Archivi categoria: letterature

Schedario (VI)

Paolo Beneforti

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In memoria di Jacqueline Risset

Jacqueline Risset Mercoledì scorso si è spenta a Roma, all’età di settantotto anni, Jacqueline Risset, insigne studiosa, saggista, poeta e traduttrice che aveva scelto l’Italia, e la cultura italiana, come patria d’elezione – e Dante Alighieri, in particolare, come termine di confronto e compagno di viaggio della sua avventura umana e intellettuale. Tutta la sua opera, dagli esordi neo-avanguardistici degli anni Sessanta alle ultime produzioni, è attraversata da un filo rosso che ne costituisce, a ragione, uno dei lasciti maggiori: l’idea che la cultura, per guardare e parlare al futuro, deve valicare gli ambiti nazionali e aprirsi al confronto costante con l’infinità di volti, statuti e prospettive che la definiscono, in un interscambio vivificante che travalica l’angustia degli steccati, dei generi, delle poetiche, delle gabbie stilistiche o semplicemente temporali.
La ricordiamo, con affetto e riconoscenza, ripubblicando un articolo comparso sulla “Dimora” nel (l’ormai) lontano febbraio 2008. (ff)

Traducendo Dante

Leggere Dante nel testo originale vuol dire fare l’esperienza di una sorpresa continua e stratificata, legata alla ricchezza costantemente imprevedibile del tessuto poetico, alla forza della sua formulazione: si ha l’impressione di circolare in un insieme di iscrizioni, simili ai messaggi misteriosi che il visitatore dei tre regni di quando in quando decifra sulle pareti, lapidarie, essenziali, portatrici dell’evidenza delle parole ascoltate in sogno; ma con un elemento che sfugge al sogno, un elemento che ne è fuori in modo radicale: la continuità attiva e affascinante, effetto della terza rima e della sua poderosa orditura, che lega il discorso e lo sospinge in avanti.

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Schedario (V)

Paolo Beneforti

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I libri senza nome

Joan Mirò (Pour René Char, 1948)
Joan Miró
(Pour René Char, 1948)

Giuseppe Zuccarino

I libri senza nome

Vari secoli fa, non era insolito il fatto che opere letterarie e filosofiche, talora anche importanti, venissero pubblicate in forma anonima. Ciò accadeva o per una certa indifferenza, nei lettori di quelle epoche, riguardo ad un’attribuzione sicura dei testi, oppure per una precauzione adottata dagli autori medesimi, specie quando intendevano sostenere tesi che rischiavano di esporli a biasimi (o peggio, a condanne e persecuzioni) da parte delle autorità politiche o religiose. Ma nei secoli più vicini a noi la presenza di opere anonime è divenuta percentualmente assai rara. Continua a leggere I libri senza nome

Quaderni delle Officine (XLIV)

Quaderni delle Officine
XLIV. Maggio 2014

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Antonio Devicienti

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Via Lepsius. Tre studi (2014)
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