Archivi categoria: letteratura americana

Quaderni di Traduzioni (XXXI)

Quaderni di Traduzioni
XXXI. Marzo 2017

paestum-il-tuffatore

Francesca Diano

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Piccola antologia di poesia anglofona (2017)
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Before the flood, 2

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Wallace Stevens

      L’uomo di neve

      Bisogna avere una mente d’inverno
      per osservare il gelo e i rami
      dei pini incrostati di neve;

      e avere patito tanto freddo
      per guardare i ginepri ricoperti di ghiaccio,
      gli abeti ruvidi nel distante riflesso

      del sole di gennaio; e non pensare
      alla miseria che risuona nel vento,
      tra le rade foglie,

      il medesimo suono della terra
      attraversata dal medesimo vento
      che soffia nello stesso spazio spoglio

      per chi in ascolto, ascolta nella neve,
      e lui stesso un nulla, guarda
      il Nulla che non c’è e il nulla che c’è.

(Traduzione di Nadia Fusini)

(continua a leggere qui)

Holocaust

Charles Reznikoff Charles Reznikoff

We are the civilized –
Aryans;
and do not always kill those condemned
to death]
merely because they are Jews
as the less civilized might:
we use them to benefit science
like rats or mice;
to find out the limits of human endurance
at the highest altitudes
for the good of the German air force;
force them to stay in tanks of ice water
or naked outdoors for hours and hours
at temperatures below freezing […]

 

Charles Reznikoff Noi siamo i civilizzati –
gli Ariani;
e non sempre uccidiamo i condannati a morte]
solo perché sono ebrei
come altri, meno civilizzati di noi, farebbero:]
noi li usiamo per il beneficio della scienza
come topi o cavie:
per scoprire i limiti della resistenza umana
alle massime altezze
per il bene dell’aviazione tedesca,
costringerli a stare in bidoni di acqua ghiacciata
o nudi all’esterno per ore e ore
a temperature sotto lo zero […]

All my sons

Arthur Miller

Antonio Scavone

Arthur Miller

“All my sons”
(Arthur Miller)

         In una cittadina della provincia americana, nel giardino posteriore della sua casa, l’industriale Joe Keller, un uomo robusto sulla sessantina, si gode la domenica mattina con i suoi vicini, il dottor Jim Bayliss e il merciaio Frank Lubey. Parlano di un po’ di tutto, i tre uomini: di un albero che il vento della notte ha spezzato, degli annunci economici che incuriosiscono Frank, delle petulanti richieste di visite mediche per il dottor Jim Bayliss. Ma parlano anche di Ann, una stupenda ragazza che è venuta a passare il week-end in casa Keller e che era, fino a tre anni prima, la fidanzata di Larry, il figlio di Joe morto in una missione di guerra. Continua a leggere All my sons

Note di lettura (IX) – Nathanael West

Nathanael West, A Cool Million

Antonio Scavone

Nathanael West

Il sogno di un milione

      Che succede in una contea del Vermont, precisamente a Ottsville, negli anni ’30, quelli della grande depressione economica che colpì l’America? Niente di eccezionale, se non un’indigenza diffusa, un’esistenza grama, i soliti sogni di grandezza della provincia americana.
     Lemuel Pitkin è un diciassettenne di belle speranze, vive con la madre, la vedova Sarah Pitkin, in una tipica casa col portico ma su quella casa grava un’ipoteca che Lemuel non riesce a riscattare e l’unico altro bene di cui dispongono, lui e la madre, è la vecchia mucca Sue che fornisce almeno un po’ di latte, burro e formaggio per sostenere una famigliola tanto bisognosa. I vicini sono gentili e pieni di belle parole e di citazioni auliche ma anche loro versano nelle stesse condizioni di precarietà – anche la coetanea miss Betty Prail – e bisogna inventarsi qualcosa di positivo per scongiurare quella situazione di povertà e propiziarsi un’esistenza e soprattutto un futuro più fruttuosi. Continua a leggere Note di lettura (IX) – Nathanael West

Scarafaggi metropolitani

pedro pietri

Pedro Pietri

Fu a metà degli anni Settanta che si assistette alla vera fioritura della cultura portoricana a New York. Pedro Pietri, Miguel Algarìn, Sandra Maria Esteves, Victor Hernandez Cruz, […] e molti altri autori, nel Lower East Side, nel Bronx, nella East Harlem, uscirono allo scoperto, rinominandosi nuyorican. Quest’impressionante fioritura ebbe il suo luogo magico nel Nuyorican Poets’ Café (allora sulla East 6th del Lower East Side), un piccolo bar aperto da Algarín e Piñero e presto divenuto fucina multietnica e multiculturale. Fu qui, dal cuore della desolazione urbana d’un quartiere-metafora dell’America fatta di tante Americhe, che la poesia nuyorican si conquistò un posto di tutto rispetto tra le culture etniche, nell’elaborazione di una poetica nuova sia rispetto alla tradizione culturale dell’isola sia rispetto ai movimenti culturali americani – una collocazione “di frontiera”, “marginale”, e con orgoglio rivendicata come tale, in piena sintonia con quanto stava avvenendo presso altre comunità (quella messico-americana, o chicana, prima di tutte). Continua a leggere Scarafaggi metropolitani

These

William Carlos Williams, 1921

William Carlos Williams

These

are the desolate, dark weeks
when nature in its barrenness
equals the stupidity of man.

The year plunges into night
and the heart plunges
lower than night

to an empty, windswept place
without sun, stars or moon
but a peculiar light as of thought

that spins a dark fire –
whirling upon itself until,
in the cold, it kindles

to make a man aware of nothing
that he knows, not loneliness
itself – Not a ghost but

Continua a leggere These

A Nord del futuro

kaminsky

Ilya Kaminsky

Ilya Kaminsky è nato a Odessa, nell’ex Unione Sovietica, nel 1977, e si è trasferito negli Stati Uniti con la sua famiglia a cui venne concesso l’asilo politico. Il suo libro d’esordio, Dancing in Odessa, venne pubblicato negli Stati Uniti nel 2004 da Tupelo Press; dalla prima sezione di questo libro, dal titolo omonimo, sono tratte le poesie proposte in seguito.
La scrittura di Kaminsky colpisce immediatamente per la fantasia e per l’ariosità delle immagini e dei temi proposti. A volte incredibilmente allegra e sognante, altre triste o densa di orrore, la scrittura oscilla di continuo fra continui cambi di scena, aperture, ironia, dolcezza. Continua a leggere A Nord del futuro

John Berryman: tutti i volti del suicidio

John Berryman, Canti Onirici e Altre Poesie, 1978
John Berryman, Canti Onirici e Altre Poesie, 1978

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Il cacciatore di immagini

Joseph Cornell

Charles Simić

E’ dunque possibile che, malgrado le sue mura di mattoni e i suoi volti ben rasati, questo mondo nel quale viviamo sia orlato di meraviglie e che io stesso e l’umanità intera, sotto gli stereotipi con i quali ci ammantiamo, celiamo enigmi che nemmeno le stelle, forse nemmeno i serafini più sublimi, sono in grado di risolvere?” scrive Melville in Pierre.

Domenica di giugno, prima mattina. Ha piovuto dopo mezzanotte e l’aria e il cielo sono meravigliosamente tersi. Le strade sono vuote e i negozi chiusi. Un’occhiata alle cose prima che altri le vedano. Un vecchio edificio commerciale si staglia vuoto all’angolo. Lo stanno restaurando. I muri sono stati ridipinti, e le sue sedici finestre, lavate di recente, ora sfavillavano. All’interno si vedono specchi e altre finestre che danno sul retro, ma niente mobili. E’ tutto molto in ordine, a parte qualche crepa ancora visibile sulla facciata e schizzi di colore sul marciapiede.

La chiarezza della visione è un’opera d’arte.

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The impalpable brush fire singer

above

Will Alexander
Pina Piccolo

Nato nel 1948 a Los Angeles nel cuore del quartiere afroamericano si South Central, Will Alexander è un poeta, romanziere, saggista, drammaturgo e artista visivo. Le sue opere sono profondamente influenzatr dalle letture di Bob Kaufman, Octavio Paz, e dai poeti francofoni della Negritude come Aimé Cesaire e Jean-Joseph Rabéarivelo. Alexander descrive le loro tematiche di isolamento cosmico dalla società e di scoperta interiore in termini di “metamorfosi alchemica”. Tra le sue opere: Vertical Rainbow Climber (1987), Arcane Lavander Morals (1994), The Stratospheric Canticles (1995), Toward the Primeval Lighting Field (1998), Compression & Purity (2011).

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I capi della città su fino all’etere

Jack Spicer
Nanni Cagnone

Sarebbe doverosa gentilezza dedicare questa prima edizione italiana di un’opera di Jack Spicer a poeti convinti che Whitman ed Emerson si trovino al culmine della tradizione americana, nonché a coloro che si dolgono di non aver potuto seguire in tournée gli eroi della Beat Generation. Gente che merita accomodarsi in un tinello ove invece di Muddy Waters si renda contemplabile Bob Dylan. […]

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Mattino domenicale

Wallace Stevens

Do not speak to us
of the greatness of poetry,
Of the torches wisping
in the underground

Non dirci che sublime è la poesia,
Né che danzano fiaccole sotterra,

Né che posano volte sopra un raggio.
Ombre nel nostro sole non esistono,

Il giorno è desiderio, e notte è sonno.
Non esistono ombre in alcun luogo.

Il critico più severo ed ostile di Wallace Stevens, Yvor Winters, che ha espresso un’opinione quasi totalmente sfavorevole dell’opera di quell’autore (con la parziale eccezione di Harmonium), è stato pur costretto a riconoscere in lui “il massimo poeta della sua generazione”, ed a vedere in Mattino Domenicale “la più bella poesia americana del secolo XX”. Noi ci fermiamo a tali giudizi, e limiteremo questa nostra presentazione a qualche osservazione generica ed a qualche accenno marginale. Continua a leggere Mattino domenicale

Lebensweisheitspielerei

Wallace Stevens

Lebensweisheitspielerei

(Traduzione e nota di
Gianluca D’Andrea)

Segue la traduzione di “The Snow Man”: in qualche modo conclude la temperie della percezione del vuoto di realtà e dell’identificazione inglobante tra io e mondo presente in quel testo (e nella raccolta Harmonium in generale) e ri-apre alla distinzione che crea relazione in una fase esistenziale (The Rock è la raccolta senile) che pare aggrapparsi agli estremi bagliori del contatto.
Per le motivazioni del traduttore non c’è molto da aggiungere a quanto espresso nel cappello introduttivo di “The Snow Man” al quale rimando (Quaderno di traduzioniPoesia, in Testo a fronte, N° 41 – II semestre 2009, pp. 172, 173); semmai, in accordo ulteriore con le scelte stilistiche di Stevens, mi preme precisare che la pregnanza retorica degli esordi è sostituita da un dettato più asciutto e discorsivo seguendo il quale mi sono orientato.

Continua a leggere Lebensweisheitspielerei

Il giovane Salinger

Antonio Scavone

     Sicuramente qualcuno si sarà meravigliato che fosse ancora vivo o che non fosse già morto e dimenticato da un pezzo. La notizia della morte dello scrittore americano Jerome David Salinger, scomparso il 27 gennaio a 91 anni nella sua casa-eremo di Cornish nel New Hampshire, ha scatenato una prevedibile sorpresa e una puntuale ipocrisia. La longevità di Salinger è parsa esosa ai più, quasi immeritata, come è parsa inspiegabile nel corso degli ultimi cinquant’anni quell’assenza infinita cui ci aveva abituati l’autore di The Catcher in the Rye. Continua a leggere Il giovane Salinger

Il ritorno di Carson McCullers

Giorgio Di Costanzo dedica due splendidi post alla figura e all’opera di Carson McCullers, riproponendo la recensione di Caterina Riccardi (il manifesto, 6 marzo 2009, ora qui) e quella di Marisa Bulgheroni (Lo Straniero, n. 104 – febbraio 2009, ora qui) alle recenti riedizioni, rispettivamente, di Riflessi in un occhio d’oro (Reflections in a Golden Eye, 1941) e Il cuore è un cacciatore solitario (The Heart Is a Lonely Hunter, 1940). Continua a leggere Il ritorno di Carson McCullers

James PURDY (17 luglio 1923 – 13 marzo 2009)

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Queste due opere, Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing? di Richard Hamilton (in alto a sinistra) e Mourningpicture di Edwin Elmer (in basso a destra), sono riprodotte sulla sopracoperta di due romanzi di James Purdy a cui sono particolarmente legato, al di là del loro indubbio, eccezionale valore letterario: e cioè, rispettivamente,
mourningpicture1 Rose e cenere (Eustace Chisholm and the works, trad. it. di Attilio Veraldi, Torino, Einaudi, Supercoralli, 1970), e La versione di Geremia (Jeremy’s Version, trad. it. di Bruno Oddera, Torino, Einaudi, Supercoralli, 1973). Si tratta delle mie primissime scoperte letterarie autonome, fatte quando entrare in una libreria significava varcare una soglia, come in sogno, per ritrovarsi immersi in un universo tutto da esplorare: con la segreta speranza (ma questa ti sarebbe diventata chiara solo anni dopo, alla luce del rimpianto, di fronte a scaffali strabordanti di merci avariate) di portare a casa, magari per seimilaottocento lire, due autentici capolavori, due opere che ti avrebbero accompaganto per tutta la vita. Poi sarebbero venute tutte le altre opere di questo gigante solitario, a partire da Io sono Elijah Thrush o I figli sono tutto, libro, quest’ultimo, che mi avrebbe costretto a cercare, come una reliquia, la prima edizione di Color of Darkness (63: Palazzo del sogno, tradotto nel 1960 da Floriana Bossi per i mitici “Coralli“). Mi piace pensare che oggi, proprio tra le ombre animate e i lampi di rosso e di bianco della Composition di Miró del 1933 riprodotta in copertina, James Purdy sia ritornato ad abitare, per sempre: ombra viva tra ombre vive, lampo di luce sulla faccia della morte.

[Qui un omaggio a James Purdy da parte di uno dei pochi blog grazie ai quali la rete ha ancora un senso e una funzione.]

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Anne SEXTON tradotta da Rosaria LO RUSSO

witkin
(Joel Peter Witkin, Las meninas, 1987)

Traduzioni da Anne Sexton

Da Poesie d’amore, Firenze, Le Lettere, 1996

SONG FOR A RED NIGHTGOWN

No. Not really red,
but the color of a rose when it bleeds.
It’s a lost flamingo,
called somewhere Schiaparelli Pink
but not meaning pink, but blood and
those candy store cinnamon hearts.  Continua a leggere Anne SEXTON tradotta da Rosaria LO RUSSO