Archivi categoria: marina pizzi

prima del diluvio, 5

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Marina Pizzi

      (La cena del verbo)

      Dio della notte il mio sospiro
      Sparuto quanto un indice di nebbia
      La crudeltà del sale sfatto palmo
      Con il mistero che deride la faccia
      Faccenda senza resine di baci.
      Il male barricato sulla fronte
      Dissolve l’ossigeno geniale
      La gente sugli spalti delle tombe.
      Tu dimmi quale rondine corsara
      Sapienza di dio non sapere
      Perché le baracche da sole spopolano
      Esatte bramosie cercare dio.
      Capitomboli di sabbie volerti bene
      Dietro la rotta tragica del guado
      O di domani la speranza d’essere.
      Pagliaccio al grado Generale
      Questo fantasma d’anima malarica
      Dove intercede il regno del cipresso.

(continua a leggere qui)

La giostra della lingua il suolo d’algebra

Marina Pizzi

Marina Pizzi

“Bisogna saper lasciare”, diceva Derrida.

Tenendo conto di questo suggerimento Pizzi, in prima istanza, si lascia alle parole lasciandole al loro destino errabondo. In seconda istanza questo lasciare/lasciarsi, quasi paradossalmente, viaggia in simbiosi con un processo di appropriazione. Si potrebbe parlare di descotomizzazione, ovvero di un procedimento che permette all’autore non di eludere, nascondere e rimuovere cose, persone e situazioni che procurano disagio, rifiuto e dolore, bensì di svelarle in tutta la loro interezza e complessità.

Continua a leggere La giostra della lingua il suolo d’algebra

Nell’ora che traduce fine alla fine – Marina PIZZI

marilde magni
(Marilde Magni, Una casa alla fine del tempo, 2006)

*

Da Marina Pizzi, Ricette del sottopiatto, 2007, inedito.

2.
ho pianto sul salario dell’alba
sul bavero scosceso, alzato, fatto frotta
sul gelo e la calura della postazione
informatica. ti dico dio per dirti un fratello
scalcinato, nato solo.

Continua a leggere Nell’ora che traduce fine alla fine – Marina PIZZI