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Duecentomila volte grazie…

Duecentomila volte “GRAZIE” ai LETTORI e agli AUTORI:
tutti graditissimi ospiti della Dimora del Tempo Sospeso.

Duecentomila volte “GRAZIE”
a ROBERTO CECCARINI e a GIACOMO CERRAI
per il bellissimo dono e per la commozione
che mi hanno regalato.

Duecentomila volte “GRAZIE” a ROBERTO SAVIANO, al quale dedico “LETTERA DA PRAGA” con tutto il cuore e con immensa riconoscenza:

che il papavero rosso non smetta mai di vigilare le messi;
che la farfalla di Terezin continui ad agitare per sempre
le sue ali contro la morte,
a disperazione di ogni oppressione e di ogni maceria

***

Incisi per un dialogo augurale (III)

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Esattamente un anno fa, il 10 agosto 2007, alle ore 10.28, La Dimora del Tempo Sospeso apriva le sue porte con Vom Haus der ausgesetzten Zeit, la traduzione tedesca, curata da Stefanie Golisch, della prima parte dell’omonimo testo tratto da Hairesis.

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Incisi per un dialogo augurale (II)

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Ecco l’elenco, in rigoroso ordine alfabetico, dei venti post più letti dal 25 dicembre 2007 al 25 aprile 2008. In realtà i post sono ventitré: infatti, quando ho preparato questo elenco, ce n’erano tre che, incredibilmente, avevano ottenuto lo stesso numero di visite.

Mi preme ribadire, comunque, quanto ho già avuto modo di scrivere in occasione del primo “inciso”: non si tratta di una classifica o di una graduatoria di merito, ma solo, e unicamente, di un modo di manifestare il mio ringraziamento a tutti gli ospiti, autori e lettori, senza i quali questo blog non avrebbe nessuna ragione di esistere.

Grazie a tutti.

***

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Incisi per un dialogo augurale

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Quarantamila visite e più di centomila pagine lette…

Ho pensato di pubblicare (in rigoroso ordine alfabetico) una lista dei venti post più letti in questi quattro mesi.

Non è una classifica o uno dei soliti (inutili) inventari di fine stagione: solo un modo, il primo che mi è venuto in mente, per ringraziare tutti gli ospiti e, soprattutto, tutti i lettori del blog: vi devo più di quello che possiate anche lontanamente immaginare.

Grazie. E l’augurio di ogni bene. Con gli occhi sempre vigili, per fare argine alla maceria che ci sovrasta e che rischia di cancellare ogni traccia di umano, ogni seme di futuro.

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Quindicimila volte grazie…

La favola del mandorlo in fiore
[Da: Hairesis (2004-2005), E-book, Biagio Cepollaro Edizioni, Poesia Italiana, 2007]

rimanere – come un ultimo ricordo
che ridipinge vite su fogli murati
o calce che sbianca
pietre e
innaturali lame sospese sull’acqua
nerosangue –
risalire dal baratro al chiarore
seminati di nomi e di licheni
le dita nutrite di abbandono
al chiuso delle strade
le pupille ammutolite
che scortano lo scafo dei dannati
alle dimore sbarrate d’occidente

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Grazie…

Fino all’ultima sillaba dei giorni

scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle
perché essere cenere, sostanza di vento
è inciso da sempre a lettere di fuoco
nelle pupille dei segni che dipinge – un canzoniere
infimo, un breviario di passi senza orma
tracima sillabe d’innocenza e memoriali d’alga
dalla brocca silente che il labbro disseta,
quando parole malate d’aria si staccano dal ramo
precipitano nell’impercettibile abisso
tra due zolle –
scrivere è un’ora covata dal destino
la spina che costringe il corpo in reticoli d’albe in piena notte
e punge fruga ricuce orli slabbrati lacera la carne
fino a che sanguinano anche i sogni,
fino a che l’immagine fiorisce in echi di sorgente
gli alfabeti rappresi dentro un grido

(sono queste le voci che mancano a una pietra
per sentirsi un arco lanciato verso il cielo,
sono questi gli accenti
che scortano il seme alla sua tomba di luce – al precipizio ardente
dove la morte è presagio di stagioni,
oracolo dei frutti e del ricordo)