Archivi categoria: luigi sasso

(La Foce e la Sorgente seconda serie) / Quaderno n. 3: Luigi Sasso

Pubblichiamo oggi il terzo dei “Quaderni” che anticipano l’uscita della rivista La Foce e la Sorgente (nuova serie) prevista per il giugno 2019:

Luigi Sasso: Il quaderno dei nomi

I “quaderni della Foce e la Sorgente” sono a cura di Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Antonio Devicienti.

Vocazioni – Il libro

Da dove viene il desiderio di scrivere, di creare immagini, di raccontare storie, di comporre, con le parole o con le note musicali, una sequenza di frasi? A quale necessità obbedisce un artista, un narratore, un critico, quale forza lo spinge, esponendolo al rischio di un esito fallimentare, a misurarsi con i propri limiti, a ricominciare ogni volta da zero tentando di afferrare le parole rimaste sulla punta della lingua? Gli undici saggi raccolti in questo volume – composti in un arco molto ampio di anni, dal 1999 al 2016 – partono tutti, in maniera diretta o indiretta, da questi interrogativi, cercando soprattutto nelle pagine di scrittori come Guy de Maupassant o André Pieyre de Mandiargues, Robert Walser o Thomas Bernhard, Vladimir Nabokov o W. G. Sebald (per fare solo qualche esempio), ma in qualche caso anche di artisti (Jean Dubuffet, Jackson Pollock), le tracce di una possibile risposta. Si delinea in tal modo, a poco a poco, un percorso, procedendo lungo il quale il lettore sarà indotto a ripensare la propria idea di opera, di identità, di scrittura, fino a rendersi sempre più chiaramente conto di come tracciare segni su un foglio – si tratti di una breve annotazione critica o di colature di colore – non rappresenti né un inutile passatempo né il ripetitivo esercizio di un mestiere, ma qualcosa di più, di diverso: un destino, una vocazione.

Luigi Sasso, Vocazioni
Novi Ligure (AL), Edizioni Joker
“I Libri dell’Arca”, 2017

Né qui né altrove

Luigi Sasso

Né qui né altrove

Su Il mese dopo l’ultimo
di Marco Ercolani

Ogni autentico scrittore interroga il linguaggio, ne esplora le potenzialità e i confini, lo trasforma, ce ne offre un’immagine nuova, che insieme ci sorprende e ci inquieta.
Si ha la sensazione, leggendo Il mese dopo l’ultimo, che per Ercolani le parole non possano esaurire tutta la realtà, tutta la sua stratificata e proteiforme configurazione. Resta sempre qualcosa di non detto, una cornice di silenzio percorre le frasi ogni volta che le parole si dispongono sulla pagina. C’è un’insufficienza che non deriva da una scarsa abilità del narratore, ma dalla natura del mezzo impiegato. Probabilmente uno dei modi di definire la letteratura è proprio quello di un linguaggio che non nasconde, ma al contrario rivela i suoi limiti «La lotta fra silenzio e parola fa emergere l’opera come lampo sulle rovine – come luce nera su macerie bianche. E così moltiplica il segreto». Continua a leggere Né qui né altrove

Dal frammento al Libro

Luigi Sasso

Dal frammento al Libro
(Su Insistenze
di Giuseppe Zuccarino)

Scrivere, fallire

Scrivere, sosteneva Samuel Beckett, è un modo di fallire. L’attività dello scrittore – ma la cosa è facilmente verificabile anche in altri campi della ricerca artistica, nella pittura, per esempio, o nella scultura – è, perlomeno in epoca moderna, inesorabilmente votata allo scacco. L’artista è definibile come colui che non solo non può prefiggersi il successo, non solo non può sperare di raggiungerlo, ma assolutamente non deve. Egli ha l’obbligo di restare fedele al suo destino. Il compito che si è assunto, quello di restituire – pensiamo a Cézanne o a Giacometti – la cosa com’è e nel contempo come egli la vede, è troppo arduo, è impossibile. Evitare il fallimento non sarebbe una vittoria, ma, appunto, semplicemente l’abbandono del campo, la rinuncia a giocare la partita fino in fondo, un modo di tradire se stessi e soprattutto l’opera intrapresa e interminabile. Continua a leggere Dal frammento al Libro

Gli occhi della follia. Guy De Maupassant

Guy de Maupassant

Luigi Sasso

Gli occhi della follia. Guy De Maupassant

Lo sguardo negato

Alcune lettere rimaste per molto tempo inedite (in ombra, quindi, e dimenticate), e che appartengono all’ultima fase della vita di Maupassant, danno testimonianza di una curiosa forma di ossessione da cui lo scrittore appare dominato. È una mania che lo induce a negare, a cancellare la propria immagine. Il 17 marzo del 1890,  rivolgendosi a Henri Toussaint, artista a quell’epoca piuttosto noto e che aveva in progetto di realizzare una serie di ritratti di scrittori, scrive: «Sono molto spiacente di non poter concedere l’autorizzazione che mi chiede e che ho rifiutato molte altre volte. Ho deciso, già da molto tempo, di non lasciar pubblicare né il mio ritratto né i dati biografici, pensando che la vita privata di un uomo e la sua immagine non appartengano al pubblico. Ho inoltre proibito ai fotografi che mi hanno fatto gli ultimi ritratti, di metterli in commercio […]. Continua a leggere Gli occhi della follia. Guy De Maupassant

Questione di tempo

Auschwitz-Birkenau, un'immagine di Massimiliano Spedicato

Luigi Sasso

Questione di tempo

E’ una di quelle frasi che quando le incontri interrompi la lettura, ti devi fermare, e rifletterci su. L’ha pronunciata Grete Weil, e dice: «Più il tempo passa, più Auschwitz si avvicina».
La prima tentazione è quella di leggere questa frase come un’oscura profezia, come se le parole indicassero l’incombere di una minaccia, o volessero dare un avvertimento. E non c’è dubbio che in anni anche recenti non sono mancati segnali in questa direzione, il rischio di una nuova Auschwitz è stato più volte evocato. Ma forse esiste almeno un’altra possibile interpretazione. Forse questa frase vuol dirci che Auschwitz è una realtà con cui dobbiamo ancora fare i conti, che la memoria non deve essere un esercizio stanco e retorico, né un luogo per speculazioni. Che il passato non è qualcosa che ci lasciamo alle spalle, ma qualcosa che ogni volta, di nuovo, è capace di metterci in discussione. Continua a leggere Questione di tempo

Schedario (V)

Paolo Beneforti

Continua a leggere Schedario (V)

Il non-luogo della pittura

Jean Dubuffet, Corps de dame

Luigi Sasso

Il non-luogo della pittura

     «L’attenzione uccide quel che tocca». Questa lapidaria affermazione, che si legge in un breve intervento del 1958 dal titolo Percepire, è il punto in cui si chiarisce il percorso pittorico, e più generalmente figurativo, di Jean Dubuffet. Che così prosegue: «E’ sbagliato credere che guardando attentamente le cose si possa conoscerle meglio. Perché lo sguardo fila, come il baco da seta, e in un attimo s’avvolge in un bozzolo opaco che toglie ogni vista. Ecco perché i pittori che spalancano gli occhi davanti al modello non riescono ad afferrarne nessuna parte». Queste parole vogliono dire essenzialmente due cose: la prima si può riassumere dicendo che guardare non è conoscere, perché ciò che i nostri occhi vedono è sempre un’illusione. Più fissiamo lo sguardo, più scrutiamo e penetriamo nelle cose che ci circondano, più un filo sottile le avviluppa, le copre e le nasconde, fino a trasformarle in forme anonime, opache, indecifrabili quando guardiamo, vediamo quello che sappiamo già, quanto cioè abbiamo già appreso, visto, conosciuto. E’ inutile illudersi che qualcosa di nuovo o di imprevisto ci incanti, ci sorprenda. E’ solo un attimo, e poi sulle nostre pupille una patina, un’ombra si posa, una brina raggela e cancella la scrittura del mondo. Continua a leggere Il non-luogo della pittura