Archivi categoria: letteratura cilena

La scimmia all’aperto

Roberto Bolaño

LA SCIMMIA ALL’APERTO
(EL MONO EXTERIOR)

          Tratto da I cani romantici
          (Los perros romaánticos)

Hai presente il Trionfo di Alessandro Magno, di Gustave Moreau?
La bellezza e il terrore, l’istante di cristallo in cui si spezza
il respiro. Ma tu non hai indugiato sotto quella cupola
nella penombra, sotto quella cupola illuminata dai feroci
raggi di armonia. E nemmeno ti si fermò il respiro.
Camminasti come una scimmia instancabile tra gli dèi
perché sapevi – o forse no – che il Trionfo dispiegava
le sue insegne nella caverna di Platone: immagini,
ombre senza consistenza, sovranità del vuoto. Tu volevi
raggiungere l’albero e l’uccello, i resti
di una misera festa all’aperto, la terra deserta
innaffiata col sangue, la scena del delitto dove pascolano
le statue dei fotografi e degli sbirri, e la bellicosa vita
senza riparo. Ah, la bellicosa vita senza riparo.

I passi di Parra

Roberto Bolaño

Los pasos de Parra

Tratto da:
Los perros románticos
(I cani romantici)

Ahora Parra camina
ahora Parra camina por Las Cruces
Marcial y yo estamos quietos y oímos sus pisadas
Chile es un pasillo largo y estrecho
sin salida aparente
El Flandes indiano que se quema allá a los lejos
un incendio rodeado de huellas Continua a leggere I passi di Parra

Storie

Roberto Bolaño

Testi tratti da Los perros románticos
(da qui)

JUNTO AL ACANTILADO

En hoteles que parecían organismos vivos.
En hoteles como el interior de un perro de laboratorio.
Hundidos en la ceniza.
El tipo aquel, semidesnudo, ponía la misma canción una y otra vez.
Y una mujer, la proyección holográfica de una mujer, salía a la terraza
a contemplar las pesadillas o las astillas.
Nadie entendía nada. Continua a leggere Storie

Albeggiare

Roberto Bolaño

Albeggiare
(Amanecer, tratto da
La Universidad Desconocida)

Credimi, sono al centro della mia stanza
aspettando che piova. Sono solo. Non mi importa
di finire o meno la mia poesia. Aspetto la pioggia
sorseggiando caffè e osservando oltre i vetri un bel paesaggio
di cortili interni con abiti stesi e immobili,
silenziosi abiti di marmo in città, dove non esiste
il vento e in lontananza si sente solo il mormorio
di un televisore a colori, davanti al quale c’è una famiglia
che a quest’ora beve anch’essa caffè raccolta intorno
a un tavolo: credimi: i tavoli di plastica gialla
si moltiplicano fino alla linea dell’orizzonte e oltre:
fino ai sobborghi dove costruiscono palazzi
con appartamenti e un ragazzo di sedici anni seduto
su dei mattoni rossi contempla il passaggio delle macchine.
Il cielo proprio in quel momento è un’immensa
vite concava con cui gioca la brezza. E il ragazzo
gioca con le idee. Con idee e scene trattenute.
L’immobilità è una foschia trasparente e dura
che esce dai suoi occhi.
Credimi: non è l’amore che verrà,
ma la bellezza con la sua stola di albe morte.

Il verme

Roberto BolañoRoberto Bolano

IL VERME

Rendiamo grazie per la nostra povertà, disse il tipo vestito di stracci.
Lo vidi con quest’occhio: vagava per un paese di case piatte,
fatte di cemento e mattoni, fra Messico e Stati Uniti.
Rendiamo grazie per la nostra violenza, disse, anche se sterile
come un fantasma, anche se non ci porta a nulla,
ma nemmeno queste strade conducono da qualche parte.
Lo vidi con quest’occhio: gesticolava su uno sfondo rosa
che resisteva al nero, ah, i tramonti della frontiera,
letti e perduti per sempre.
I tramonti che si portarono via il padre di Lisa
all’inizio degli anni Cinquanta.
I tramonti che videro passare Mario Santiago,
su e giù, mezzo assiderato, sul sedile posteriore
della macchina di un contrabbandiere. I tramonti
dell’infinito bianco e dell’infinito nero.

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La visita al convalescente

Roberto Bolaño

LA VISITA AL CONVALESCENTE

E’ il 1976 e la Rivoluzione è stata sconfitta
ma noi ancora non lo sappiamo.
Abbiamo 22, 23 anni.
Io e Mario Santiago camminiamo lungo una strada in bianco e nero.
Alla fine della strada, in un palazzo che sembra uscito da un film
degli anni Cinquanta
c’è la casa dei genitori di Darío Galicia.
E’ il 1976 e Darío Galicia è stato operato al cervello.
E’ vivo, la Rivoluzione è stata sconfitta, è una bella giornata
nonostante le nuvole nere che avanzano lentamente dal nord attraverso la valle.
Darío ci riceve sdraiato su un divano.
Prima però parliamo con i suoi genitori, due persone ormai anziane,
il signor e la signora Scoiattolo, che osservano l’incendio
del bosco da un ramo verde sospeso nel sogno. Continua a leggere La visita al convalescente

A ognuno il suo Bolaño

Roberto Bolaño

I CANI ROMANTICI

A quel tempo avevo venti anni
ed ero pazzo.
Avevo perduto un paese
ma mi ero costruito un sogno.
E possedendo quel sogno
tutto il resto non aveva importanza.
Né lavorare né pregare
né studiare fino a notte fonda
insieme ai cani romantici.
Quel sogno dimorava il vuoto del mio spirito.
Una casa in legno,
nella penombra,
in uno dei polmoni del tropico.
Di tanto in tanto ritornavo dentro me
e facevo visita al sogno: una statua eternata
in liquidi pensieri,
un verme bianco che si contorceva
come in amore.
Un amore senza freni.
Un sogno dentro un altro sogno.
L’incubo mi diceva: crescerai.
Lascerai dietro di te le immagini del dolore e del labirinto
e dimenticherai.
Ma a quel tempo crescere sarebbe stato un delitto.
Sono qui, dissi, insieme ai cani romantici
e qui intendo restare.

(Tratto da:
Quaderni di Traduzioni“, XII, 2012)

Asini e poeti

Poesia messicana

Roberto Bolaño

Y acaso son los gestos de valor los que
nos dicen adiós, sin resentimiento ni amargura,
en paz con su gratuidad absoluta y con nosotros mismos.

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L’antipoesia di Nicanor Parra

Nicanor Parra Nicanor Parra

“Il mio poeta preferito è Nicanor Parra. Già lo dice Nicanor Parra che lui non parla di crepuscoli, né di dame stagliate sull’orizzonte, bensì di cibi e poi di bare, bare e bare, ripete. […] L’antipoesia è poesia. Di questo non c’è dubbio. Il Manifesto antipoetico di Nicanor Parra è poesia, della più pura.”

[Cristián Warnken:  “La bellezza di pensare“,
intervista a Roberto Bolaño]

 

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Fantasmi

Edna Lieberman

Roberto Bolaño
Edna Lieberman

“Empecé a leer los libros de Bolaño gracias a “una casualidad”, más bien lo llamaría destino. Hacia enero de 2006, paseando dentro de una librería en el Distrito Federal, me topé con la portada del libro homenaje que le dedica Jorge Herralde a Roberto. Al ver la fotografía de Bolaño, la presión se me fue al suelo, porque no había visto dicha imagen en casi 30 años.

Edna Lieberman, Cartas a mi fantasma
Como un paréntesis, Roberto y yo fuimos pareja en Barcelona hacia 1979, no por mucho tiempo, pero sí una relación muy intensa y pasional. A lo largo de los años me llegaban comentarios de que Roberto publicaba y ganaba premios, sin embargo nunca me surgió el interés por leer su literatura. En pocas palabras: lo había enterrado en el oscuro cajón del no recuerdo. En el 2003 fui enterada del fallecimiento de Roberto, lloré esa noche y volví a olvidarme del asunto.

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Ojos (Occhi)

Archivio Bolaño

Roberto Bolaño

Ojos

Nunca te enamores de una jodida drogadicta:
Las primeras luces del día te sorprenderán
Con sangre en los nudillos y empapado de orines.
Ese meado cada vez más oscuro, cada vez
Más preocupante. Como cuando en una isla griega
Ella se escondía entre las rocas o en un cuarto
De pensión en Barcelona, recitando a Ferrater
En catalán y de memoria mientras calentaba
La heroína en una cuchara que se doblaba
Como si el cabrón de Uri Geller estuviera
En la habitación vecina. Continua a leggere Ojos (Occhi)

I cani romantici (IV)

Roberto Bolano

Roberto Bolaño

LLUVIA

Llueve y tú dices es como si las nubes
lloraran
. Luego te cubres la boca y apresuras
el paso. ¿Como si esas nubes escuálidas lloraran?
Imposible. Pero entonces, ¿de dónde esa rabia,
esa desesperación que nos ha de llevar a todos al diablo?
La naturaleza oculta algunos de sus procedimientos
en el Misterio, su hermanastro. Así esta tarde
que consideras similar a una tarde del fin del mundo
más pronto de lo que crees te parecerá tan sólo
una tarde melancólica, una tarde de soledad perdida
en la memoria: el espejo de la Naturaleza. O bien
la olvidarás. Ni la lluvia, ni el llanto, ni tus pasos
que resuenan en el camino del acantilado importan.
Ahora puedes llorar y dejar que tu imagen se diluya
en los parabrisas de los coches estacionados a lo largo
del Paseo Marítimo. Pero no puedes perderte.

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