Archivi categoria: letteratura ceca

Il paese di fronte

«Comme tous les arts, la poésie est essentiellement un mystère. Chaque tentative pour définir leur magie, se termine par un fiasco parfois ridicule, parfois brutal. L’explication d’un poème, c’est le poème lui-même, et il est indissolublement lié avec elle. Je ne me laisserai pas entraîner à essayer d’éclaircir certains vers, dont je ne sais pas moi-même exactement pourquoi je les ai écrits et où je l’ai lu.»

«Come tutte le arti, la poesia è essenzialmente un mistero. Ogni tentativo di definirne il fascino, si risolve in un fallimento, a volte ridicolo, altre cocente. La spiegazione di una poesia è la poesia stessa, alla quale è indissolubilmente legata. Non mi lascio coinvolgere dalla pretesa di chiarire certi versi, dei quali nemmeno io so esattamente perché li ho scritti o dove li ho letti.» (Jan Skácel)

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Le isole

Jan Skácel

Les îles

En mettant la nuit à l’envers
contre notre désir contre notre blessure
sous le ciel étoilé nous déshabillons le noir

Et même si le continent de notre espoir
devait être submergé
et que tout allait disparaître de même qu’un peu de vous

ne désespérons guère

De la mer du temps après nous émergeront
de nouvelles îles pour de nouveaux naufragés.

(Traduzione dal ceco di Jan Rubes)

Le isole

Mettendo a rovescio la notte
contro il nostro desiderio contro la nostra ferita
sotto il cielo stellato noi spogliamo il buio

E se pure il continente della nostra speranza
dovesse essere sommerso
e tutto scomparisse come anche un po’ di voi

non disperiamo affatto

Dal mare del tempo dopo di noi emergeranno
nuove isole per nuovi naufraghi.

Golem, Robot, Švejk

Golem and Loew

Sergio Corduas

[Il saggio riprende, rivisto ed aggiornato dall’autore, il testo della conferenza tenuta presso l’Università di Bologna nell’aprile del 2012 e, precedentemente, a Praga, in lingua ceca, nel 2010.

Di seguito si possono leggere i primi tre capitoli; il lavoro completo comparirà a breve in “Quaderni delle Officine“, vol. XXIX, 2013. fm]

Golem, Robot, Švejk

     Questo contributo non può fornire novità importanti da un punto di vista ebraistico in senso rigoroso, se non altro perché a me mancano le competenze necessarie. Non intende neppure essere un’analisi strettamente letteraria, vuoi del personaggio haškiano, vuoi di quello čapkiano. Ad tertium, non intende infine neppure semplicemente aggiungere Švejk alla coppia degli altri due. Casomai, secondo la regola per cui il tutto è cosa diversa dalla somma delle parti, vuole proporre un tutto – una trinità o una triade, come si preferisce – sul quale non mi sembra inutile discutere, e che inevitabilmente sarà in parte arbitrario.

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Dulcamara per Deml e Weiner

Sergio Corduas
Richard Weiner
Jakub Deml

     Ho scelto questi due scrittori e li ho voluti insieme perché ambedue mordono e fanno male.
     Implacabile la lenta unghia ironica in Richard Weiner. Inesorabile l’affannata zanna scrivente in Jakub Deml. Due dulcamare in aggressione. Oggetto primo dell’aggressione, il ceco. Oggetto secondo, i cechi, i lettori.
     I Cechi essendo degli umani europei e il ceco una lingua, l’aggressione riguarda gli umani che leggono e perfino quelli che non leggono, cioè noi tutti.

     Bella banalità, dico anch’io, non è sempre così quando uno scrittore scrive? Certo che è così, però fino a poco fa non conoscevamo questa aggressione dulcamara avvenuta in terra di Boemia-Moravia negli anni Trenta né – soprattutto – i due diversi modi specifici (la forza e lo “stile”, la forza dello “stile”) che armavano la mano di questi due scrittori nostri amici/nemici.

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Racconti dalla Boemia

Richard Weiner
Jakub Deml

Richard Weiner (1884-1937) è uno dei principali scrittori cechi del secolo scorso. Karel Capek nel necrologio lo aveva definito «uomo del dolore» per le perduranti tensioni che segnarono la sua vita. In Assemblea generale il carattere dodecafonico della sua scrittura è palese. Le vicende di una Lega Antialcolica di una qualunque cittadina boema sono narrate con inattesi ritorni periodici di frasi, secondo una frammentazione del discorso che non rappresenta la crisi del linguaggio tanto in voga allora, quanto piuttosto lo svaporamento di una realtà unica, accessibile e lineare. La piena ironia dello stile ha la funzione di una teologia negativa che racconta come la realtà, la banale realtà di tutti i giorni, sia irreperibile, nonostante le apparenze. Una letteratura che non fa presa sulla realtà perché è quest’ultima a non aderire a se stessa.

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Tempo di mutezza

Marco Ceriani
Vladimír Holan

Di seguito troverete le prime pagine di un ragguardevole saggio di Marco Ceriani su Vladimír Holan, unitamente a una selezione di testi poetici dell’autore ceco. Tutto il materiale presentato è tratto dalla rivista “Istmi“, per la precisione dal numero 21-22 del 2008, “Tempo di mutezza“, interamente dedicato a Holan. Il volume contiene, oltre al citato saggio, una biografia, curata da Vlasta Fesslová, e 53 poesie da “Předposlední” (“Penultima“), la più parte tradotte da Ceriani in collaborazione con Giovanni Raboni.
Questo post vuole essere anche un augurio di buon proseguimento rivolto allo stesso Ceriani, impegnato in un immane lavoro critico-filologico-traduttologico sull’intero corpus dell’opera di Holan – lavoro sul quale spero, quanto prima, di poter dare ulteriori ragguagli. (fm)

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