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Per Mario Benedetti

…………Mario Benedetti 
…..(9. 11. 1955 – 27. 3. 2020)

…………Da Pitture nere su carta
……………………………………..(2008)

Dalla notte il mattino la notte,
pantaloni verdi, pantaloni blu,
il nero, l’azzurro, il ramato, tutto.

Perché non è più qui una parola.
Sono case i mari, le strade,
e strade e mari, le case.

La pietra affonda senza corda intorno al collo.
Affiorano a cerchi le parole sulle sue labbra.
Ma non importa, non importa.

Qualche vocale, lungo il viso bianco,
e nero, di capelli, la sua luce.
Affossata su un fianco. Accucciata.

Dietro di te, e davanti, oltre, non c’è niente.

Mario Benedetti (1955-2020)


Mario Benedetti

Mandami le ossa, mandami il cranio senza gli occhi,
la mascella aperta, spalancata, fissa nei denti,
e i calzini sotto la tuta, eri rigido, eri rigido, eri una cosa
come un’altra, senza la forma che hanno i tavoli,
morso dallo stento del vivere, una cosa inservibile,
indecisa, un terriccio che non si nota, un pezzo di asfalto
di una strada anonima, eri tu, quella cosa, eri tu,
quella cosa, eri uno che è morto. Così fragile il tuo sorriso,
lo sguardo blu e gli zigomi, il metro e settantacinque
portato come un uomo che piace, che vive per sempre,
per sempre dentro una vita che per potere essere
vissuta deve sembrare una vita per sempre, mentre eri
della carne, quello che io sono uno per sempre ancora.

(da Tersa morte, 2013)

(Immagine: Mario Benedetti,
foto di Dino Ignani)

prima del diluvio, 2

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Mario Benedetti

Che cos’è la solitudine

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.

Ho freddo, ma come se non fossi io.

Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.

Che cos’è la solitudine.

La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.

L’ho letto su un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.

(continua a leggere qui)

Olimpia

Luigia Sorrentino,Olimpia

Luigia Sorrentino

Scrivendo Olimpia, Luigia Sorrentino scrive il libro della sua vita. Olimpia punta all’essenza, tocca in profondità le grandi questioni dell’origine e della morte, dell’umano e del sacro, del nostro incontro con i millenni. Ha uno sguardo lungimirante: sguardo ampio, prospettico, a volo d’aquila. Ma ha anche improvvisi affondi nella fiamma del verso. “Lo sguardo nostro entrò in quel suo essere / infinitamente mortale”. E proprio l’intreccio tra l’infinito e il mortale è uno dei motivi centrali di questo percorso. Percorso iniziatico: si parte dalla grotta della nascita per giungere alla piena esposizione di sé nelle forze del mondo, come un “giovane monte in mezzo all’ignoto”. E alla fine si ritorna. Perché qui ogni viaggio è un ritorno. E noi stessi ritorniamo: “ritorniamo arcaici, al servizio di ciò che siamo stati”. Continua a leggere Olimpia

Il tempo immobile e tremendo di Mario Benedetti – di Giuseppe Panella

[RETROGUARDIA]

giovan battista mazzucco

La gloria dell’uomo, allora, consiste nel resistere al tempo che vorrebbe “fiaccarne” le risorse esistenziali e comprendere che c’è qualcosa di più oltre la semplice e compiutamente raffigurabile espressione dell’esistenza che egli porta a compimento nel corso della sua via verso il futuro prossimo: anche l’eternità è fatta di giorni, di ore, di minuti e si ritrova dovunque, in qualsiasi luogo.

 

Il tempo immobile e tremendo di Mario Benedetti.

«Or, perché umana gloria ha tante corna,
non è mirabil cosa s’a fiaccarle
alquanto oltra l’usanza si soggiorna;
ma quantunque si pensi il vulgo o parle,
se ‘l viver vostro non fusse sì breve,
tosto vederesti in fumo ritornarle. –
Udito questo, perché al ver si deve
non contrastar ma dar perfetta fede,
vidi ogni nostra gloria al sol di neve;
e vidi il Tempo rimenar tal prede
de’ nostri nomi, ch’io gli ebbi per nulla,
benché la gente ciò non sa né crede:
cieca, che sempre al vento si trastulla»

(Francesco Petrarca, Triumphum Temporis)

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Umana gloria/Humana gloria – di Mario Benedetti

[RETROGUARDIA]

umana_gloria
Nelle finestre i giorni.
Si animano pochi visi,
venuti senza chiedere mai
perché ne ho bisogno.
Dove comincio anch’io.
Dove finisco
è una lunga luna,
il grande nero delle montagne.

mariobenedetti

 

En las ventanas, los días.
Se animan pocos rostros,
llegados sin pedirlos nunca
porque se les necesita.
Donde comienzo también yo.
Donde termino
hay una larga luna, el enorme
negro de las montañas.

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