Archivi categoria: livia candiani

Il cesto dei libri sulle acque, 6

Livia Candiani

Quei gesti che prendono gli alberi
passi di danza fermata
inchini strappati al vento
urli mutati in rami.

Cammino tra esseri verdi
che sanno parlare con l’alto
spezzando nomi
come segnali di pane

a richiamo a richiamo.
Nascondetevi spine
nel palmo della mano
fino alla carne viva
della memoria senza volti.

Un gesto frana
voli nascosti nel cappotto,
fischia il silenzio
mi avverte,
del corpo.
In prestito,
in volo.

Livia Candiani
Bevendo il tè con i morti
Milano, Viennepierre, 2007

Annunci

Livia Candiani – Fatti vivo

Livia Candiani

Estrai la freccia
non rimproverare nessuno
ma stenditi
come fa la bestia ferita
con il cielo
e non pregare nemmeno
solo conta
conta i respiri
come fossero monete
per passare oltre te,
l’orizzonte opaco
del nome.
Non anticipare
niente, non essere
a proposito, abìtuati
all’improvvisazione musicale,
a farti invisibile
nota tra le note,
vuoto capace
di urlo, di riconoscimento:
ecco, a casa
si sta così.

Continua a leggere Livia Candiani – Fatti vivo

Prima del diluvio, 13

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Livia Candiani

(Bevendo il tè con i morti)

Mi insegno
a non proferire urlo
mentre mi cadono addosso
secchi di notte
mentre mi inchiostro
nera sotto lenzuola
pallide e fremo d’alba
mi insegno
che non si trema e non si piange
neanche al chiuso di una faccia
e non ci si denuda come albero
appena soffia il gelo
di un assolo adulto
mi insegno nascoste acrobazie
d’ascolto, tane e cunicoli
sottopelle mentre l’erudita
superbia dell’ovest mi conta
le ciglia perdute per delicatezza.
Mi insegno a parlare molte lingue
sotto la fissa sassaiola
dei silenzi armati,
mi ingegno a non contare
niente, a declinare gli urli
come verbi senza transito,
ad addormentarmi coperta di neve
contro la porta della ragione
e dell’accordo, e dormendo sfioro
la foglia che ieri sbordando leggera
dalla traiettoria della sua caduta
voleva dire: «Niente.»

(continua a leggere qui)

La bambina pugile

Livia Candiani

“Nel mondo ci sono i suoni.”
Ah sì?
E qualcosa li accoglie
e li abbandona?
Vie di mare,
perdute e abissali.
L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro.

Livia Candiani
La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore

Giorgio Morale conversa con Livia Candiani.

Mappe per l’ascolto

Livia Candiani

Per ascoltare
bisogna aver fame
e anche sete,
sete che sia
tutt’uno col deserto.

[Da Poesie del mondo]

Dunque, sapiente
è il corpo,
che sa morire e consegnare
alla luce, mostrare
i denti piegare le due sponde
delle labbra, lacrimare
solo o faccia a faccia
sanguinare e squarciarsi
e dire parlare dire instancabilmente
parlare inascoltato.

Continua a leggere Mappe per l’ascolto

Quando tutto è detto – di Ajahn Bikkhu Abhinando

abhin

Nell’emisfero del silenzio
cadono le foglie
tutto l’anno:
ogni parola un gesto.

Sediamo pigiati
tra il fuoco e la notte.

Dove il silenzio ci tocca,
fiorisce la spalla
più a sud dell’inverno:

un dolore felice.

Continua a leggere Quando tutto è detto – di Ajahn Bikkhu Abhinando

Bevendo il tè con i morti – di Livia CANDIANI

emilio merlina

Livia Candiani, Bevendo il tè con i morti, Prefazione di Vivian Lamarque, Milano, Viennepierre Edizioni, 2007.

Bevendo il tè con i morti

Un morto con una risma di fogli in mano
invita il vecchio ciliegio del giardino
a muovere i primi passi
fuori dalle radici Continua a leggere Bevendo il tè con i morti – di Livia CANDIANI