Archivi categoria: marco ercolani

Sento le voci – di Marco Ercolani e Lucetta Frisa

Cosa attendi? Cosa dardeggi
verso la mia regina? Trovo
carta, esprimo. E la tua musica?

Movimento dell’arto destro
che muove il lapis e presto
cancella il mondo manifesto.

Sono potenza e respiro. Sono
l’unico poeta uscito dalla
placenta della terra desolata.

(Lorenzo Pittaluga)

Sento le voci prosegue il discorso già iniziato con Anime strane (Milano, Greco & Greco, 2006) e raccoglie brevi monologhi dei miei “matti”, che ho ascoltato e annotato in forma di diario dal dicembre del 2006 al febbraio del 2008 e in seguito trascritto e riscritto con Lucetta Frisa. I monologhi-racconti tornano e ritornano nel libro allo stesso modo in cui i miei “matti” tornano e ritornano a parlare con me, giorno dopo giorno, nella mia stanza di un Centro di Salute Mentale. Le loro parole sono schegge di un discorso interminabile, chiuso nel vortice di una domanda senza risposte. In questo “diario” le voci di coloro che “sentono le voci” non sono commentate né dallo sguardo degli scrittori né dal giudizio dello psichiatra. Si presentano e basta – frammenti reali e straziati di confessioni in assenza di colpa. (Marco Ercolani)

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L’opera non perfetta (II) – di Marco Ercolani

[MARCO ERCOLANI]

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[La prima parte dell’opera qui e qui]

Pensiero-immagine

Non dobbiamo sempre pensare gli organi sensoriali come altrettante porte attraverso le quali la vita circostante penetra in noi. (Eugène Minkowski)

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La malattia creativa (II) – di Marco Ercolani

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[La malattia creativa]

La malattia creativa

Non si scrive con le proprie nevrosi […] La malattia non è processo ma arresto del processo. (Gilles Deleuze )

 

 

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La terra mi è di peso – di Marco Ercolani

[MARCO ERCOLANI]

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La scrittura esige un autore assente, alla ricerca di anime in cui rispecchiarsi e dalle quali essere assorbito, e così reinventa destini e opere che rifiutano il cimitero della letteratura come gli archivi delle biografie.

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Vertigine e misura (II) – di Marco Ercolani

[MARCO ERCOLANI]

marco ercolani
“Quando la poesia è finestra, riflette e complica il paesaggio esterno. Quando è specchio, irradia e deforma il paesaggio interno. Quando è scudo, diventa cortina al mondo e sospende la verità in una trama di finzioni. Quando è schermo, proietta una scena dove non accade niente di descrivibile. Quando è muro, diventa con sollievo la fine necessaria, nel silenzio, di ogni parola. La poesia è simultaneamente finestra, specchio, scudo, schermo, muro.”

(Da: Marco Ercolani, Vertigine e misura. Appunti sulla poesia contemporanea, nota critica di Gabriela Fantato, Milano, La Vita Felice, 2008.)

[La prima parte qui…]

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Non oltre. Taccuini da Voronez (II) – di Marco Ercolani

[MARCO ERCOLANI]

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Bruciare nel gelo.
Andare scalzi sul vetro.
Accendere la candela nera.
Voci come rasoi.
Le stelle mi tolgono il senno.

Non oltre (II)

Taccuini da Voronez di Osip Mandel’stam, ritrovati in un barattolo di latta sotterrato nella fossa comune del lager di transito di Vtoraja Recka, Vladivostok (1938 circa).

           Secondo quaderno: Il sudario sdrucito.

     Un sudario sdrucito è il mio vessillo, che sventolo con impazienza sotto la crosta terrestre.

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Apocrifi d’autore (II): Antonio PORCHIA – di Marco ERCOLANI

René Magritte, Luce polare, 1927
(René Magritte, Luce polare, 1927)

              La terra mi è di peso
           Riflessioni di Antonio Porchia, autore di Voci, al Caffé Plaza
di Buenos Aires (1970).

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Apocrifi d’autore (I): Henri MICHAUX – di Marco ERCOLANI

              Il mondo dei Nuctes
           Un inedito di Henri Michaux (1974)

Non amano la luna, i Nuctes. Da lei si nascondono per ridere nel buio. Ridono piano, raccolti in gruppi, e mandano un particolare brusìo che gli abitanti del luogo scambiano per un fruscìo d’erba. A ogni risata, lentamente, qualcosa si stacca dal loro corpo. All’inizio questo accade con le mani.

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