Archivi categoria: letteratura slovena

Quaderni di Traduzioni (XXVIII)

Quaderni di Traduzioni
XXVIII. Agosto 2016

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Poesia Slovena Contemporanea
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Per metà del cielo

cielo

Miljana Cunta

Miljana Cunta, giovane autrice slovena, dopo aver diretto dal 2006 al 2009 il programma del Festival Internazionale di Letteratura di Vilenica, ha riscosso un notevole successo di pubblico e critica con la sua prima raccolta, Za pol neba (Per metà del cielo), edita nel 2010 da Študentska Založba di Lubiana. L’occasione di conoscerla è data dalla pubblicazione di Per metà del cielo in edizione italiana, da parte di Thauma Edizioni, nella traduzione di Michele Obit, volume da cui viene proposto anche un frammento dell’introduzione a cura di un altro finissimo intellettuale sloveno, Gorazd Kocijančič. (ft)

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Trenta scalini e noi due non ci siamo

Gorazd Kocijančič
Michele Obit

Scrive Gorazd Kocijančič presentando la sua raccolta di poesia ‘Trideset stopnic in naju ni’ (Trenta scalini e noi due non ci siamo) pubblicata a Lubiana nel 2005: “La morte è sempre di più l’unico mio interesse, come per tutti gli uomini che non si stancano di dimenticare l’evidente: perché si avvicina e – almeno in certa misura – prevarrà. La morte in tutte le sue maschere. «Naturali» e violente. Continua a leggere Trenta scalini e noi due non ci siamo

Loro tornano la sera

Michele Obit

Mi serve un coltello, ben affilato, e le sigarette.
Poi andremo di primo mattino, mentre fa ancora buio,
in un dicembre raggelato, dal vicino, tu prenderai la corda,
tu il secchio per il sangue…

(Jure Jakob, Macellazione)

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Un guanto

Aleš Šteger

Aleš Šteger è tra gli autori delle nuove generazioni forse il nome più conosciuto, nel mondo letterario, al di fuori della Slovenia. In Germania, in particolare, anche se la sua raccolta di saggi ‘Berlino’, edita da Zandonai, ha permesso di farlo conoscere anche al pubblico italiano.
Šteger è essenzialmente un poeta. Ed un viaggiatore. In un suo libro antecedente ‘Berlino’ aveva raccontato un suo viaggio in Perù, nella sua penultima fatica letteraria ha invece scritto di altri luoghi, non necessariamente fisici. Il libro si intitola ‘S prsti in peto – O prostorih’ (Con le dita ed il tallone – Sui luoghi). Sono undici riflessioni sui movimenti nel fiume carsico della durata, sulla variegata multiformità dei mondi incontrati. In ognuno dei luoghi, siano città lontane che la soglia di casa, Šteger respira con gli occhi, ascolta con le piante dei piedi, e con il suo inconfondibile accento racconta le stazioni del suo errare.

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Di passaggio

Tone Škrjanec

Tone Škrjanec (1953), lubianese, è poeta e traduttore della letteratura contemporanea americana. Nella capitale slovena è dal 1994 coordinatore, per l’associazione culturale France Prešeren, del festival di poesia ‘Trnovski terceti’.
Sicuramente influenzato dai movimenti poetici americani della seconda metà del 20. secolo, il mondo poetico di Škrjanec non è infastidito da connotazioni, simbolismi, domande profonde, ricerche, desiderio di chiarezza, non pare cercare né significati né verità. Pare piuttosto una trascrizione della realtà (che non è, per inciso, un processo semplice), un contenitore che comprende gli aspetti pratici della filosofia, l’osservazione, la percezione, il muoversi intuitivo nel paesaggio degli sguardi, l’aggrapparsi al mondo con tutti e cinque i sensi (e forse altri ancora). La scrittura di Škrjanec è un continuo cercare il ritmo dei pensieri, un ordine nel disordine calmo dell’anima. Un contrasto dei tanti, questo che lo riguarda, come quello tra l’ascetismo empirico e la vita da bohémien, come quello tra la sua poesia ed il suo volto. (Michele Obit)

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Esercizio di respirazione automatica

Veronika Dintinjana
Michele Obit

Ad una delle sue poesie Veronika Dintinjana (Lubiana, 1977) ha posto, come citazione, due versi di Cesare Pavese da ‘Il paradiso sui tetti’: “Non sarà necessario lasciare il letto / Solo l’alba entrerà nella stanza vuota”. Questa posizione di attesa, ed allo stesso tempo l’aprire la finestra della propria stanza al mondo, credo siano i connotati della poesia di Veronika, giovane poetessa e traduttrice slovena che con la sua prima raccolta poetica ‘Rumeno gori grm forzicij’ (Il giallo brucia il cespuglio di forsythia) ha ottenuto, nel 2008, il premio come migliore opera prima in Slovenia. Continua a leggere Esercizio di respirazione automatica

Le regole del gioco

Kajetan Kovič

Scrivere è l’esortazione a non dimenticare chi si è, soprattutto nel momento in cui ci si affaccia pericolosamente sul bordo di un precipizio che, se affrontato con coraggio, non si apre nel vuoto assoluto.

REGOLE DEL GIOCO

    (Poetica)

    Bisogna trovare parole cariche di elettricità.
    Bisogna metterle in fila
    e trasformarle in batterie.
    Bisogna convogliare i fiumi
    e costruire turbine.
    Bisogna erigere linee di alta tensione.
    Bisogna commissionare la pioggia.
    Tutto dev’essere pronto.
    All’arrivo della grande acqua
    una poesia vera funziona come una centrale elettrica.

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Consiglio ad un giovane poeta

Aleš Debeljak

Aleš Debeljak, 1961, una laurea nella natia Lubiana, dove vive, e un dottorato in sociologia della cultura a New York, ha scritto dodici saggi e otto raccolte poetiche, dall’ultima delle quali, Tihotapci (Contrabbandieri), ho scelto queste tre poesie. Debeljak – che insegna alla facoltà di Scienze sociali a Lubiana, è docente alla Northwestern University di Chicago ed al College d’Europe di Varsavia – è, come pochi, cittadino del mondo. E come tale guarda a questa fetta del mondo – non, badate bene, la Slovenia, che è una zolla di terra, ma all’Europa – come ad un luogo dove “nessuno vive con una sola identità, nessuno è solo uomo o donna, nessuno è solo abitante del luogo in cui vive. Continua a leggere Consiglio ad un giovane poeta

Prima che si faccia sera

Uroš Zupan

Il mio primo libro di un poeta sloveno, regalo di un’amica, s’intitolava ‘Reka’, che vuole dire ‘fiume’. Nella quarta di copertina una foto dell’autore, lo sguardo più sofferente che altro, i capelli radi ma lunghi. Ho conosciuto, poi, Uroš Zupan (Trbovlje, 1963), traendone dagli incontri – rari ma intensi – la sensazione di una persona ironica e pacata, amante della vita tranquilla e delle contraddizioni che la tranquillità (apparente) comporta. Continua a leggere Prima che si faccia sera

Decametron – La nuova poesia slovena

[FRANCESCO TOMADA]

Da poco è stata pubblicata dalla Società degli Scrittori Sloveni e dal Centro Sloveno P.E.N. “Decametron”, una interessante antologia bilingue che racchiude i testi di dieci autori e può fornire un primo sguardo sullo stato della poesia d’oltreconfine anche a chi non ha familiarità con la lingua originale. Gli autori selezionati non appaiono omogenei dal punto di vista anagrafico: alcuni di essi sono nati negli anni sessanta (Cvetka Bevc, Ivan Dobnik, Maja Vidmar, Cvetka Lipuš, Michele Obit), altri nei settanta (Primož Čučnik, Lucija Stupica, Jurij Hudolin, Miklavž Komelj), e uno, Andrej Hočevar, nel 1980. Inoltre due di essi, Cvetka Lipuš e Michele Obit, vivono rispettivamente in Carinzia ed in Friuli Venezia Giulia. Continua a leggere Decametron – La nuova poesia slovena

Poesie di Gregor Podlogar

“Qui a Lubiana – mi ha scritto qualche giorno fa Gregor Podlogar – è come fosse primavera in anticipo, per questo tutto accade in maniera più semplice, oltre a ciò sono diventato padre per la seconda volta, il mio secondo figlio si chiama Jurij, adesso la vita familiare sta al primo posto, beh, le ore notturne e quelle del pranzo le dedico a me stesso, scrivo, ordino, cancello, spedisco lettere…” Gregor si è dimenticato di dire che gira la città in bicicletta, non può non farlo, almeno io lo immagino sempre così, sfrecciando per le vie della capitale slovena, dribblando i passanti, senza fiatone, senza riposo. Come senza fiatone e senza riposo è la sua poesia, versi densi, approcci di pensieri che scardinano le distanze ed i tempi: siamo a Lubiana ma anche a Manhattan, siamo ora ma anche un milione di secondi più vicini. Pochi poeti come Podlogar rappresentano così bene una città viva, giovane, abituata a confrontarsi con esperienze diverse, capace di percorrere (ed a volte precorrere) il mondo e di ritornare senza alcuna supponenza, solo con la voglia di mettere su carta alcuni versi, che comunque resteranno. (Michele Obit)

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Miklavž Komelj nella traduzione di Michele Obit

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Ricordo di Miklavž Komelj una straordinaria serata in un locale di Udine, qualche anno fa, dove non solo lesse alcuni suoi versi, ma tenne una sorta di lectio magistralis, nel suo italiano studiato soprattutto sui libri d’arte e quindi forbito, a proposito di alcuni autori italiani del Trecento. Poi lo ricordo sempre a Udine, dove era venuto apposta per assistere alla proiezione di un film degli anni Venti, “Napoleon”, dove recitava anche Antonin Artaud. E poi non lo ricordo, ma so che c’è stato, anche se né lui né nessuno me l’ha detto, davanti alla tomba di Pasolini, a Casarsa. Continua a leggere Miklavž Komelj nella traduzione di Michele Obit

Nuove voci della poesia slovena – di Ivan Crico

Pigna, trottola, dadi…specchio
Nuove voci della poesia slovena

Ivan_Grohar_-_Sejalec
(Ivan Grohar, Il seminatore, 1907)

Perché il canto, emerso dal suo luogo natale,
dopo il compimento, l’errare,
sia che di esso importi o no, debitamente ritorna…

Walt Whitman

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