Archivi categoria: inediti

Creazione continua, IV

Giuseppe Feola

Rumore di fondo

Calpesto in silenzio il volto del mondo:
l’acqua del cielo rispecchia i miei passi.

Venti, onde, alberi, uccelli: in alto, in basso,
forme s’intrecciano
– si svolgono, diffondono segnali.

Nel cavo dell’orecchio, nello specchio
dell’occhio, crescono
le nuvole di antichi temporali.

Il favo del tempo è un bianco ruggito
d’oceano: si struggono le cose;
trapassano nel grembo risonante
del reale.

Dell’universo ascolto il
riverbero:

ascolto il grande rumore di fondo.

Tratto da: CREAZIONE CONTINUA, IV

Lucetta Frisa: Cronache di estinzioni (inediti)

Vulcani

Hawai, Kilauea.
Guatemala, Fuego.

Davanti alle indifferenti
lenti degli occhiali e del pc
lava e fumo incontenibili avanzano
fino alla mia scrivania.
Il video testimonia – in diretta –
l’orrore dormiente chissà in quali caverne
oltre mari e fusi orari
il cieco assassinio
dei due vulcani risvegliati uno dopo l’altro
con la testa sfavillante di fuoco:
Odo le flebili grida atterrite di persone in fuga
(io mi aggrappo ai braccioli della poltrona)
che presto moriranno incenerite.

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Nino Iacovella: La donna del lago (inedito)

La donna del lago

La testa snodata, infinita del sogno
che nuota nell’acqua scura del lago

Ci si desta sempre quando lo scenario non coincide,
ma adesso non ci sono risvegli ad attendere

ed è un abisso il fondale delle notti

“L’amore è bello solo se è vero amore” scriveva Gabriella
come se le parole riemergessero a galla,
un colpo di pistola, la testa bucata nel sonno
un corpo alleggerito dalla morte che risale
con il pigiama, le mani legate, i piedi senza scarpe

Il sogno non distingue appieno la natura degli ostacoli
se tronco, pietra, corpi, come un pesce nuota

con occhi divisi e contrapposti
per guardare l’intero spazio, profondo
degli uomini che vanno a morire

Il sogno guarda, sgrana la catena che oscilla
come un’alga sul fondale, un cordone ombelicale
che arriva sino alla donna affiorata sul limbo dell’acqua,

Il corpo di lei era avvolto con un telone di plastica bianca,
legato in tre punti con cinghie da tapparella
appesantito da tre blocchi di cemento armato
ai quali il suo uomo l’aveva incatenata

Dicono che i circuiti neurali durante le notti
s’illuminano, arabeschi di luce, fuochi d’artificio
in un giorno di festa,
e qui la pietà è un filo che non si spezza

dalla nuca come un sogno che entra nel sogno,
il proiettile cambia sembianze, non è più un cuneo di piombo,
ma la macchia nera che vediamo quando si guarda in faccia il sole

ed è un attimo, quell’attimo di grazia
che oscura l’esplosione del colpo
e le nasconde l’arrivo della morte

inedito da Madre della violenza (La Parte arida della pianura)
Omicidio di Cernusco

 

La ballata di Villon

Ivan Pozzoni

LA BALLATA DI VILLON

[Tratto da: Farnetikanten
di imminente pubblicazione in
Quaderni di RebStein“]

La morte ha i tuoi occhi colorati d’estate
balla con l’impiccato e indossa teste decapitate,
racconta ai suicidi le sue storie d’inverno,
che la lacrima di un suicida riesca a spegnere l’inferno.

La morte raccoglie fiori dalle ossa consumate
dalla fuga dei cervelli e dalle orbite bucate,
pianta fiori di ninfea nello stomaco dell’annegato,
è mignotta, fragile, d’addio al celibato.

La morte si sposa col cadavere dell’ustionato
rimane unica forza fuori dalla logica di mercato,
abbraccia l’iper-capitalista, l’anarchico, l’indifferente,
senza mai accorgersi di non servire a niente.

Strilliamo la vita e aboliamo la morte
tentarono in tanti, col sostegno dell’arte,
distratti da ricchi omaggi e cotillón,
aboliamo la morte e cantiamo Villon.

Convalescenza

Chiara Adezati

Venerabile in tonalità maggiore

Il mio spirito ha una brulicante
sua vita di sottobosco,
per me di gran lunga determinante,
seguendo la quale si sviluppa la mia.
La macroscopica, la effettuale intera.
Posso procurare intorno un bosco consono,
eventuale opera mia,
come può accompagnare una mamma vecchia
che persegue la valorizzazione, incoraggia per potenziare.
Ma è là dove tutto succede, in embrione,
dove si produce il seme in esclusiva;
e gli altri eventi giungono per lo più come ariette e brezzoline.
Persino le tempeste lasciano del substrato preesistente
qualcosa di intatto.

(Tratto da:
Chiara Adezati, Convalescenza e altre
di prossima pubblicazione in “Quaderni di RebStein“)

Ignoti

Flavio Almerighi

Il giorno in cui riceverò
la sospirata notizia
– hai smesso di respirare,
l’accoglierò senza gradire
e con un certo scetticismo,
finirò come quello
che da sempre
cerca di incontrarsi,
mancherò l’appuntamento
col sostituto di me stesso.
Le parole rimarranno
sulle gambe,
legnose e indegne
di chi le ha precedute,
– tu sei l’amore mio
dirò, badando
a non invecchiare troppo.
Alla fine vorrei essere
di nuovo quello della moto
incurante, bagnato
da fare tenerezza

(Clicca sull’immagine per scaricare il pdf)