Archivi categoria: letteratura francese

La testa di Paul Verlaine

Jean-Michel Maulpoix

      La testa di Paul Verlaine

    Il primo gennaio alle tredici un piccione si è posato sulla testa calva di Paul Verlaine.
    Anche quest’anno non nevicherà. Arthur continua a camminare rasente i muri. Ha con sé uno zaino di cuoio.
    Marie ha due buchi rossi sul fianco destro. Dorme. Il mento contro il petto. Un bel sonno da immagine dipinta.
    Il sole entra dalla finestra. Le mie giornate sono caratterizzate dalla prosa. Il mondo mi porta notizie.
    Leggo nei giornali frasi senza testa né coda, storie di omicidi e di bombardamenti.
    Passo in rassegna le disgrazie degli altri come un erbario di piante morte e di lacrime essiccate. Continua a leggere La testa di Paul Verlaine

    Omaggio a Lorand Gaspar

    Nei giorni scorsi è venuto a mancare, a Parigi, il grande poeta francofono Lorand Gaspar. Silenzio assoluto sulla stampaglia e la bloggaglia italiote, tutte intente a celebrare i loro eroi da avanspettacolo delle lettere, da sagra paesana del nulla in versi.
    Ho chiesto a Yves Bergeret, che tra l’altro lo ha conosciuto e frequentato personalmente, di tracciarne il profilo per i lettori della Dimora. Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo e di un poeta resistente, trasparente, umanissimo cantore della vita degli ultimi e dei senza storia. (fm)

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    Aminadab

    Giuseppe Zuccarino

    Sui dipinti immaginari
    in Aminadab di Blanchot

         Un uomo di nome Thomas è giunto in un villaggio e cammina per strada. Passando davanti a un negozio, in vetrina nota uno strano quadro: «Era un ritratto, di scarso valore artistico, eseguito su una tela nella quale si vedevano ancora i resti di un altro dipinto. Il viso, rappresentato in modo maldestro, spariva dietro i monumenti di una città semidistrutta. Un albero esile, posato su un prato verde, costituiva la parte migliore del quadro, ma disgraziatamente rendeva ancor più confuso il volto, che doveva essere quello di un uomo imberbe, dai lineamenti comuni e con un sorriso gradevole, almeno per quanto lo si poteva immaginare prolungando linee che si interrompevano di continuo. Thomas esaminò pazientemente la tela. Distingueva case assai alte, provviste di un gran numero di finestrelle disposte senz’arte né simmetria, alcune delle quali erano illuminate. Continua a leggere Aminadab

    Il giardino di pietre

    Lorand Gaspar

    Il giardino di pietre
    (Le jardin de pierres)

    Nous vivions dans la fraîcheur d’aller
    porteurs d’images au jardin des pierres
    le vaste empire répandu, éventé.
    Ce qui reste au large d’années
    souffles bleuis, violences calcaires
    énorme pays de vies muettes
    craquements verts dans les doigts de craie
    peu à peu nous apprîmes à écouter
    quelque part la chute du jasmin –

    viviamo con l’istinto di andare
    portatori di immagini al giardino di pietre
    il vasto dominio diffuso, arioso.
    respiri azzurrati, violenze calcaree
    un’enorme distesa di vite ammutolite
    scricchiolii verdi nelle dita di gesso
    è quello che resta della corsa degli anni.
    passo dopo passo imparammo ad ascoltare
    da qualche parte lo schianto del gelsomino

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    Aprire gli occhi

    Giuseppe Zuccarino

    Nella prefazione al racconto Madame Edwarda, Georges Bataille espone quella che costituisce l’esigenza di fondo del suo pensiero e della sua scrittura: «Non mi sorprende certo che lo spirito si distolga da se stesso e, voltandosi per così dire le spalle, arrivi nella sua ostinazione a farsi caricatura della propria verità. Dopotutto, se l’uomo ha bisogno della menzogna, liberissimo! L’uomo che forse possiede una propria fierezza viene sommerso dalla massa umana… Ma in fin dei conti: io non dimenticherò mai quel che di violento e di meraviglioso si lega alla volontà di aprire gli occhi, di vedere in faccia quel che accade, quel che è. E non potrei sapere quel che accade, se non sapessi nulla del piacere estremo, se non sapessi nulla dell’estremo dolore!»(1). Per Bataille, dunque, si tratta di non sottrarsi alla possibilità di considerare e valorizzare le esperienze-limite, siano esse legate all’estasi o alla sofferenza.

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    Maldoror

    (Clicca sull’immagine)

    “L’uomo cerca la verità. La verità agisce nella sua opera. Ogni uomo è un criterio di verità. Date queste premesse, l’oggettività non esiste, e l’idea che si mette a fuoco è sempre una tappa, mai un traguardo.
    Chi difende per partito preso le proprie idee, senza verificarne la rispondenza al vero sui piani variamente intersecati della realtà materiale e dell’azione umana, s’irrigidisce stupidamente in un uso strumentale e nevrotico della conoscenza.
    L’uomo si mette in opera, trasforma il mondo, nega l’esistente e lo ricrea. Eppure, lo scopo sostanziale della sua ricerca non è l’opera in sé, ma la verità del suo mettersi in opera, ossia la verità pratica della sua opera, dove per “verità” non si deve certo intendere l’affermazione di un contenuto ideale e statico, bensì il movimento (la pratica) che trova una rispondenza fedele e sensibile nell’esistenza degli individui, e che concretizza nel suo sviluppo – in sprazzi di vita davvero vissuta (tautologia meschina, ma quanto necessaria!) – l’azione autonoma e consapevole della volontà; giacché la verità, se non è giudizio morale, né tanto meno valore assoluto, deve farsi piena adesione al movimento di una materia umana che si vuole come relazione e libertà.”

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    L’ano solare

    Georges Bataille

    Traduzione di
    Giacomo Cerrai

    E’ chiaro che il mondo è puramente parodistico, nel senso che ogni cosa che si osserva è la parodia di un’altra, o ancora la stessa cosa sotto una forma deludente.
    Da quando le frasi
    circolano nei cervelli occupati a riflettere, si è proceduto ad una identificazione totale, poiché con l’aiuto di una copula ogni frase lega una cosa all’altra; e tutto sarebbe visibilmente legato se si scoprisse a colpo d’occhio nella sua totalità il tracciato lasciato da un filo d’Arianna, che conduce il pensiero nel suo stesso labirinto.
    Ma la
    copula dei termini non è meno irritante di quella dei corpi. E quando io esclamo: IO SONO IL SOLE, ne risulta una completa erezione, perché il verbo essere è il veicolo della frenesia amorosa.

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    Odin Le Roc

    Les milles métiers se ressemblent;
    Tous les ruisseaux coulent ensemble,
    Bande d’incorrigibles chiens,
    Malgré vos oreilles qui tremblent
    Sur le tourment de votre chaîne.

    Le juron de votre seigneur
    Est une occasion de poussière,
    Bêtes, qui durcissez le pain
    Dans la maigreur de l’herbe.

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