Archivi categoria: i luoghi / le scritture

La lingua in poesia, la comunità, la vista nuda – su “Ponti sdarrupatu” di Alfredo Panetta

Alfredo Panetta scrive un libro, Ponti sdarrupatu. Il crollo del ponte (Passigli Editori, Bagno a Ripoli 2021), che unisce in sé la potenza espressiva del dialetto calabrese, la tensione etica del discorso che si esplicita di verso in verso e nell’impianto generale dell’opera, la partecipazione umana (mai retorica, mai banale) alle storie delle vittime del crollo del Ponte Morandi di Genova.  Continua a leggere La lingua in poesia, la comunità, la vista nuda – su “Ponti sdarrupatu” di Alfredo Panetta

Obelischi

shadow of esquiline piazza dell'esquilino rome 2016Il doppio versante del libro Obelisks (Danilo Montanari Editore, Ravenna 2021), vale a dire le fotografie di Gary Green da una parte e i testi in inglese di Gianluca Rizzo dall’altra, si spiega con la sua struttura “a specchio” costituita dalla prima sezione di fotografie in bianco e nero di obelischi egizi ancora visibili a Roma e dalla seconda sezione di lunghi testi in versi; Roma, ovvero la città al mondo con il maggior numero di obelischi egizi ancora in loco, già capitale di uno degli imperi più potenti della storia, si rispecchia negli obelischi di vario genere e fattura eretti negli Stati Uniti d’America – gli Stati Uniti d’America, a loro volta forse inaspettatamente ricchi di obelischi, si rispecchiano nell’antica capitale dell’Occidente; quella di Green è una ricognizione e degli obelischi romani e della gente che entra in contatto con essi – quella di Rizzo è una ricognizione in forma di parole degli obelischi eretti in terra d’America e delle loro ragioni; il fotografo si aggira per le piazze, sui selciati, tra le ombre e tra gli ospiti di Roma, il poeta si muove tra luoghi fra loro anche distanti degli U.S.A. impiegando un vasto materiale verbale e documentario quale apparato descrittivo ed ermeneutico.  Continua a leggere Obelischi

Flugblatt 2 / Ritagli

28  Uheln+¢ trh (mercato del carbone), angolo Perlov+íIl termine tedesco Flugblatt significa “volantino” (alla lettera “foglio volante”) e ha nei paesi di lingua tedesca una storia assai interessante e gloriosa che risale almeno al XV secolo quando i “Flugblätter” (plurale di “Flugblatt”) venivano venduti (e a prezzi non sempre modici) durante i mercati, le fiere e altrove; i loro contenuti erano i più diversi e i Flugblätter ebbero un ruolo importante nel dibattito politico e culturale già ai tempi della Riforma luterana e nei secoli successivi.

La foto di copertina è di Francesco Jappelli (Un’altra Praga) e ritrae il Mercato del carbone nella Città Vecchia.

Buona lettura. [A. D.]

Flugblatt 2_Ritagli

Flugblatt 1 / Cadenze veneziane

28  Uheln+¢ trh (mercato del carbone), angolo Perlov+íIl termine tedesco Flugblatt significa “volantino” (alla lettera “foglio volante”) e ha nei paesi di lingua tedesca una storia assai interessante e gloriosa che risale almeno al XV secolo quando i “Flugblätter” (plurale di “Flugblatt”) venivano venduti (e a prezzi non sempre modici) durante i mercati, le fiere e altrove; i loro contenuti erano i più diversi e i Flugblätter ebbero un ruolo importante nel dibattito politico e culturale già ai tempi della Riforma luterana e nei secoli successivi; La Dimora del Tempo sospeso avvia oggi delle pubblicazioni a cadenza del tutto irregolare, in formato pdf per un massimo di quattro pagine ognuna e che tratteranno svariati temi (talvolta anche con vis polemica). 

La foto di copertina è di Francesco Jappelli (Un’altra Praga) e ritrae il Mercato del carbone nella Città Vecchia.

Buona lettura. [A. D.]

Flugblatt 1 _ Cadenze veneziane

Intersezioni

Maria Helena Vieira da Silva: Bibliothèque en feu, 1974.

Queste pagine vengono alla luce dopo che diverse tessere-tempo sono andate ricomponendosi attraverso percorsi apparentemente enigmatici di cui ogni lettore ha fatto esperienza: si legge qualcosa (un articolo, una breve didascalia, un racconto e via enumerando) o si vede una foto, si ascolta un pezzo musicale che rimangono nella memoria, oppure paiono assopirsi, scomparire; poi, anche dopo molti anni, s’incontra qualcos’altro (un altro testo, un libro, un accenno durante una conversazione) che risveglia la memoria o che rimanda a quell’eco che in ogni caso continuava a riverberare nella mente, spesso in modo sommesso o inavvertito; quindi, eventualmente, si decide di sistematizzare quelle letture o quegli ascolti o quelle riflessioni, oppure si passa ad altro ancora, per incrociare più tardi (per caso? per un sentiero tracciato dall’inconscio?) quell’idea o quella suggestione iniziale. Si inizia con René Char, La parola in arcipelago e i suoi Neuf merci pour Vieira da Silva che mi proverò tra breve a tradurre con il titolo un po’ libero di Nove volte grazie per Vieira da Silva – ché il vero epicentro del mio intervento è proprio quest’ultima, la pittrice e intellettuale portoghese il cui nome venni a conoscere grazie al poeta provenzale che la cita anche nel libro Ricerca della base e del vertice; dopo qualche anno  trovai nei Racconti con figure di Antonio Tabucchi la traduzione del Testamento della pittrice portoghese seguita da 20 brevissimi racconti.

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Spazi del passaggio (per Rosa Barba)

A maggio del 2021 sarà inaugurato a Deryneia sull’isola di Cipro Inside the Outset: Evoking a Space of Passage di Rosa Barba: è dal 2014 che l’artista lavora a questo progetto in due parti, costituito da un film che documenta il progetto stesso e la sua realizzazione e dall’installazione di un cinema a cielo aperto. Il luogo dell’installazione si trova nella zona-cuscinetto di Cipro sorvegliata dalle Nazioni Unite: Rosa Barba ha concepito una serie armoniosa di gradoni ottenuti con gli stessi materiali reperiti in loco e posati in modo da disporsi da entrambi i lati del grande schermo – la realizzazione visibile di questo “spazio del passaggio” sono, infatti, i gradoni a livello del terreno e il grande schermo sul quale il film (e in futuro molti altri film) sarà proiettato da entrambi i lati. Le persone verranno dunque a sedersi da una parte e dall’altra dello schermo, saranno nella maggioranza dei casi di lingua turca e di lingua greca, abitanti dell’isola lacerata.
La doppia cavea non avrà bisogno di manutenzione, ma sarà soggetta al deteriorarsi naturale causato dal tempo e dagli elementi atmosferici. Continua a leggere Spazi del passaggio (per Rosa Barba)

Atene

(a Massimiliano Damaggio, Nino Iacovella, Evangelia Polymou, Christian Tito, Francesco Tomada. A Francesco Marotta).

Pochi anni addietro ricevetti il dono di poter leggere i versi seguenti quand’erano ancora inediti – sarebbero poi entrati nel volume di Massimiliano Damaggio Edifici pericolanti edito da Fabrizio Bianchi per i tipi di dot.com press nel 2017 (ne riporto la versione a stampa – quella ancora inedita era solo leggermente diversa):

Θα υπάρχει πάντα ένας, κάποιος
που θα κατεβαίνει τη Θεμιστοκλέους
στο χλιαρό αεράκι, κάτω από
τα σύντομα φύλλα της σιωπής
στο φως του μεσημεριού,
……………………………………κάποιος
θα κατεβαίνει τα σκαλιά, κομμένα στα δυο
από την κίτρινη σκιά των λύχνων
και θα πέφτει, όπως έπεσα τη νύχτα αυτή εγώ
στη ζεστή αγκαλιά μιας ασφάλτου

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Di persone senz’ombra (una Wanderung berlinese)

Quando nel 1812 Adelbert von Chamisso fa ritorno a Berlino, ha alle spalle due anni di studi di botanica (oltre che la frequentazione con Madame de Staël); nella capitale prussiana prosegue gli studi scientifici e l’anno seguente scrive La straordinaria storia di Peter Schlemihl, il racconto di colui che vende la propria ombra al diavolo; nel 1815 s’imbarca sulla nave russa Rurik per effettuare un viaggio a scopi scientifici intorno al mondo e nel 1819, dopo il suo ritorno, viene nominato responsabile dell’erbario reale presso l’Orto botanico di Berlino che allora si trovava nell’area dell’attuale Kleistpark – sarà verso la fine dell’Ottocento che, per esigenze di spazio, l’Orto botanico verrà trasferito nell’area in cui adesso si trova, cioè da Schöneberg a Lichterfelde. Continua a leggere Di persone senz’ombra (una Wanderung berlinese)

Il Declaro, il giogo del calcinaccio, un carnevale di pietra, una città spaccata

Il Declaro: il 17 maggio 1991 un uomo alto e dinoccolato, folta la barba sul viso, vende per le strade di Lecce un foglio ciclostilato che si chiama Il quotidiano dei poeti. Lo stesso farà ogni giorno fino al 30 maggio e, in molte città italiane, amici e collaboratori distribuiranno quel foglio che non parla di poesia, ma pubblica quotidianamente poesia. Quella persona timida, determinata e geniale si chiama Antonio Leonardo Verri ed è un intellettuale e poeta che si nutre della tradizione popolare salentina e del dialetto (Verri è di Caprarica – la “città delle capre” dove ancora si usa il griko, l’antica parlata neoellenica frammista a vocaboli neolatini) e delle più audaci sperimentazioni a lui contemporanee: è scrittore e animatore culturale instancabile. Verri muore in un incidente automobilistico il 9 maggio 1997. Continua a leggere Il Declaro, il giogo del calcinaccio, un carnevale di pietra, una città spaccata

John Berger: “Sulla motocicletta”

Scrittura è apertura e attenzione al mondo, scrittura è uno dei modi tramite i quali la mente (e il corpo) attraversano il mondo.
Così come lo è il disegno.
È nota l’importanza che John Berger attribuisce al disegno, conosciuta anche la sua passione nei confronti della motocicletta. In questo libro, Sulla motocicletta (Neri Pozza Editore, Vicenza, 2019), formato da scritti provenienti da fonti diverse, letteralmente “inventato” e tradotto con l’amore che la caratterizza da Maria Nadotti, John Berger scrive dell’andare in motocicletta come di un atto somigliante al disegno. Di conseguenza l’apertura al mondo presente in questo libro avviene su tre piani perfettamente intersecantisi: la scrittura, il disegno e l’andare in motocicletta (ovviamente questi ultimi due s’esplicano qui in scrittura e la scrittura rimanda a loro). Continua a leggere John Berger: “Sulla motocicletta”

Saline

1.

Il senso del viaggio è andare a cercare un luogo o una persona o un qualcosa (spesso ancora indefinito). Corretto è anche affermare che quel luogo, quella persona, quel qualcosa ti hanno cercato e chiamato. Il viaggio è, dunque, un incontro.

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Amburgo città d’acque

Una città d’acque mi si dispiega davanti agli occhi; sguardo e scrittura sono inscindibili: Amburgo avvia immediata la gioia di scriverne, la sua elegante architettura (ardito equilibrio tra tradizione e modernità) (incontro dell’uomo e dell’acqua) racconta una continuità traverso il tempo.

Città votata da sempre al commercio, vi si può approdare dal mare e poi entrando nell’amplissimo, profondo estuario dell’Elba: un porto vastissimo e dai mille anfratti e, lo confesso, riemerge in me lo stesso stupore di quand’ero bambino, di quando mi portavano al porto di Otranto o di Gallipoli (minuscoli porti di sud est, favolosi ed enormi allora per un’infanzia facilmente incline alle fascinazioni del mondo): nella zona dei cantieri navali di Amburgo gli scafi sollevati delle navi, enormi, rivelando la chiglia e l’elica normalmente invisibili, hanno magia e sentore di mondi nascosti, di rotte lontanissime, mentre le gru attendono i carichi da sollevare ed erano, un tempo, merci favolose (spezie, caffè), oggi tonnellate di globalizzate cose stipate nei container.

L’Elba, grande Fiume che unisce Amburgo a Dresda, ha quest’oggi una nota lunga di metallico colore, un’eco di bellezza e di memoria: quando gli Alleati bombardavano a ondate impietose la Germania e quando Lessing rifletteva sul teatro e sulla vita.

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