Archivi categoria: luigi sasso

Il corpo, la voce, la poesia: Antonio Porta

Antonio Porta

Luigi Sasso
Antonio Porta

Intervista a Porta

D: In Poesia e poetica Lei ha preso le distanze sia dai “padri” che dai “nonni” della nostra storia letteraria; vorrebbe allora chiarire in quale albero genealogico si riconosce, in altre parole qual è stata la sua formazione culturale e poetica?

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L’identità e la maschera

José Saramago

Luigi Sasso

L’identità e la maschera

     In un passo dei suoi Diari, Franz Grillparzer, l’autore de Il povero musicante, racconta che un giorno, mentre stava sfogliando le Lettere di un defunto,  a un tratto si spaventò. Il testo menzionava il suo nome, che egli lesse come se fosse quello di un estraneo, anzi proprio di un morto. «Spesso devo raccapezzarmi – osserva – per rendermi conto che sono quello stesso le cui opere hanno fatto scalpore nel mondo. Il poeta Grillparzer». Quel nome lo aveva sempre irritato. «Scritto lo posso ancora vedere, – conclude – stampato mi atterrisce. Siffatti nomi non vengono tramandati ai posteri». Continua a leggere L’identità e la maschera

Un’altra Itaca

Exekias (V sec. a.c.), Suicidio di Aiace

Luigi Sasso

Un’altra Itaca

L’eroe folle

L’Aiace di Sofocle si apre con l’immagine del guerriero che, al centro della scena tra pecore sgozzate, emette grida strazianti, farnetica. La morte gli sembra una luce, un approdo per chi ormai non è che un relitto. «Non sono nessuno per i Greci del campo, non sono più niente», dice. Gli resta quel tanto di lucidità per comprendere che una dea, cioè Atena, gli ha offuscato lo sguardo, che una frenesia allucinata lo confonde, che la mente in delirio si è ormai divelta dalla sua volontà. Continua a leggere Un’altra Itaca

Fantasmi africani

Gianni Celati

Luigi Sasso

Fantasmi africani

Avventure in Africa è un libro scritto da Gianni Celati e pubblicato nel 1998. Si compone di nove taccuini, nei quali l’autore ha annotato impressioni e riflessioni del suo viaggio, diari presentati «come li ho scritti per strada», si legge nella Notizia che li precede e che serve anche a introdurre i limiti temporali (il gennaio del 1997) e spaziali (dal Mali al Senegal alla Mauritania) del percorso. Celati era accompagnato da Jean Tolon. Scopo dell’iniziativa: la realizzazione di un documentario sui metodi di guarigione dei Dogon. Ma tutto si colloca già dall’inizio in una disposizione un po’ ironica e fiabesca, all’ombra di una citazione dall’Orlando Furioso, che ricorda il vagabondaggio di Astolfo in groppa all’ippogrifo dal mar dell’Atlante ai termini d’Egitto, da un capo all’altro del continente, insomma. Anche il paesaggio che, dai finestrini di un pullman o di qualche auto semiscassata, si rivela agli occhi dei due viaggiatori ha un’ apparenza un po’ stralunata, suggerisce una dimensione di smarrimento: «Ogni casetta o baracca con l’aria di anima persa nella savana, ognuna col suo lumicino da fiaba, tubo al neon di luce smorta o polverosa». Continua a leggere Fantasmi africani

Venezia anonima

Maiastra 1911 by Constantin Brancusi 1876-1957

Luigi Sasso

Venezia anonima

La Maiastra di Brancusi (1912), conservata alla Collezione Guggenheim di Venezia, è un esempio straordinario di come la scultura possa diventare un’arte in grado di sintetizzare e porre in relazione tra loro differenti elementi. Innanzitutto la forma, ovviamente, che l’artista semplifica fino a ridurla all’essenziale, eliminando ogni particolare superfluo. In secondo luogo la capacità di richiamare, anche grazie alla complicità del titolo, tutta una tradizione culturale, in questo caso folklorica. Nelle fiabe popolari rumene la Maiastra è un uccello magico: il suo canto è rigenerante, dal suo becco escono parole. Essa aiuta e assiste gli eroi, li difende dagli incantesimi. E soprattutto può assumere diverse, infinite forme. Quella scelta da Brancusi dà all’animale un’intensità ieratica, enigmatica, profonda. Ma una componente essenziale dell’opera, forse quella decisiva, riguarda la scelta del materiale, il bronzo lucidato. In questo modo si crea una superficie riflettente, nella quale la luce acquista un valore inusuale, capace di trasfigurare e di modificare, proprio come avveniva nella narrazione popolare, la forma dell’animale. Continua a leggere Venezia anonima

Un’eterna domenica

Robert Walser

Luigi Sasso

Un’eterna domenica
Fisionomie del perdigiorno in Robert Walser

     La narrativa di Robert Walser, soprattutto quella costituita dalle brevi prose, presenta non di rado la figura di un personaggio – un perdigiorno, un fannullone – che attraversa il racconto, e si allontana da noi con la stessa leggerezza con la quale si era avvicinato. Spesso quelle poche pagine non ci raccontano altro: un giovane studente in cerca di una stanza in affitto, una passeggiata nel bosco, la fantasticheria come unico luogo abitabile. Ma la figura del perdigiorno mostra più di un aspetto, più facce ed espressioni, e sarà necessario tentare una paziente ricognizione. Continua a leggere Un’eterna domenica

Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Luigi Sasso

Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Non si riesce mai a parlare di ciò che si ama
R.B.

I due volti del nome

Il nome è la nostra etichetta sociale. E’ la parola che ci definisce e ci accompagna in ogni incontro quotidiano, il suono, la forma grafica della nostra presenza e della nostra assenza. E’ il dato intorno al quale confluiscono e si annodano i nostri altri segni personali, e particolari. Continua a leggere Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Un detective di poetiche

Marco Ercolani
Luigi Sasso

Un detective di poetiche

     Talvolta accade che un libro si imprima nella mente del lettore con un’immagine più intensa e persistente delle altre.  Nel caso del libro di Luigi Sasso, Nomi di cenere (Pisa, ETS, 2003), è il titolo stesso, lo stesso nome del libro, a catturare l’attenzione, a suggerire analogie, turbamenti, domande. Nomi di cenere. Come si può conciliare l’icasticità del «nome proprio» con la rappresentazione del suo dissolvimento, con la sua dispersione in cenere? «Il linguaggio trascina con sé il problema del nome, del soggetto che ne parla; ne fa, anzi, una questione fondamentale». Il luogo dell’ontologia, il discorso logico-filosofico, è dare un nome alle cose, è nominare l’essere. Ma si può affermare senza esitazione anche il contrario: «Il nome prevede l’esistenza di un non-nome. Prevede la possibilità della sua assenza, di una sua riduzione a lettera, a pronome, a vuoto rumore di sillabe». Continua a leggere Un detective di poetiche

Sette movimenti tra arte e follia

Luigi Sasso
Marco Ercolani

Sette movimenti tra arte e follia
A proposito de L’opera non perfetta

     Ci sono temi, autori, pagine che sembrano rivelarci l’essenza della scrittura, l’origine e i limiti di ogni espressione artistica. Ci ricordano che l’arte è il luogo delle contraddizioni, dove anche gli errori, gli inciampi trovano un significato, dove una frase sconnessa può diventare la forma di un destino. In questi autori, in queste pagine la scrittura (artistica, letteraria, musicale, ecc.) ricerca ciò che la trascende, e le sfugge – il reale, l’inconscio – prende un’inflessione interrogativa, pone problemi spesso di non facile soluzione. Come il rapporto tra arte e follia. Continua a leggere Sette movimenti tra arte e follia