze su Beckett

Quaderni delle Officine (LXIII)

Quaderni delle Officine
LXIII. Novembre 2015

quaderno part_ b_n

Giuseppe Zuccarino

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Due immagini-chiave per Quignard (2015)
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Quaderni delle Officine (LXII)

Quaderni delle Officine
LXII. Settembre 2015

quaderno part_ b_n

Giuseppe Zuccarino

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Variazioni sulla morte impossibile (2015)
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Cercare l’uscita

Luplau Janssen, Kierkegaard allo scrittorio

Giuseppe Zuccarino

 

Tratto da:
Variazioni sulla morte impossibile
“Quaderni delle Officine”
LXII, sett. 2015

 

 

     Cercare l’uscita

     Kierkegaard, nel prendere in esame il fenomeno della disperazione, l’ha definita una malattia mortale, assegnando però all’aggettivo un significato particolare, diverso da quello con cui si indica di solito una malattia che conduce fatalmente alla morte: «In un altro senso ancor più preciso la disperazione è la malattia mortale. Continua a leggere Cercare l’uscita

Grafemi (II)

Tàpies, Autoritratto, 1950 Giuseppe Zuccarino

“Il frammento sembra tessere i propri fili con l’intento di imbozzolarsi in essi, «quasi animal di sua seta fasciato». Tuttavia l’impressione è erronea, perché molti di questi fili non chiudono né coprono, bensì restano interrotti, penzolano nel vuoto.”

“A chi facesse notare che i frammenti, a differenza degli aforismi, tendono a cadere nella ripetizione, talora estenuante, degli stessi concetti, senza neppure approdare a delle certezze, si dovrebbe dar ragione, ma nel contempo torto. Egli infatti mostrerebbe di ignorare che l’uno e l’altro aspetto sono caratteristici di questa forma di scrittura. Come rileva Blanchot, «ogni parola di frammento, ogni riflessione frammentaria esigono ciò: una reiterazione e una pluralità infinite».”

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