Archivi categoria: jacques derrida

Derrida lettore di Celan

Giuseppe Zuccarino

Il primo libro di Jacques Derrida interamente dedicato a un poeta appare nel 1986 e concerne Paul Celan. Si tratta del testo di una conferenza pronunciata due anni prima a Seattle, nel corso di un convegno internazionale. Cominciamo con l’esplicitare il titolo del volumetto, Schibboleth. Esso riprende quello di una poesia celaniana, ma il vocabolo – come il filosofo non manca di ricordare – ha origini assai più remote, che risalgono all’Antico Testamento. In un passo del libro dei Giudici, si narra ciò che avvenne dopo una battaglia vinta dai Galaaditi contro gli Efraimiti: «E Galaad bloccò i guadi del Giordano agli Efraimiti, in modo che quando qualcuno dei fuggitivi di Efraim diceva: “Fatemi passare!” gli uomini di Galaad gli chiedevano: “Sei tu di Efrata?” ed egli rispondeva: “No!”. Però quelli insistevano: “Di’ Schibboleth”; l’altro invece rispondeva “Sibboleth!” poiché non riusciva a pronunciarlo bene. Allora lo afferravano e lo sgozzavano nei guadi del Giordano, tanto che in quel giorno caddero uccisi quarantaduemila Efraimiti». Ecco come una parola in apparenza innocua (schibboleth in ebraico significa «spiga» o «torrente») può assumere risonanze sinistre, dato che la sua pronuncia scorretta, in una particolare circostanza bellica, fu sufficiente a causare una morte immediata e cruenta. Più tardi, però, nella cultura europea, il senso del vocabolo è cambiato, venendo ad assumere l’accezione più ampia e neutra di «segno di riconoscimento», «parola d’ordine». Così, per limitarci a ricordare due autori ben noti a Derrida, Hegel può scrivere che «l’odio per la legge, per il diritto legalmente determinato, è lo schibboleth con cui si rivelano il fanatismo, l’imbecillità e l’ipocrisia», oppure Freud può indicare nella distinzione tra coscienza e inconscio il «primo schibboleth della psicoanalisi».

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Fuoco nero, fuoco bianco

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Giuseppe Zuccarino

Fuoco nero, fuoco bianco

     Che esista uno stretto rapporto fra alcuni aspetti del pensiero di Jacques Derrida e la tradizione ebraica è un fatto ormai assodato, e su questa problematica esistono vari studi d’assieme[1]. Si tratta di analisi che andrebbero prolungate, ma in quest’occasione ci interessa affrontare un compito più modesto, ossia proporre un minimo esercizio di lettura in rapporto ad alcuni passi del saggio derridiano La dissémination[2]. Ricordiamo che il testo costituisce un’ampia disamina, assai poco tradizionale, di un’opera letteraria a sua volta innovativa, ossia Nombres di Sollers[3]. Continua a leggere Fuoco nero, fuoco bianco

La scrittura della sfinge. Derrida e i geroglifici

Jacques Derrida, 2004

Giuseppe Zuccarino

La scrittura della sfinge. Derrida e i geroglifici

Sul quotidiano «Le Monde», nel 1973, viene pubblicato un disegno del caricaturista Tim (nome d’arte di Louis Mitelberg), che ritrae Jacques Derrida nelle vesti di uno scriba. L’immagine è arguta e ingegnosa, perché imita in parte lo stile delle figure egizie incise su pietra: Derrida viene effigiato a torso nudo e col tradizionale gonnellino (al modo del celebre Scriba seduto del Louvre) ed appare sul punto di tracciare, con un calamo o un pennello, dei segni su un foglio di papiro. Continua a leggere La scrittura della sfinge. Derrida e i geroglifici

Derrida e la metafora

Remedios Varo, Tránsito en espiral, 1962

Giuseppe Zuccarino

Derrida: l’avanzare-ritrarsi della metafora

     Nel 1971, Jacques Derrida pubblica sulla rivista «Poétique» un ampio saggio, La mythologie blanche, ripreso l’anno dopo all’interno del volume Marges – de la philosophie(1). Argomento del saggio è il rapporto tra filosofia e retorica, e più in particolare il ruolo che va assegnato, in quest’ambito, alla metafora. Continua a leggere Derrida e la metafora

Quaderni delle Officine (XXVII)

Quaderni delle Officine
XXVII. Luglio 2012

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Giuseppe Zuccarino

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Il Libro, il mimo, il dono (2012)
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Il Libro, il mimo, il dono. Derrida e Mallarmé

Giuseppe Zuccarino

Il Libro, il mimo, il dono. Derrida e Mallarmé

     1. Una delle prime opere del filosofo Jacques Derrida, L’écriture et la différence, si apre con una singolare epigrafe virgolettata: «le tout sans nouveauté qu’un espacement de la lecture»(1). Non viene indicata la paternità della formula, bensì soltanto il testo da cui è tratta, vale a dire la prefazione a Un coup de dés, il che basta a far riconoscere l’autore, il poeta ottocentesco Stéphane Mallarmé. Per capire il senso del segmento frastico prelevato da Derrida, occorre risalire al contesto originario. Continua a leggere Il Libro, il mimo, il dono. Derrida e Mallarmé

Il dono del lutto

Lorenzo Barani

“E’ doveroso ri-pensare da capo l’essenza del dono, oltrepassare un’economia basata sul profitto e sulla speculazione. I nostri morti ci donano, nel lavoro del lutto, un tempo gratuito e ci indicano che è possibile un modo nuovo di lavorare e di abitare la terra.”

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Un’esperienza folgorante. Derrida e Artaud

Giuseppe Zuccarino

Un’esperienza folgorante. Derrida e Artaud

     L’attenzione di Derrida per Antonin Artaud si manifesta abbastanza presto, nel 1965, con la pubblicazione sulla rivista «Tel Quel» del saggio La parole soufflée. Il titolo è volutamente ambiguo, perché lo si può intendere sia come «la parola suggerita» che come «la parola sottratta». Il filosofo apre il suo testo discostandosi dal modo in cui di solito, a proposito di Artaud, si cerca di mettere in rapporto discorso critico e discorso clinico. Egli ritiene che, invece di trasformare lo scrittore in un caso (sia esso di tipo letterario o psichiatrico), occorra prestargli un ascolto del tutto diverso, «perché ciò che le sue urla ci promettono […] è, prima della follia e dell’opera, il senso di un’arte che non dà luogo a opere […], di una parola che è corpo, di un corpo che è un teatro, di un teatro che è un testo»(1). Continua a leggere Un’esperienza folgorante. Derrida e Artaud

Derrida e Joyce

Giuseppe Zuccarino

Babele, il riso, il sì.
Derrida e Joyce

     In apparenza, Derrida non si è occupato molto dell’opera di James Joyce, dedicando ad essa solo uno dei suoi libri. Tuttavia, a un esame più ravvicinato, diventa possibile scorgere il ruolo esemplare che il filosofo assegna allo scrittore irlandese. Ciò, anzi, si manifesta fin dall’inizio, ossia in un testo datato 1961. Alludiamo al lungo saggio introduttivo che precede la traduzione, ad opera dello stesso Derrida, di uno scritto di Husserl sull’origine della geometria(1). A prima vista parrebbe difficile trovare un nesso tra il pensiero del filosofo tedesco e l’opera joyciana, ma ciò dipende dal fatto che si pensa subito a una possibile analogia e non all’ipotesi di un rapporto oppositivo. È appunto di questo tipo, secondo Derrida, il legame che è possibile stabilire non tanto fra il corpus testuale dell’uno e dell’altro, quanto piuttosto fra i due rispettivi atteggiamenti. Continua a leggere Derrida e Joyce

Modalità di lettura-scrittura in Derrida

Giuseppe Zuccarino

Tout se réfléchit dans le medium ou le speculum de la lecture-écriture…

(J. Derrida, La double séance)

Porre il problema del rapporto, o dei diversi tipi di rapporto, tra le posizioni teoriche di Jacques Derrida e la letteratura significherebbe già discostarsi, almeno in parte, dal punto di vista dell’autore. Questi, infatti, non ha mai inteso assumere gli ambiti letterario e filosofico, e i loro modi di discorso, come semplicemente delimitati o delimitabili. Ai suoi occhi non si tratta dunque, e per esempio, di fare dei testi letterari un oggetto eventuale dell’interrogazione filosofica, ma piuttosto di riflettere in primo luogo sulla linea di demarcazione che si ritiene separi le due aree culturali. Continua a leggere Modalità di lettura-scrittura in Derrida

Scrivere la ferita – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

9782020982832Scrivere la ferita.

Geoffrey Bennington riceve l’incarico di redigere, per la collana «Les contemporains» delle Éditions du Seuil, una monografia su Derrida. I libri di questa serie vertono normalmente su narratori e poeti, non su filosofi (tra i dieci titoli apparsi fino a quel momento, solo uno fa eccezione, essendo dedicato a Wittgenstein), e presentano inoltre un piccolo corpus di fotografie relative allo scrittore oggetto del discorso. Nel caso specifico, il contratto prevede una clausola aggiuntiva, quella che nel volume, oltre allo studio di Bennington, sia incluso uno scritto realizzato per l’occasione dallo stesso Derrida. Continua a leggere Scrivere la ferita – di Giuseppe Zuccarino

Luci e ombre ad Atene – di Giuseppe Zuccarino

[GIUSEPPE ZUCCARINO]

9782718607931 «Je voyageais en Grèce avec ces photographies depuis que Jean-François Bonhomme me les avait données. Un risque avait déjà été pris, promettre d’en accompagner de quelque façon la publication, et je commençais à m’approcher d’elles, avec une familiarité d’ignorant, déjà, où se mêlaient la fascination, l’admiration, l’étonnement, toutes sortes de questions inquiètes, en particulier sur la forme que je pourrais bien donner à mon texte. Sans le savoir, j’avais dû décider, à cette date, le 3 juillet, n’ayant encore rien écrit, que cette forme serait à la fois aphoristique et sérielle. Jouant ainsi du noir et blanc, de l’ombre et de la lumière, je disperserais alors mes “points de vue” ou “perspectives”, tout en feignant de les rassembler dans la séquence de leur séparation même, un peu comme un récit incessamment interrompu, mais aussi comme ces pierres mortuaires, dressées dans L’Allée des tombeaux. Continua a leggere Luci e ombre ad Atene – di Giuseppe Zuccarino