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Sul confine

La luce rinunciata porta in grembo sillabe –
alfabeti d’ombre che non traverseremo.

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Convalescenza

Chiara Adezati

Venerabile in tonalità maggiore

Il mio spirito ha una brulicante
sua vita di sottobosco,
per me di gran lunga determinante,
seguendo la quale si sviluppa la mia.
La macroscopica, la effettuale intera.
Posso procurare intorno un bosco consono,
eventuale opera mia,
come può accompagnare una mamma vecchia
che persegue la valorizzazione, incoraggia per potenziare.
Ma è là dove tutto succede, in embrione,
dove si produce il seme in esclusiva;
e gli altri eventi giungono per lo più come ariette e brezzoline.
Persino le tempeste lasciano del substrato preesistente
qualcosa di intatto.

(Tratto da:
Chiara Adezati, Convalescenza e altre
di prossima pubblicazione in “Quaderni di RebStein“)

Ignoti

Flavio Almerighi

Il giorno in cui riceverò
la sospirata notizia
– hai smesso di respirare,
l’accoglierò senza gradire
e con un certo scetticismo,
finirò come quello
che da sempre
cerca di incontrarsi,
mancherò l’appuntamento
col sostituto di me stesso.
Le parole rimarranno
sulle gambe,
legnose e indegne
di chi le ha precedute,
– tu sei l’amore mio
dirò, badando
a non invecchiare troppo.
Alla fine vorrei essere
di nuovo quello della moto
incurante, bagnato
da fare tenerezza

(Clicca sull’immagine per scaricare il pdf)

Un’altra vita non ce l’ho

Marina Pizzi

Un’altra vita non ce l’ho
E butta siero questo avanzo
Di carne. Nefasto dì il mio
Colloquio con le questure
Delle rondini che sfidano
Il fucile e il fungo velenoso.
Esoso cimelio rattoppare
Queste festicciole da ladri
Giacché i ciottoli sotto le scarpe
Danno l’astio del lusso sopra
L’arazzo di guerrieri sanguigni.
Guerrafondaio l’atrio della dittatura
Acclama la stura di soldati
Dati all’amalgama del fuoco.
L’attore sul palcoscenico piange
La genia del prossimo non intendere.

(Tratto da:
Feritoie ogivali (2017-18)
di imminente pubblicazione in
“Quaderni di RebStein”, LXX, gen. 2018)

FW 17-18 MEN’S COLLECTION

Massimo Sannelli

il matto ha l’oro in bocca. Tu lanci
il sesso e nascondi la mano! C’era
un volto, un re: c’era una volta
l’ora colata: è l’oro della bocca, è oro
orale. Definire il beato non si può:
c’era un volto, bianco e rosso, c’era un re, c’era
una volta lunga, ma è finita.

*

al seno della grande simmetria, alle parti reali
del coro, al senso dell’orecchio il pensiero si dedica;
il tratto duro ai buoni è dedicato; scrivilo,
cosí lo sai; e ai colori degli umani io dedico,
e a questa variante luminosa della mia
poverissima vita.

*

«corro sempre, non dormo. io non mi fermo.
a casa ti ascolto. a dopo, quando ti abbraccio: cosí».
PONTORMO: «lunedí feci la testa di quel putto,
martedí feci in casa non so che». Cosí apparve il mio
realismo: era una copia di copie, di miele; era abbondanza,
era giusta.

FW 17-18 MEN’S COLLECTION
76 poesie nuove.
Con 6 immagini di Chiara De Luca.
Lotta di Classico, Genova 2018.

La bellezza

Marco Ercolani

Alcuni frammenti di una lettera scritta da Sigmund Freud alle soglie della sua vita (1935).

Ho trascurato la bellezza, caro amico.
Mi sono messo a indagare i labirinti della ragione, per capire come dare un ordine ai confusi labirinti della non-ragione, e ho trascurato proprio la bellezza. Forse questa amnesia è un sintomo di qualcosa. Bisognerebbe amare solo le cose belle che durano sempre meno, come le lucciole, le farfalle, e se ne vanno, e non guardare troppo oltre. Anche la vita dell’uomo è troppo lunga. Io stesso sono durato troppo. L’uomo, anche malato, sopravvive.
Spero che tu, mio ultimo medico, sia pietoso e voglia togliermi serenamente dal mondo, dopo tutte queste operazioni. Queste labbra straziate non vogliono più parlare. Chi disse che a 50 anni bisognava morire!! Ah Dostoevskij, sì! Non ho mai parlato di lui. Meglio così: lo avrei frainteso, apponendo il mio ragionevole sigillo al limpido delirio del Santo Inquisitore.
Quanti errori! Che inutile ostinazione nel voler spiegare tutto l’inspiegabile! E la presunzione! Ma lei lo sa, amico mio, lei che inutilmente mi cura, lei lo sa che fino all’ultimo mi sono sentito un perfetto ignorante di tutto il mondo della psiche, io, il grande conquistador, io, Sigmund Freud?
Dopo, ho fatto un passo indietro, e le ombre mi sono apparse vere ombre.
Era necessario, per sentirmi umano.