Archivi categoria: livio borriello

Barbagianni, merendine, terzi piani

Livio Borriello

“Questo per dire che io vorrei che la letteratura fosse qualcosa del genere, il grido del barbagianni che ha catturato il topo, l’ascia kafkiana che rompe il mare di ghiaccio, l’incendio che getta bagliori nell’oscurità.”

Barbagianni, merendine, terzi piani.
Considerazioni sparse su Terracarne di Franco Arminio.

Quest’estate, dormendo con la finestra aperta in campagna, a un certo punto mi sono svegliato per l’urlo di un barbagianni (meravigliosa, angelica civetta bianca), così vicino che credevo fosse entrato nella stanza. Era un grido acuto, straziante, violento, un suono perturbante e irreale, che sembrava venisse da un’altra era. Credo fosse un grido di cattura, forse di qualche topo dei paraggi. In realtà l’era da cui proveniva era quella animale, in cui tutto è violento e estremo, era l’era in cui noi siamo stati animali. Poi abbiamo inventato questo curioso processo, la scrittura, attraverso cui riduciamo l’atto corporeo del parlare, del gridare, dell’ansare, del desiderare, a un’ordinata sequenza di gesti rattrappiti e misurati, silenziosi, immobili. Continua a leggere Barbagianni, merendine, terzi piani

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Il mai neonato

Livio Borriello

Il mai neonato

Io sono la stessa persona, la stessa persona che percorre i miei infiniti, consecutivi, instabili corpi, la stessa persona che informe, molle, sequestrò aria in sé al primo respiro.
Io la sono: nel grigiore delle 5, su un aereo del 2020 – forse sbriciolato – durante l’orgasmo, la cosa che irradia da me un moncone di nervo senziente, trasfigurito nella persistenza. Io forse rientro ogni istante in me stesso, in questa cosa che non è altro che una successione, l’ostinazione in certi punti contigui e coerenti dello spazio, di certe altre cose – che abbandono per lunghe apnee da me, durante il sonno, l’amnesia, la sedazione, la follia. Continua a leggere Il mai neonato

Nuovi parametri etici

Livio Borriello

Pubblico con piacere questo intervento “fuori dal coro” di Livio Borriello. Condivisibile o meno che sia, soprattutto in taluni passaggi “urticanti”, rappresenta comunque una ventata d’aria in un panorama mortalmente asfittico, appestato da quintalate di moralismi riversati da giorni a piene mani, in particolare da quanti (in primis esponenti politici e intellettuali se-dicenti di sinistra), negli ultimi due decenni, nei fatti, non hanno mosso un dito per cercare di arginare l’instaurarsi del più sordido e devastante regime della storia italiana (ed europea) degli ultimi cinquanta-sessanta anni, incapaci di proporre un’idea, un’ipotesi minimamente percorribile di alternativa: tutti compresi, com’erano e sono, nel ruolo “istituzionale” di chi si parla addosso, di chi non fa altro che celebrare il proprio immobilismo come la più lungimirante delle strategie politiche, o il proprio “collaborazionismo mediatico”, “in partibus infidelium”, come un “disegno rivoluzionario” di presunto accerchiamento del nemico. E tutti in attesa, oggi come ieri, delle ipocrite sacre “lamentationes” del “consiglio di amministrazione” della Vaticano SpA, uno dei cardini del mostruoso leviatano che ha inghiottito il paese – in uno, tra gli altri, col nazismo a conduzione familiar-municipale della moltitudine verde-incamiciata-e-incravattata. (fm)

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Il bello e il brutto – di Livio Borriello

Il bello e il brutto alle 11 di un mattino di questo millennio.
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Io mi ritengo alla fin fine un cultore della bellezza, tuttavia mi sento sempre più invaso da un eccesso o un’imposizione di bellezza che mi irrita, o comunque ritengo che per arrivare alla mia idea di bellezza – perché c’è bellezza e bellezza – a un’idea di bellezza che non si confonda con la melodiosità e la levigatezza, bisogna passare per una certa bruttezza, o comunque fregarsene altamente, sbattersene, disdegnare la bellezza.

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L’unico paradiso possibile (II) – Livio Borriello

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l’io è il residuo del mondo, è quella cosa separata dal mondo che lo istituisce. così è l’essere umano. l’uomo è una frontiera, un fronte di separazione. è quella cosa che distanzia a 100 metri il celeste tenue – inconcepibile – del palazzo di fronte, è il misterioso dispensatore d’azzurro di cielo, e dei filamenti strinati, del cotone delle nuvole. ma anche di questo spazio che le perfora, di questa galleria dove schizza e con un tonfo soffice o uno schianto si va a perdere, fino all’acqua morta, alla pozza inerte di questa parola

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L’unico paradiso possibile (I) – Livio Borriello

7b4556e1a1d52ec06312ed0fd82e6244Presento una scelta di frasi da Mica me – anticipata da un’acuta analisi di Viola Amarelli il 25 maggio – per dir così politicamente orientata, visto che pare ci sia qualcosa da scegliere per il bene della polis domenica prossima.
Tuttavia quel che c’è in essi di politico è questo: io voglio un mondo che accada in un altro spazio, visto con altri occhi, percepito da un altro corpo, suscitato da altri desideri, e cioè, poiché per l’uomo la realtà è ciò che riesce a vedere, percepire, desiderare, voglio un’altra realtà. (Livio Borriello)

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