Archivi categoria: letteratura americana

Lebensweisheitspielerei

Wallace Stevens

Lebensweisheitspielerei

(Traduzione e nota di
Gianluca D’Andrea)

Segue la traduzione di “The Snow Man”: in qualche modo conclude la temperie della percezione del vuoto di realtà e dell’identificazione inglobante tra io e mondo presente in quel testo (e nella raccolta Harmonium in generale) e ri-apre alla distinzione che crea relazione in una fase esistenziale (The Rock è la raccolta senile) che pare aggrapparsi agli estremi bagliori del contatto.
Per le motivazioni del traduttore non c’è molto da aggiungere a quanto espresso nel cappello introduttivo di “The Snow Man” al quale rimando (Quaderno di traduzioniPoesia, in Testo a fronte, N° 41 – II semestre 2009, pp. 172, 173); semmai, in accordo ulteriore con le scelte stilistiche di Stevens, mi preme precisare che la pregnanza retorica degli esordi è sostituita da un dettato più asciutto e discorsivo seguendo il quale mi sono orientato.

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Il giovane Salinger

Antonio Scavone

     Sicuramente qualcuno si sarà meravigliato che fosse ancora vivo o che non fosse già morto e dimenticato da un pezzo. La notizia della morte dello scrittore americano Jerome David Salinger, scomparso il 27 gennaio a 91 anni nella sua casa-eremo di Cornish nel New Hampshire, ha scatenato una prevedibile sorpresa e una puntuale ipocrisia. La longevità di Salinger è parsa esosa ai più, quasi immeritata, come è parsa inspiegabile nel corso degli ultimi cinquant’anni quell’assenza infinita cui ci aveva abituati l’autore di The Catcher in the Rye. Continua a leggere Il giovane Salinger

Il ritorno di Carson McCullers

Giorgio Di Costanzo dedica due splendidi post alla figura e all’opera di Carson McCullers, riproponendo la recensione di Caterina Riccardi (il manifesto, 6 marzo 2009, ora qui) e quella di Marisa Bulgheroni (Lo Straniero, n. 104 – febbraio 2009, ora qui) alle recenti riedizioni, rispettivamente, di Riflessi in un occhio d’oro (Reflections in a Golden Eye, 1941) e Il cuore è un cacciatore solitario (The Heart Is a Lonely Hunter, 1940). Continua a leggere Il ritorno di Carson McCullers

James PURDY (17 luglio 1923 – 13 marzo 2009)

Queste due opere, Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing? di Richard Hamilton (in alto a sinistra) e Mourningpicture di Edwin Elmer (in basso a destra), sono riprodotte sulla sopracoperta di due romanzi di James Purdy a cui sono particolarmente legato, al di là del loro indubbio, eccezionale valore letterario: e cioè, rispettivamente,
Rose e cenere (Eustace Chisholm and the works, trad. it. di Attilio Veraldi, Torino, Einaudi, Supercoralli, 1970), e La versione di Geremia (Jeremy’s Version, trad. it. di Bruno Oddera, Torino, Einaudi, Supercoralli, 1973). Si tratta delle mie primissime scoperte letterarie autonome, fatte quando entrare in una libreria significava varcare una soglia, come in sogno, per ritrovarsi immersi in un universo tutto da esplorare: con la segreta speranza (ma questa ti sarebbe diventata chiara solo anni dopo, alla luce del rimpianto, di fronte a scaffali strabordanti di merci avariate) di portare a casa, magari per seimilaottocento lire, due autentici capolavori, due opere che ti avrebbero accompaganto per tutta la vita. Poi sarebbero venute tutte le altre opere di questo gigante solitario, a partire da Io sono Elijah Thrush o I figli sono tutto, libro, quest’ultimo, che mi avrebbe costretto a cercare, come una reliquia, la prima edizione di Color of Darkness (63: Palazzo del sogno, tradotto nel 1960 da Floriana Bossi per i mitici “Coralli“). Mi piace pensare che oggi, proprio tra le ombre animate e i lampi di rosso e di bianco della Composition di Miró del 1933 riprodotta in copertina, James Purdy sia ritornato ad abitare, per sempre: ombra viva tra ombre vive, lampo di luce sulla faccia della morte.

[Qui un omaggio a James Purdy da parte di uno dei pochi blog grazie ai quali la rete ha ancora un senso e una funzione.]

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Anne SEXTON tradotta da Rosaria LO RUSSO

witkin
(Joel Peter Witkin, Las meninas, 1987)

Traduzioni da Anne Sexton

Da Poesie d’amore, Firenze, Le Lettere, 1996

SONG FOR A RED NIGHTGOWN

No. Not really red,
but the color of a rose when it bleeds.
It’s a lost flamingo,
called somewhere Schiaparelli Pink
but not meaning pink, but blood and
those candy store cinnamon hearts.  Continua a leggere Anne SEXTON tradotta da Rosaria LO RUSSO

Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (II)

L’alfabeto che uccide – Wallace Stevens

(La prima parte della Nota di traduzione di Nadia Fusini si può leggere qui)

[…]

    Esattamente al culmine di questa volontà annichilente il linguaggio e l’immaginazione, Stevens trionfa della poesia nella poesia, e scrive «la profonda poesia» di chi, povero all’estremo, fissa, con il poco che ha, «l’icona» che è «l’uomo».
    Abbandonata ogni altra idea di poesia «ierofante», Stevens procede piuttosto verso un linguaggio che muove per apofasi: e si fa sommamente «astratto», nel senso particolare che Stevens dà a questa parola: nel senso cioè in cui ogni apofasi è astratta, perché lì il dire è insidiato (e misurato) da una sottrazione (apo, ab). La parola umana per Stevens è segnata in radice da quella preposizione sottrattiva: che toglie la base su cui il discorso umano potrebbe (vorrebbe) trovar fondamento. Continua a leggere Wallace STEVENS nella lettura di Nadia FUSINI (II)