Archivi categoria: larry massino

Fiorenza, nostra Matria unica e vera (IV)

“Dove si aderisce all’unica narrazione biografica credibile, la mia, sulle origini del pensiero del Minor Duca e della fondazione dell’Accademia degli Inaffidabili. Naturalmente la biografia, per modestia governativa, non è ufficiale, è solo una delle tante, forse la più curiosa, nella quale ci si spinge addirittura a ipotizzare, ben oltre la beneducazione, che il Minor Duca sia a capo mondiale della setta segreta dei misantropi. Da questa mia bellissima biografia immaginativa tutti gli storici hanno attinto per costruire il mito fondativo del Minor Ducato. Riproduciamo qui solo il primo capitolo.” (Larry Massino)

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Fiorenza, nostra Matria unica e vera (III)

“Le parole ci accolgono tutti nel loro grembo materno, gratis – in questo meglio del fuoco – permettendoci di inventare realtà a nostro piacere, e insegnandoci, indirettamente, che la realtà, essendo inventabile all’infinito attraverso l’uso delle parole stesse, non esiste.”

(Da: L’invenzione della nineddoche, Vol. I, Tomo II
Fiorenza, “Biblioteca dell’Accademia Inaffidabili”, A. D. 2015)

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Fiorenza, nostra Matria unica e vera


“Si aboliscono le parole patria, cultura e popolo in tutte le loro declinazioni, pena l’esilio, e si fonda lo Stato Nòvo, la Matria, sul riso tragico, sul pensiero lancinante, sul bene contenuto nel bello, sul libero abbraccio fra di loro delle singole persone”.

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Mangiate di meno

Larry Massino

Nel porcile c’erano due che stavano sempre da parte, che dagli altri del branco venivano considerati fanatici, perché grugnivano con ritmo ricercato, leggevano appartati per ore, a sera danzavano sulle punte degli affusolati zampetti. Venivano considerati altezzosi anche perché riprendevano, con aristocratiche occhiate, le scorrettezze dei più maleducati, di solito i giovani, che si ingrifavano per un nonnulla e diventavano osceni. I due nobili suini, bisogna dire, venivano da tutti rispettati, come si fa con la gente di alto rango, anche se dietro le spalle venivano chiamati maliziosamente il Vecchio Maiale e la Vecchia Maiala, alludendo forse alla loro gioiosa sessualità, comunque mai sfrontata, non certa alla stazza. Continua a leggere Mangiate di meno

Altamante Logli e gli zingari felici

Larry Massino

Ennio è tenace, mi marca stretto e mi costringe a pensare alla poesia, dalla quale io mi tengo da tempo a distanza di sicurezza. Sicché mi verrebbe da dirgli di tanti poeti che ho a lungo frequentato. Scremando scremando mi verrebbe da dirgli sopra di tutto di Dino Campana, di Arthur Rimbaud, di Robert Frost, di Gottfried Benn, di Velimir Chlebnikov, di Isidore Lucien Ducasse Comte de Lautréamont (dei cui canti modestamente facetti una ignota messa in scena teatrale, a puntate, per altro protagonista il poeta attore forse più grande dello scorso secolo). Ma poi penso che Ennio pensi che faccio lo smargiasso. E mi taccio. Però stamattina, per giri mii, ho incontrato Altamante Logli – mi sembra stia bene: iddio o qualunque sottoposto continuino a trattarlo come merita – l’uomo che paridemerito con Carlo più mi ha fatto amare la poesia e la lingua, ché “la lingua gli ha da s’onare, Larry, ri’ordatelo! Ché te tu se’ più sognatore che s’onatore…Continua a leggere Altamante Logli e gli zingari felici