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“CollaterAle” di Jacopo Ninni, o dell’unico effetto giusto

 

di Lorenzo Mari

Ivan Illich fa parte di quella schiera di pensatori – spesso vicini a posizioni più o meno anarcoidi – che, in genere, vengono evitati il più possibile quando possono essere effettivamente utili, per poi essere ricordati nelle circostanze meno opportune. Le conseguenze di questo mismatch sono esplosive: per Illich, succede, con una certa ricorrenza, quando si parla di “descolarizzare la società”, ma è accaduto anche, nel contesto pandemico, con quell’idea di “iatrogenesi” (ossia l’origine medica di una patologia o di un altro danno, per chi si trovi nel ruolo di paziente) che proviene da un altro testo fondamentale dello scrittore e filosogo di origini austriache, Nemesi medica (1974). E questo è successo, più precisamente, nel contesto di quella rubrica di Giorgio Agamben per il sito di Quodlibet – “Una voce” – che, come si sa, ha tenuto impegnata la bolla intellettuale italiana per settimane, specialmente all’epoca del primo lockdown… Continua a leggere “CollaterAle” di Jacopo Ninni, o dell’unico effetto giusto

Diecidita

Jacopo Ninni

Il tempo comprende l’attesa dalla separazione. È un vorticare inesatto sul vuoto della distanza, un lento propagarsi di radici uterine da rimembrare. Così le poesie di Jacopo Ninni si fanno farmaco per l’abbandono e l’imprevista sortita del fato. A contare l’attesa non è solo chronos ma anche – e soprattutto – un liquido disporsi negli anfratti dell’opaca esistenza.

La verità te la succhiano tutti.
È questione di stile e non è poco
Sedersi sopra il ciglio ed ammirare
Il vuoto che vorrebbero lasciarti.

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